1801: Giancolombino Fatteschi - "Memorie istorico diplomatiche"

Don Gian Colombino Fatteschi (o Giovanni Colombino Fatteschi), abate Cisterciense della provincia romana, nel1801 nelle sue "Memorie istorico-diplomatiche riguardante la serie de' duchi e la topografia de' tempi di mezzo del ducato di Spoleto" scrisse:

"19. Uno de' Castaldati in vicinanza di Rieti era quello di Tora, costantemente dal Cluverio appellata Tiora, soggiungendo, che "distabat a Lista XIV. stad. dest. III. mill. pass. ad Velinum flumen", e cinque miglia era Lista distante da Rieti dalla parte del mezzogiorno al lago Velino. Anche sopra si rammentò altra Tora al lago medesimo, scrivendo perciò il padre Berretti, che queste Tore fossero due.

Ma il Cluverio scrive schiettamente, che Tora fu al fiume Torano, dal quale prese essa il nome. Aggiunge, che Tora fu dirimpetto a Castel Vecchio, ch'è alla destra del Torano, ed in vicinanza di Colle Piccolo, che n'è alla sinistra, non molto lungi dalla chiesa di S. Anatolia, si frequentata da' popoli. Scrivono molti che il fiume Torano non sia diverso da quello, che gli antichi dissero Tolenus, o Telonius. Aveva Tora il suo Castaldato con esteso distretto, giungendo fino al castello di Vivaro, che da monumenti sappiamo, che apparteneva al castaldato di Torano. Nell'agro del medesimo castello di Bibaro, o Vivaro molti beni sono donati a' Farfensi da Trasmondo figlio di Gisone, e diconsi confinanti: "ab uno latere Petesa, ab alio Portica, ad tertio latere Vallem Frida, a quartio latere venit Turanum". Puzaglia talvolta si legge registrata in questo Castaldato di Torano, come in un testamento dell'anno 1010, che non occorre riferire, e talvolta n'è esclusa (come nel contratto di comprita riferito nell'appendice al num. LXXXI.).

In questo Castaldato Lodovico II imperatore, l'anno 864, ad istanza di Pietro vescovo di Spoleto dona alla Badia Farfense i terreni che alla sua regia azienda appartenevano, situati nel campo, "Qui nominatur Brixianus" come dal diploma dell'appendice num. LV. Del Castaldato di Torano molte volte fassi menzione ne' monumenti Farfensi, nei quali son nominati varj castelli, chiese e contrade di quel territorio, che possono vedersi alla nota VIII. - Nota VIII : Tora: della città di Tora, che attraversa il fiume, da cui prese il suo nome, e del suo circondario, e Castaldato detto Torano, e Massa Torana, più volte ne' occorre menzione ne' monumenti Farfensi, come anche nell'esposto fin qui abbiam veduto. Eccone però de' documenti anche più significanti: una vendita di Vairone del fù Protò dell'anno 885. Correndo il XXIII. dell'augusto Lotario (computato dalla sua coronazione romana del dì 5 aprile anno 823) e VI. di Lodovico II. suo figlio (preso dall'anno 849. nel quale dal padre fu associato all'impero nel maggio) scritto in Rieti da Ragichisio notaro il giorno 23. del mese di giugno dell'indizione III. abbiamo che l'istesso Vairone abitante nella massa Torana nel casale detto Cottigiano vende all'abate Ilderico "portionem meam de Gualdo exercitali qui est in Massa Torana que dicitur Puzalia il loco qui dicitur Vinea Porcarenis per mensuram pediis publici in longitudine pedes duo mill. e per latitud. pedes quinquaginta e est in congresso vestro. pedem tenente in rivo S. Petri de Roma in monte qui dicitur Cacunus cum pomis ec. actum in Reate (R. F. CCCXII)".

Nell'anno medesimo 855 abbiamo il seguente contratto della Massa Torana: "Ego Baroncellus fil. ejusd. Agemundi habitator in Massa Torana ubi vocatur Stalplianus venditi... in monasterio S. Mariae... terram in eadem Massa Torana ubi vocatur ad Civitatem in loco qui dicitur ad illud Farto Fagum ec. actum in Tora. Galenarius notar." (R.F. CCCXI). L'espressione "Ubi dicitur ad Civitatem" pare, che accenni, che dell'antica città di Tora ve n'erano soltanto le rovine. Altri contratti di roba in questo Castaldato sono di piccola conseguenza, e bene scarse sono le notizie topografiche che somministrano."

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