Erminio Tupone e i rifugiati stranieri

Si ringraziano Mario ed Erminio Tupone, rispettivamente figlio e nipote dell'Erminio Tupone di questa storia, per aver condiviso il certificato di onorificenza e la lettera di Erminio, e per aver raccontato i fatti che sono stati determinanti per poter scrivere questa storia - Gli ulteriori approfondimenti e le ricerche effettuate sarebbero state impossibili senza le loro informazioni - Roberto Tupone 10.04.2013

In seguito, all'armistizio dell'otto settembre 1943 tra Italia e anglo-americani, il nostro territorio fu invaso da un gran numero di soldati che fuggivano dai campi di prigionia italiani. Quelli che vennero a Sant'Anatolia provenivano maggiormente dal campo di concentramento di Avezzano ma alcuni venivano anche da luoghi più distanti e, come successe in molti luoghi d'Italia, anche da noi molte famiglie rischiarono la vita offrendo loro ospitalità e nascondendoli ai tedeschi.

Loftus-Peyton-Jones.jpegI rifugiati dormivano nei fienili o nelle cantine, mangiavano nelle case e si facevano capire dalla popolazione con i gesti. Verso la fine del 1943 con l'arrivo dei tedeschi essi dovettero fuggire. I paesani li rifornirono di vesti, di cibo e di tutto il necessario per la fuga e poi li salutarono. Fu un addio commovente poichè in quei mesi si era instaurato un reciproco legame di affetto.

Erminio Tupone (1895-1951), figlio di Guglielmo e Filomena Di Gaetano (foto in alto a destra), si prese la briga di aiutare un soldato inglese di nome Loftus Peyton Jones (1). Questi in Italia si faceva chiamare Pietro ed era un ufficiale della marina militare inglese.

Il 24 aprile del 1943 si trovava in un sottomarino a nord della Sicilia che venne costretto a tornare in superfice dalla corvetta "Gabbiano" della marina militare italiana. Fu imprigionato nel campo di Padula in provincia di Caserta. Fuggì su un treno che lo portò a Bologna ma li venne di nuovo catturato.

Dopo l'armistizio del settembre del 1943 fuggì da Bologna e iniziò un cammino avventuroso di circa 700 km. durante l'inverno del 1943-44. Viaggiò insieme a una grande varietà di prigionieri di guerra di diverse nazionalità, facendo molta attenzione a non incappare nelle pattuglie tedesche. Durante tutto il percorso venne assistito dalla gentilezza delle famiglie italiane che lo ospitarono, ristorarono, curarono e protessero.

Dopo un percorso di circa 500 km. si ritrovò disperso a Sant'Anatolia dove alcune famiglie si adoperarono ad aiutarlo. Durante la sua permanenza nel paese dormiva, assieme ad altri due rifugiati, uno neozelandese e l'altro slavo, dentro il fienile "de' quissi de spiritigliu" (famiglia Rubeis).

Più volte i tre vennero invitati a cena a casa della famiglia di Pietrantonio Spera e Luisa Luce. In quelle occasioni veniva invitato a fare da interprete Alfredo Rubeis (n. 1890), figlio di Berardino e Maria Arcangela Luce, soprannominato "l'Englese" in quanto, avendo lavorato all'estero, conosceva qualche parola inglese e riusciva meglio a comunicare con i tre. Era inverno e la sera tutti si stringevano attorno al caminetto e i tre raccontavano le loro storie mentre Maria Spera, che aveva 9 anni, figlia minore di Pietro e Luisa, intonava delle canzonette allora in voga. Erano spesso canzoni contro l'Inghilterra da lei cantate ingenuamente e, a sentirla, gli stranieri e tutta la famiglia ridevano (2).

Il 27 novembre del 1943 Erminio Tupone aiutò Pietro ed l'altro soldato neozelandese di nome Hill Evans, a fuggire dall'accerchiamento dei tedeschi che entravano nel paese, disegnando loro una mappa con i sentieri per raggiungere la Santissima Trinità. Il rifugiato slavo (forse polacco) rimase in paese nascosto in un fienile sotto le frasche e fuggì qualche tempo dopo, ma non abbiamo informazioni sulla sua sorte.

Il maggiore d'artiglieria Hill Evans dopo essere stato catturato a Sidi Azeiz in Nord Africa nel 1941, era stato trasportato con gli altri al Campo 29 a Veano nel Nord Italia (3). Da lì era fuggito e, poco prima di giungere a Sant'Anatolia, aveva conosciuto Pietro con il quale furono compagni di viaggio per i successivi tre mesi. Il 29 i due giunsero a Valle Pietra dove ebbero ospitalità presso una famiglia del luogo.

Dopo qualche mese di sosta a Vallepietra ripartirono puntando verso Terracina che raggiunsero ad aprile del 1944.

Da Terracina i due si spostarono sul vicino Monte Circeo dove costruirono o ripararono una barca che di notte fecero calare in mare con delle funi.

Con questa barca traballante presero il mare, ma presto vennero soccorsi da un DUKW americano (foto a sinistra) che li portò sull'isola di Ventotene dove si ricongiunsero con gli alleati americani (4).

D’Arcy Godolphin Osborne, rappresentante inglese presso la Santa Sede durante l’occupazione tedesca a Roma, al termine della guerra scrisse : "Esprimo la mia ammirazione e gratitudine nei confronti degli innumerevoli italiani, perlopiù della classe contadina più povera nelle zone di campagna, che hanno mostrato una generosità e una gentilezza sconfinate ai nostri uomini durante un periodo lungo e difficile… Hanno mostrato un'abnegazione e un coraggio magnifici nel condividere i loro pochi vestiti e gli scarsi viveri e, soprattutto, nel mettere a rischio la loro vita e quella dei loro familiari e amici… Siamo debitori verso il popolo italiano a questo proposito e questo debito non dovrebbe essere dimenticato e non può essere saldato." (5)

Nel marzo del 1945 un colonnello inglese venne a Sant'Anatolia dove alloggiò presso la famiglia dei Placidi. Da lì convocò Erminio Tupone che, per l'aiuto fornito alla marina militare inglese, ricevette una medaglia ed un certificato di ringraziamento. Il certificato venne firmato da Harold Rupert Leofric George Alexander (Londra, 10.12.1891 – Slough, 16.06.1969), generale e politico britannico che fu ministro della Difesa e governatore del Canada (6).

La traduzione del documento è la seguente: "Questo certificato viene rilasciato a Erminio Tupone in segno di gratitudine e apprezzamento per l'aiuto dato ai soldati , marinai e aviatori del Commonwealth Britannico delle Nazioni, che ha permesso loro di fuggire, o sfuggire alla cattura da parte del nemico. H. R. Alexander - 1939-1945 - Maresciallo di Campo, Comandante supremo alleato, Teatro del Mediterraneo. Numero di protocollo: 62416 - 28789". In quel frangente Erminio scrisse una lettera che fece pervenire a Pietro forse tramite lo stesso colonnello.

Nel 1993 Pietro tornò in Italia con la moglie Francesca per ringraziare le famiglie che lo avevano aiutato. Nel frattempo il maggiore Hill Evans era deceduto. Erminio era morto da più di 40 anni ma la moglie Caterina Lanciotti (1900-2000) e il figlio Mario Tupone lo invitarono a mangiare e lui gradì molto il buon vino della casa. La coppia venne ospitata da Quinta Lanciotti con la quale Pietro era diventato amico durante il periodo da rifugiato. Partito da Sant'Anatolia Pietro si diresse a Valle Pietra per far visita all'altra famiglia che lo aveva ospitato.

Prima di partire Pietro consegnò a Caterina una copia della lettera inviatagli da Erminio che recitava così:

"S. Anatolia, li 29 marzo 1945. Gentil Signore. Spero che sei ritornato incolume tra i suoi familiari, ed ai trovata la famiglia sua in ottima salute, la quale nel rivedervi ha fatta molta allegria. Io con la mia famiglia in salute stiamo bene. Dopo che sei partito col compagno il maggiore, in questo paesetto ci fu l'accerchiamento da parte della polizia tedesca, e ricordi lo Slavo che era con noi la sera del 27.11.43 ? Fu salvato in mezzo ad un fienile ricoperto tutto di frasche (legna) quello era un Patriota. A noi ci hanno tutto devastato e derubato. Il mio bambino piccolo lo ricorda sempre dicendo sempre, a me l'Inglese mi diceva bimbo biondo. Saluti con affetto ricevi unito alla famiglia anche dai miei. Devotissimo. Tupone Erminio. S. Anatolia (Rieti) Italia".

Qualche anno dopo intorno al 1995 Pietro e la moglie tornarono un'ultima volta. Quinta Lanciotti (1920-2010), figlia di Luigi e Anatolia Peduzzi, l'anno precedente aveva chiesto a Maria Felicita Luce di aiutarla a scrivere alcune lettere in inglese e all'arrivo della coppia di farle da interprete. Quinta in quell'occasione raccontò di come suo padre "Luigione" avesse aiutato l'inglese nascondendolo nel pagliaio.

Loftus Edward Peyton-Jones nacque il 7 ottobre 1918 e morì il 14 dicembre del 2000 all'età di 82 anni (7). La moglie Frances Anne Peyton Jones (nome da nubile Francie Lee), nacque il 24 gennaio 1924 e mori il 6 agosto 2009 all'età di 85 anni (8). I due abitavano a Brockenhurst nell'Hampshire, in Inghilterra e avevano quattro figli: Simon, Toby, Camilla e James (9).

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Note:

  1. http://lib.convdocs.org/docs/index-129351.html
  2. Dai racconti di Maria e Vincenza Spera figlie di Pietrantonio e Luisa Luce - Vedi anche http://santanatolia.it/appendici/appendice-i/le-famiglie-spera-e-luce
  3. http://www.prisonerofwar.org.uk/winter_2000.htm - Campo 29 a Veano: http://www.campifascisti.it/scheda_campo.php?id_campo=339
  4. http://www.telegraph.co.uk/news/obituaries/1313851/Commander-Loftus-Peyton-Jones.html
  5. http://www.rete5.tv/index.php?option=com_content&task=view&id=22441&Itemid=109
  6. http://it.wikipedia.org/wiki/Harold_Alexander
  7. http://uboat.net/allies/commanders/1975.html
  8. http://research.microsoft.com/en-us/um/people/simonpj/personal/franciepj.htm
  9. http://announcements.thetimes.co.uk/obituaries/timesonline-uk/obituary-preview.aspx?n=francie-peyton-jones&pid=131218653&referrer=2282