Capitolo V - Secoli XVI - XVIII

Cartore e S.Anatolia nel Vicariato del Corvaro: Prime Visite Pastorali - Il Ducato di Tagliacozzo e del Corvaro e la Contea di Alba nel secolo XVII - Sant'Anatolia e Cartore nelle visite pastorali del '700 - Fra la fine del '700 e l'inizio dell'800

Cartore e S.Anatolia nel Vicariato del Corvaro: Prime Visite Pastorali

Nel 1561 il vescovo di Rieti, monsignor Osio, visitò la sua diocesi e, passando per le nostre parti, fece, come suo dovere, l'elenco delle chiese e dei sacerdoti che esercitavano nei nostri villaggi; in quel tempo i territori della diocesi di Rieti erano stati divisi in Vicariati e nella nostra zona era stato costituito il vicariato del Corvaro che comprendeva i paesi di Corvaro, Santo Stefano, Castelmenardo, Collefegato, Poggiovalle, Collorso, Spedino, Latusco, Torano, Cartore, Sant'Anatolia, Grotti e Ville.

Il vecchio borgo di Cartore era ormai ridotto in luogo di nessuna importanza ma la chiesa di S. Lorenzo, detta abbazia e collegiata, era ancora retta da un abate coadiuvato da ben tre canonici; essa era comunque ridotta, parole del vescovo Osio, in uno stato veramente miserabile. Anche il monastero di San Leonardo era ridotto in uno stato di completo abbandono, ma ancora si conservava il culto antico per il quale i malati di dolori articolari, dopo aver percorso con grande fatica il difficile sentiero che vi conduceva, prelevavano, nei pressi dell'altare del Santo, frammenti di minerale di ferro proveniente dalle rocce soprastanti. In quel tempo l'eremo di S. Costanzo era amministrato da un rettore mentre la chiesa di S.Anatolia era detta abbazia ed era amministrata da un rettore e tre canonici. (1).

1990 - Grotta di San Costanzo 1986 - Grotta di San Costanzo 1986 - Grotta di San Costanzo

Eremo di San Costanzo nei pressi della Bocca di Teve

Nel quinquennio 1560-65 diversi appezzamenti di S. Maria del Colle, beneficio del seminario di Rieti, tra S.Anatolia e Torano, restano sodi (incolti) perchè, come riferisce il vicario di Corvaro, nessuno "ha voluto pigliarli in affitto, ne lavorarli et dicevano che non li possevano lavorare per non venire in disgratia del sig. Giovanni Vincenzo Valignano, quale è padrone di S. Natologlia, et dicevano chel signore predetto non voleva che li lavorassero, ma non dicevano per che causa il signore non volesse". Nel 1565 il Valignani permetteva che se ne lavorasse una parte, a condizione però, "che dal frutto di esse terre se ne riparasse la chesia". Per gli anni sfitti il seminario aveva perso circa 50 some di grano e fu sempre per volontà del Valignani che restarono incolti, in quegli stessi anni, i terreni di S. Lorenzo in Cartore e di S. Maria di Brecciasecca (2).

Negli anni 1570-1580 erano sorti nelle nostre zone vari ospedali fra cui a Sant'Anatolia quello di San Liberatore e di San Martino; gli ospedali venivano costruiti dai residenti per motivi di origine caritativa ed ecclesiastica e sorgevano in genere nelle immediate vicinanze di una chiesa della quale poi prendevano il nome; molti di essi non avevano la funzione di raccogliere e curare gli infermi, ma piuttosto quella di ospitare, cioè di accogliere, rifocillare ed alloggiare i pellegrini, i viandanti, gli accattoni ed i bisognosi.

1590 - Abruzzo Ulteriore - particolare zona cicolano

Sant'Anatolia in un affresco degli anni 1580-85 - Musei Vaticani - Galleria delle carte geografiche

La chiesa di San Liberatore era sorta, per devozione del popolo di Spedino, nelle vicinanze di S. Maria di Brecciasecca. Essa passò poi alle dipendenze dei Santesi di S. Anatolia ai quali si deve probabilmente l'iniziativa di aprirvi un ospizio. Nel 1570 la chiesa era piccola, spoglia e senza porta e ridotta quasi "ad stabulum bestiarum". L'ospizio era "nudum et vacuum".

Il vescovo Amulio chiamò allora a rapporto i Santesi i quali si giustificarono asserendo di non avere la avuto possibilità di riparare a tale stato di cose poichè l'ospizio non aveva nessun introito tranne i frutti molto miseri di una vigna. Il Vescovo, non accontentandosi della giustificazione, li depose dalla carica ed ordinò ai massesi di Sant'Anatolia di sceglierne dei nuovi sia per la cura della chiesa di Sancte Anatolie che per l'Hospitalis (3).

Qualche anno dopo i redditi dell'ospedale assommavano a 20 giuli; davvero troppo poco per fornire, secondo i decreti di Sacra Visita, la chiesa della suppellettile necessaria e di una porta e l'ospizio "de cubilibus et aliis necessariis". In quel tempo, nel 1582, era ospitalaro Giacomo di Giovanni di Sant'Anatolia.

Nel 1584 Luca Bonetti, tipografo in Siena, diede alle stampe un libro scritto da Pietro Spera intitolato: “A Dio, l'ottimo, il massimo. Affermazioni di metafisica e di altre parti della filosofia e medicina dal pensiero di Aristotele e di Galeno, estrapolate dalla loro dottrina da Pietro Spera di S. Anatolia che si propongono per essere discusse pubblicamente”. Il libro venne dedicato a Giovanni Vincenzo Valignano il signore di cui sopra (4).

Nel 1587 a Cartore esisteva ancora la chiesa di S.Lorenzo di cui si ignoravano i sacerdoti, la chiesa di S.Nicola detta di Cartoro, il cui curato era don Vincenzo Innocentio, l'eremo di S. Costanzo detto di S.Costantio semplice, il cui sacerdote era don Berardino Mario, il monastero di S.Leonardo detto di S.Paulo semplice, il cui sacerdote era don Giovanni Antonio figlio del notaio Marco e la cappella di S. Sebastiano (S.Bastiano), tenuta dai frati.

A Sant'Anatolia vi era la parrocchia omonima, S.Natoglia, retta da don Vincenzo Innocentio, e tre canonici, don Berardino Mario, don Antonello di Giovan Marino e don Antonio Di Giovan Battista; nel castello era già nata la chiesa Curata di S.Niccola il cui sacerdote era sempre don Vincenzo Innocentio; la chiesa di S.Maria del Colle detta semplice, rurale fra i villaggi di S. Anatolia e Torano, era retta da don Bartolomeo Alberti di Bologna e la Cappella di S.Maria era vacante. Fuori delle mura del paese erano stati costruiti due ospedali che dovevano fornire asilo e riposo ai pellegrini in visita al nostro santuario (5).

 

1590 - Abruzzo Ulteriore - particolare zona cicolano

Carta topografica dell'Abruzzo Ulteriore dell'anno 1590 - Particolare della zona nei dintorni di S.Anatolia

Il Ducato di Tagliacozzo e del Corvaro e la Contea di Alba nel secolo XVII

A Marcantonio II Colonna successe il figlio neonato Marcantonio III (1595-1611) che morì nel 1611 a 16 anni promesso sposo di Eleonora Gonzaga. Non avendo eredi diretti gli successe lo zio Filippo (1585-1639), figlio di Fabrizio, secondogenito di Marcantonio I il quale, marito di Lucrezia Tomacella della casa di papa Bonifacio IX, ereditò dal nipote il titolo di principe di Palliano e di Tagliacozzo.

Nei primi anni del '600 Magini Giovanni Antonio, geografo bolognese, disegnò un Atlante Geografico che denominò Italia. Nel 1620 suo figlio Fabio Magini lo pubblicò dedicandolo al "Serenissimo Ferdinando Gonzaga duca di Mantova e di Monferrato, etc.". Esso si trova ora nella biblioteca nazionale di Roma e contiene fra le altre, una carta topografica dell'Abruzzo (Citra - Ultra) molto dettagliata, piena di nomi di paesi, cittadelle, castelli, monti e fiumi. E tra gli altri:

S.Anatoglia, Turano, Latusci, Spendino, Risciolo, Lo Cervaro, Le Grotte,
Vellino, Collefecato, Vil. Col. Fec., C. Monardo, La Duchessa, Coll'Arso, Magliano, etc.

 

1620 - Abruzzo Citra e Ultra - particolare

Carta topografica dell'Abruzzo Citra ed Ultra del Magini nel 1620 - Particolare della zona nei dintorni di S.Anatolia

Da Filippo Colonna e Lucrezia Tomacella nacque nel 1601 Federico; questi sposò Margarita Branciforte d'Austria, ed ereditò nel 1639 il titolo di duca di Tagliacozzo, Principe di Botera e Contestabile del Regno di Napoli. Morì nel 1641 non lasciando figli.

Nel 1646 Beltrano Ottavio, storico e geografo nato in Terranova, città della Calabria, pubblicò a Napoli l'opera Breve descrizione del Regno di Napoli e a pag. 282 e segg. nominò tutti i paesi e città di Abruzzo Ultra, con tutti i fuochi, cioè le famiglie, secondo l'ultima numerazione avvenuta circa nell'anno 1595, e secondo il vecchio censimento avvenuto nel 1561. Fra le tante terre registrate si nominano:

Vecchia num.ne
1561

NUMERAZIONE DEI FUOCHI

Nuova num.ne
1595
99 Collefecato 92
82 Castello Minardo 61
164 Corvaro 124
291 Magliano 126
53 Marano 38
26 Poio di Valle 17
141 Rosciolo 121
29 Spedino 21
130 S.Natolia 114
100 Torano 84
1115 TOTALE 798


Marcantonio IV Colonna germano di Federico nacque circa nel 1620 e sposò Isabella Gioieni Cardona; egli ereditò i feudi di Federico nel 1641 circa e con essi i titoli di Duca di Tagliacozzo, dei Marsi e del Corvaro, e Gran Contestabile del Regno di Napoli. Lorenzo Onofrio Colonna figlio di Marcantonio IV, nacque circa nel 1649 ed ereditò dal padre nel 1659 i seguenti titoli: Principe Romano, Duca di Tagliacozzo, de' Marsi, e Ernici, e del Corvaio; Principe di Paliano, Sonnino, e Castiglione, marchese dell'Atessa, e di Giuliana, Conte di Rhegio, d'Albe, di Chiusa, e Manupello; Grande di Spagna di prima classe, e Gran Contestabile del Regno di Napoli. Egli sposò Maria Mancini (1649-1715), nipote del cardinale Giulio Mazzarino, la quale gli diede un figlio Filippo erede dei suoi beni.

Nel 1656 la peste orientale, cosiddetta perchè originaria dell'Etiopia o dell'Egitto, assalì nuovamente e con furore le contrade Marsicane e Cicolane. I suoi sintomi erano bubboni, pustole maligne, petecchie e carboncelli su varie parti del corpo e soprattutto sui gangli linfatici. Per questa epidemia il villaggio di Gallo, nei pressi di Marano, restò completamente deserto ed in quello di San Donato sopravvissero solo otto persone (6).

Nel 1671 Beltrano Ottavio pubblicò a Napoli un altro libro dallo stesso titolo del precedente ma rimodernato ed attualizzato; le nuove numerazioni dei fuochi riguardano ora gli anni 1648-1669; ecco alcune delle terre in esso riportate:

Vecchia num.ne
1648
NUMERAZIONE DEI FUOCHI
Nuova num.ne
1669
50 Collefecato 63
50 Castel Minardo 67
124 Corvara del Conte 53
210 Magliano 120
30 Marano 19
12 Poio de Valle 16
121 Risciolo 41
12 Spedino 13
90 S.Natoglia 43
84 Turano dell'Aquila 61
783 TOTALE 496


Dai due libri del Beltrano, e anzi dalla quattro numerazioni da lui riportate dei fuochi del Regno di Napoli, si ottiene il seguente dato statistico: nel 1561 la popolazione di S. Anatolia era di 130 famiglie cioè circa 650 persone; nel 1595 essa diminuì fino a diventare di 114 famiglie cioè circa 570 persone; nel 1656 imperversò la peste orientale e difatti troviamo che la popolazione andò ancora diminuendo: nel 1648 essa era di circa 90 famiglie pari a circa 450 persone; nel 1669 il paese quasi scomparve riducendosi a 43 famiglie con circa 215 individui. In conclusione la peste e forse altri mali a noi sconosciuti in un secolo, cioè circa dal 1560 al 1660, ridusse la popolazione da 650 a 215 persone pari al 60 % circa; ed in particolare, nel ventennio 1648-1669, cioè nel periodo ufficiale della peste (1656), il paese si dimezzò passando da 450 a circa 215 individui. Anche Corvaro, Magliano, Marano, Rosciolo, Spedino e Torano subirono la stessa sorte di S.Anatolia, mentre gli altri paesi del Cicolano e in particolare Collefegato, Castelmenardo e Poggiovalle furono risparmiati dal terribile flagello (7).

Il 15 aprile del 1689 morì Lorenzo Onofrio Colonna a cui successe il figlio Filippo II; questi ebbe due mogli: la prima fu Lorenza di Gian Luigi della Garda Aragona e l'altra Olimpia del principe Giovan Battista Pamphili. Filippo morì il 6 novembre del 1714 e lasciò tutti i suoi beni al figlio primogenito Fabrizio II Colonna (8).

Fu in questo periodo, tra la fine del '600 e l'inizio del '700, che venne compilato il catasto antico di Sant'Anatolia. Il registro si compone di 82 pagine manoscritte in cui vengono elencati 6 proprietari terrieri residenti in S.Anatolia e circa 58 fra enti religiosi e proprietari residenti in altri luoghi. Data l'ampiezza del registro e delle informazioni, si rimanda ad un capitolo a parte nella sezione appendici (9).

Sant'Anatolia e Cartore nelle visite pastorali del '700

Nel 1712 il vescovo Guinigi visitò il paese di Sant'Anatolia che nel frattempo era passato sotto la giurisdizione ecclesiastica del Vicariato foraneo di Borgo Collefegato (Vicariati Suburby Collis Fegati) (10).

Il villaggio di Sant'Anatolia, sotto il dominio dell'Eccellentissimo Contestabile Colonna, era governato dal suo capitano Franco Cimoli di Ponticelli e la parrocchia principale era ormai divenuta quella di Sant'Anatolia col parroco sessantunenne don Giovanni Antonino della terra di Torano. Il villaggio era popolato da 50 famiglie composte da: 98 uomini e 96 donne adulti, da comunione; 58 fanciulli e 52 fanciulle minori, che non si comunicano; e da 6 sacerdoti secolari e 2 chierici liberi. Anime in tutto 304. Vi erano quindi ben 7 sacerdoti e due chierici: don Giovanni Antonino abbate; don Giacomo Silvy, don Leonardo Placidi, don Domenico Amanzi e don Franco Antonio Luce canonici; don Alessio Innocenzi e don Tommaso Luce sacerdoti senza beneficio; Berardino Luce e Vincenzo Innocenzi chierici.

Inoltre vi erano i benefici semplici che consistevano in vari terreni di proprietà delle singole chiese, chiesette rurali, cappelle o altari con i ricavi dei quali ne beneficiava il sacerdote prescelto; dai benefici posseduti dalla parrocchia di Sant'Anatolia, consistenti in terre coltivate direttamente o date in affitto, si ricavavano in totale "salme undici di grano in circa, et uno scudo di prata e venti, inventicinque carlini d'incerti e trentacinque carlini di vigna". Il sacerdote, in cambio del godimento del beneficio, doveva occuparsi delle riparazioni all'interno ed all'esterno delle chiese o altari e doveva recitare delle messe in onore del fondatore, donatore dei terreni. I benefici a Sant'Anatolia erano sei e cioè: "San Lorenzo in Cartore e S. Maria del Colle" con le loro terre godute dal sacerdote Giacomo Silvy; il "beneficio di San Costanzo in Cartore" goduto dal chierico Cesiddio nominato da don Franco Antonio Luce; "l'altare della Madonna del Loreto" con le sue terre godute da don Leonardo Placidi; la "cappella di San Giovanni battista", jus patronato della famiglia Spera, goduta dall'abbate Silvy; il " beneficio di San Leonardo sul camino" che veniva goduto dal parroco don Giovanni Antonino e che dipendeva dai monaci di San Paolo di Roma.

La chiesa parrocchiale era munita di campanile ed al suo interno aveva cinque altari cioè "il capo altare con il titolo della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, la Cappella della Pietà a latere destro, e a latere sinistro la Cappella di San Sebastiano e nell'ingresso della chiesa la Cappella di Santa Anatolia e dall'altro lato l'altare della Santa Vergine Maria di Loreto".

La chiesa di S.Anatolia nel 1712 aveva bisogno di qualche riparazione (la detta chiesa ave bisogno di qualche riparazione, et, il popolo al quale spetta sta in procinto di ripararlo et i paramenti parte l'università i sacerdoti con le messe e parte le compagnie cosi per uso interessato). Nel 1725 Pietro Placidi fece costruire o risistemare parte dell'edificio posto al lato sinistro della chiesa e nel 1727 veniva risistemata anche la cappellina di S.Anatolia posta all'interno della chiesa.

Cappella di S.Anatolia Epigrafe Placidi 1725

I morti venivano seppelliti soprattutto nella chiesa di Sant'Anatolia ma vi erano pile mortuarie anche nella chiesa di San Lorenzo a Cartore. Trovandosi la parrocchia fuori dal centro abitato, venne costruita dai suoi abitanti, più vicina al castello e proprio nella piazza centrale del villaggio, un'altra chiesa dedicata a San Nicola. Già in precedenza esisteva una chiesa dallo stesso nome sotto la Val di Fua a Cartore dipendente dai monaci di San Paolo di Roma ma che, coll'abbandono di Cartore, era ridotta ormai a macerie.

La chiesa di San Nicola nel 1712 era munita del fonte battesimale, privilegio che non aveva la chiesa di Sant'Anatolia, ma in essa non vi si poteva seppellire. In un certo senso si nasceva nella chiesa di San Nicola e si moriva in quella di Sant'Anatolia.

Nel 1712 l'abbate parroco Giovanni Antonini rispondendo al vescovo sullo stato generale della popolazione del paese scriveva:

"[...] In detta parrocchia non vi sono meretrici ne persone scandalose e ne vi sono bestembiatori ereticali; tutti i maritati abitano assieme; non vi sono ne usurai ne altre persone malefiche; le feste pare che poco si osservino e l'inosservanza deriva dai lavori che si fanno: le censure e gli sbirri sarebbero l'opportuno rimedio; la mamma [l'ostetrica] è stata esaminata et in caso di bisogno è prattica della forma del battesimo, si chiama Margarita Fracassi e sono da otto anni che esercita; Amico di Federico e Beatrice Luce solamente non si sono comunicati fino ad ora; [...] vi è il maestro di scuola et è di buoni costumi ma non ave fatta la professione della fede essendo scuola di semplici fanciulli e si chiama Claudio Cherubbini; [...] non vi è medico; [...] non vi sono persone inosservanti; [...] non vi è persona alcuna che tenga libri proibiti; [...]"

Inutile commentare la chiarezza del nostro parroco.

Nel 1742 replicate scosse di terremoto colpirono la nostra zona nei giorni 4, 5 e 6 febbraio causando dei considerevoli guasti; la chiesa di San Nicola ne risentì alquanto e la sua riparazione fu terminata nel 1749, data ancora impressa sul portale (11).

Attorno al 1770, durante il periodo in cui a Sant'Anatolia era insediato il parroco don Filippo Placidi, tutti i Registri Parrocchiali vennero rubati. Purtroppo quello non fu l'unico furto ma altri nè avvennero successivamente tanto che oggi il registro parrocchiale più antico sopravvissuto è quello dei Battesimi del 1825 (12).

Il 24 agosto del 1783 il Vescovo Marini venne a far visita nel nostro villaggio (13). In quel tempo si erano formate due congregazione che riunivano i sacerdoti delle varie parrocchie nel nostro Vicariato; per cui da una parte si era formata la congregazione dei sacerdoti di Collefegato, Borgo, Villa, Santo Stefano, Castel Menardo, Colle Maggiore e Poggio di Valle e dall'altra la nostra congregazione formata dai sacerdoti di Grotte, Turano, S.Anatolia e Spedino. Corvaro dapprima apparteneva alla nostra congregazione, poi, dato il cattivo esempio che davano alcuni sacerdoti di S.Anatolia, si spostò nell'altra congregazione di Collefegato.

I preti che a S. Anatolia davano scandalo erano soprattutto don Urbano Innocenzi, don Arcangelo Amanzi e don Urbano Amanzi. Il primo di anni 50 era "di poco buoni costumi e ignoranza". Il secondo era "dedito al vino e dai costumi cattivi". Don Arcangelo Amanzi aveva poi dei rapporti con una donna del paese Antonia Scafati con la quale pare che avesse avuto un figlio. Poi c'era don Urbano Amanzi che "si ubbriaca sempre e dice parole scandalose", parola di Leonardo Pozzi testimone. Fulgenzio Peduzzi invece testimonia al vescovo che sia Urbano Amanzi che Urbano Innocenzi "pubblicamente s'ubbriacano e strapazzano li secolari ".

Per il povero Abbate don Germano Amanzi la situazione era pesantissima; alcuni anni prima aveva perso la pazienza tanto che, in piazza San Nicola davanti a tutto il paese, aveva dato una sonora sberla a Urbano Innocenzi che completamente ubriaco faceva scandalo. Per questo fatto il povero abbate venne inquisito ma, avute le opportune informazioni, il vescovo decise di archiviare il caso. Infine, per la situazione così grave, il vescovo dopo aver accusato i sacerdoti Amanzi e Innocenzi, scriveva nel suo resoconto: "Bisogna mandare la missione in questo paese, a Turano, Corvaro e Collefegato !!!"

Nel 1783 la popolazione ascendeva a "circa 430 anime, molte delle quali sono sparse fuori dalla terra benchè non in molta distanza". Il curato o abbate era don Germano Amanzi e gli altri sacerdoti oltre a don Urbano Innocenzi, a don Arcangelo e a don Urbano Amanzi erano: don Agapito Placidi di anni 84 canonico; don Gennaro Luce di anni 70 canonico; Luigi Placidi chierico di anni 18; Francesco Maria Luce e Carlo Scafati nuovissimi inabili.

Provvedimenti e decreti fatti nella Sacra Visita dei 25 ag. 1783 a riparo di molti disordini accaduti in S. Anatolia diocesi di Rieti, in ordine alle pie oblazioni, e sodisfazioni di messe:

  1. [...] nella chiesa di S. Anatolia che spetta all'abb.e e can.ci, che sta fuori della terra, la chiave della sagrestia debba stare in mani dell'abbate e di qualche can.co. Intanto si è affidata altra chiave al can.co Luce, che deve dipendere anche dall'abbate.
  2. Niun sacerd.e nei giorni festivi potrà celebrare la messa prima della messa parochiale.
  3. Per la festa di S. Anatoglia concorrendo molto popolo a venerare la Santa, e a prendere l'oglio, che arde nella lampada, quest'oglio dovrà distribuirsi o dall'abbate, o qualcuno dei due canonici, o da altro prete deputato dall'abbate, e non da verun altro, che non sia stato deputato dall'abb.e e can.ci tutti.
  4. Solendo il popolo fedele portare le oblazioni o per messe o per altro sacro culto, queste si dovranno in chiesa ricevere dall'abbate o da uno dei can.ci di modo che da uno solo non si devono ricevere, ma da due, cioè dall'abb.e, e da un can.co, o in luogo del can.co da un prete deput.o dai can.ci, e non altrimenti.
  5. Queste oblazioni si devono notare a libro, subito alla presenza dell'abb., e collocare in deposito [...] con due chiavi, una delle quali si tenga dall'abb.e, e l'altra da uno dei can.ci.
  6. Nel detto libro deve notarsi l'erogazione delle oblazioni secondo la pia mente dei fedeli e la sodisfazione della messa col giornale di mano del sacerdote che celebrerà; però si faccia il libro e si osservi la nostra prescrizione sotto pena di sospensione.
  7. Li preti, chierici, e novizi nei giorni festivi vadano ad assistere alla messa solenne, ed ad altre sacr. funzioni, che si fanno nella parrocchiale. Se saranno negligenti i novizi e chierici non saranno promossi agli [...] maggiori; li preti poi resteranno privi delle oblazioni che sogliono ripartirsi e dal vescovo non saranno considerati nelle vacanze dai benefizi e impieghi ma in altra contingenza. Fin qui le provvidenze generali.

Fra la fine del '700 e l'inizio dell'800

Nel 1753 fu redatto il Catasto Onciario di Sant'Anatolia che si compone, nella copia situata presso l'Archivio di Stato dell'Aquila, di 158 pagine manoscritte in cui vengono elencati 55 proprietari terrieri residenti in S.Anatolia e circa 80 fra enti religiosi e persone residenti in altri luoghi. Il Catasto Onciario fu istituito da Carlo di Borbone (1716-1788) e si chiamò Onciario perché la valutazione dei patrimoni terrieri veniva stimata in once. Fu una grande riforma del sistema tributario del Regno delle Due Sicilie. L'organo principale che ne propose l'istituzione fu la Giunta per l'Allivio delle Università costituita presso la Camera della Sommaria, principale magistratura finanziaria del regno. Le operazioni furono avviate nel marzo del 1739 e furono accelerate con l'emanazione della prammatica reale "De Catastis" nel 1741 ma per portare a termine la compilazione di tutti i soggetti e dei beni posseduti ci vollero anni.

Pianta del 1759 - Territorio controverso tra Sant'Anatolia e Rosciolo

La prima cosa che salta agli occhi leggendo il registro è l’assenza dei signorotti locali. Nei catasti ad esempio viene naturale aspettarsi di trovare i signori Colonna, i conti di Alba, i nostri feudatari, proprietari di tutte le terre o quasi. Invece si scopre la loro totale assenza. Non c’è traccia di loro nei catasti onciari della metà del ‘700 e non c’è traccia di loro in quelli più antichi di fine ‘600.

Nel Catasto le terre figurano tutte intestate a persone di sesso maschile. Dal numero delle pagine si desume approssimativamente che per ¾ (62 pagine) le terre sono di proprietà dei residenti (cittadini ed ecclesiastici) mentre per ¼ (21 pagine) sono di proprietà dei non residenti (forastieri o enti religiosi esterni). Da altre carte risulta inoltre la presenza di usi civici e di terre demaniali, non inserite nei catasti, soprattutto i boschi ed i pascoli di montagna. Analizzando meglio il catasto onciario si potrebbe essere molto più precisi in quanto esso, per ogni singolo proprietario, riporta la quantità di terre ed il loro valore catastale, ma questo è un lavoro a parte che, se si avrà tempo, si farà in seguito.

Nella visita pastorale del 1783, appena 30 anni dopo la compilazione dei catasti onciari, il vescovo di Rieti mons. Marini scriveva che la popolazione di Sant’Anatolia era di "circa 430 anime", ma non specificava il numero di famiglie. Nella visita pastorale del 1828 il vescovo Gabriele Ferretti scriveva che la popolazione era composta più o meno dallo stesso numero di abitanti “443 anime, divise in 64 famiglie circa“.

Quindi, supponendo che ai tempi della redazione del catasto le famiglie di S.Anatolia fossero state dello stesso numero di quelle del 1828 cioè 64, rimanevano solamente 9 capofamiglia senza terreni. Questi 9, che non “pittavano a catasto”, potevano lavorare da braccianti per le terre di proprietà della chiesa e dei “forastieri”, oppure svolgere altre professioni (l’allevatore, il porcaro, il calzolaio, il commerciante, l’apicoltore, l’ufficiale di stato civile, il militare, etc.) (14).

Il 28 ottobre del 1755 Fabrizio II Colonna duca di Tagliacozzo morì lasciando la moglie, Caterina Zefirina di Antonio Salviati, vedova con ben sedici figli. Suo figlio Lorenzo, erede nei suoi feudi, morì il 2 ottobre del 1779 e dei suoi tre figli, che aveva avuti da Marianna di Carlo Filippo d'Este, fu suo erede Filippo. Nel 1784 ci fu un altro assalto del morbo epidemico che molte vittime trasse alla tomba (15) e difatti, negli anni subito appresso, la popolazione di Sant'Anatolia scese di nuovo al di sotto dei 400 abitanti.

1790 - Abruzzo citeriore e ulteriore e contea del Molise - particolare

Carta topografica dell'Abruzzo citeriore ed ulteriore e della contea del Molise nel 1790 - Particolare della zona nei dintorni di S.Anatolia

Nel 1795 l'abate don Francesco Sacco pubblicò il "Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli" dove alla pagina 301 del terzo tomo così si esprimeva: "San Natoglia (Sancta Anatolia): Villaggio nella provincia dell'Aquila, ed in diocesi di Rieti in regno, situato sopra una collina, d'aria buona, e nella distanza di ventidue miglia in circa dalla città dell'Aquila, che si appartiene in feudo alla famiglia contestabile Colonna di Roma. In esso è da notarsi soltanto una chiesa parrocchiale sotto il titolo di San Natoglia. La produzione del suo terreno sono grani, granidindia, vini, e ghiande. La sua popolazione ascende a trecento ottantasei sotto la guida spirituale di un parroco, che porta il titolo di abate, e di due canonici coadiutori".

Tre anni dopo, nel 1798, Giuseppe Maria Alfano pubblicò la sua "Istorica descrizione del Regno di Napoli" dove alla pagina 191 riportava: "S.Anatoglia terra: Dioc. di Rieti, feudo del Gran Contestabile Colonna, d'aria temperata, fa di popolazione 438".

Ancora dopo altri tre anni, nel 1804, Lorenzo Giustiniani, nel "Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli", alla pagina 325 del VII tomo, così si scriveva: "SANTONATOGLIA, terra in Abruzzo ulteriore, in diocesi di Rieti. E' in luogo di buon'aria, dall'Aquila dista miglia 22, e gli abitanti ascendono a circa 400 addetti all'agricoltura , ed alla pastura. Nel 1595 fu tassata per fuochi 114, nel 1648 per 90, e nel 1669 per 43. Andò col Contado di Tagliacozzo, in oggi si possiede dalla famiglia Contestabile Colonna di Roma".

Alla fine del 1700 Alba cominciò a perdere la sua importanza e il centro amministrativo si spostò presso la cittadina più popolata di Massa-Corona realizzandosi una aggregazione civica comprendente appunto Massa, Corona, Albe, Forme, Antrosano, Castelnuovo, S.Anatolia e S. Pelino.

Nel 1806 Filippo III Colonna, erede dei feudi di Tagliacozzo, Albe, Corvaro, etc., a causa della rivoluzionaria legge sull'abolizione dei feudi, pubblicata da Giuseppe Bonaparte e da Gioacchino Murat, rimase spoglio di tutti i feudi che possedeva nel regno di Napoli. In quel tempo le terre e le ville comprese nel ducato dei Marsi, erano:

Albe, Androsciano, Atessa, Avezzano, Canistro, Capistrello, Cappadocia, Cappelli, Carsoli, Castel a Fiume, Castel Nuove, Castel Vecchio, Cese, Civita d'Antino, Civitella, Val di Roveto, Colle, Corcumello, Corvaro, Fara Filiorum Petri, Forme, Gallo, Luco, Magliano, Manopello, Marano, Massa, Meta, Morono, Oricola, Orsognia, Paterno, Penna, Pereto, Peschio Canale, Poggio San Filippo, Puggitello, Pretoro, Rapino, Rocca de' Vivi, Rocca di Botte, Rocca di Cerro, Rocca di Monte Piano, Rosciolo, San Donato, San Giovanni, San Pelino, Sant'Anatolia, Sante Marie, S.to Stefano, Scanzano, Scurcula, Sorbo, Spedino, Tagliacozzo, Trasacco, Torre Reccio, Tremonti, Tubione, Villa Romana, Villa Sabinese, Villa San Sebastiano.

Carta del Regno di Napoli del 1808 - Particolare della zona nei dintorni di S.Anatolia

Nei registri dello Stato Civile del 1809-1865, ogni frazione dell’attuale Comune di Borgorose risulta essere Comune a se stante o al massimo era accorpata con un’altra frazione ad essa adiacente (ad esempio Torano e Grotti, Borgocollefegato e Ville, Sant’Anatolia e Cartore, Corvaro e Santo Stefano, ecc.). Negli stessi registri nel 1809-10 il Comune o Università di S. Natoglia risulta far parte della Provincia dell'Aquila, Circondario di Avezzano, Distretto di Cittaducale (16). In quegli anni gli Atti di Battesimo, forniti dal parroco allo stato civile, per i matrimoni di Sant'Anatolia e di Borgocollefegato, venivano registrati a Tagliacozzo, segno che ambedue i comuni, per le questioni amministrative, guardavano ancora verso la marsica e non c'è da stupirsi dato che Albe e Tagliacozzo erano state per secoli sede della loro Contea.

In effetti, nel Bullettino delle Leggi del Regno di Napoli, redatto nel 1807 quando era regnante Giuseppe Bonaparte il fratello di Napoleone, il 23° Circondario della Seconda Provincia di Abruzzo Ulteriore, distinto con il nome di Avezzano, comprendeva: Avezzano, Cappella, Cervaro, Anatolia, Turano, Ruscioli, Massa Superiore ed Inferiore, Magliano, Alba, Forme, Grotte, Androsano, Cese, Scurcola, Castelnuovo, Trasacco, S. Paolino, Luco, Capistrello. Borgo Collefegato e Poggio di Valle facevano parte del 28° Circondario di Mercato. Castelmenardo e Spedino facevano parte del 29 Circondario di Peschio Rocchiano (17).

Sant’Anatolia, come anche gli altri "Comuni", aveva il proprio ufficiale di stato civile eletto tra i suoi gli abitanti e dal 1809 al 1865 se ne alternarono 11 diversi (Basilio Luce, Angelo Falcioni, Giovan Candido Amanzi, Pasquale Luce, Domenico Scafati, Giuseppe Panei, Gennaro Luce, Pietro Vincenzo Falcioni, Ferdinando Scafati, Giustino Rubeis e Giustiniano Di Gasbarro).

Sempre nei registri dello stato civile si rileva che normalmente gli uomini davano il cognome ai figli, ma in più di un caso, nonostante fossero uniti in matrimonio, erano le donne a dare il cognome ai figli. Pare che questa scelta venisse fatta per evitare l’estinzione di un cognome, di una famiglia. Consultando i processetti matrimoniali, la differenza tra uomo e donna invece non traspare. Quando le coppie si sposavano c’era bisogno dell’assenso dei quattro genitori, non bastava quello del padre, e nel caso di genitori morti, si cercava l’assenso dei nonni.

Nel 1811 il Comune di S. Natoglia risulta far parte della Provincia dell'Aquila, Distretto di Cittaducale, Circondario o Quartiere di Peschio Rocchiano (18).

In un documento del 1811, che riporta una perizia su delle terre che il proprietario aveva lasciato in eredità ai quattro figli (famiglia Amanzi), traspare un senso di equità, di giustizia e un'organizzazione efficientissima con tribunale, cancelleria, periti, ecc. A Pescorocchiano c’era l’ufficio del Giudice di Pace (19).

Negli anni immediatamente successivi S. Anatolia continua a figurare Comune a se stante e si fa riferimento a Borgocollefegato per la prima volta il 24 gennaio del 1814 con un timbro con su scritto COMUNE DI BORGOCOLLEFEGATO apposto su un attestato di battesimo e la firma di colui che fu il primo Sindaco di Borgocollefegato Luigi Orsi. Che il sig. Luigi Orsi sia stato il primo sindaco si evidenzia dallo Stato Civile di Borgocollefegato dove a partire dal primo atto di nascita e di morte del gennaio del 1811 egli si firma Sindaco di Borgocollefegato. Negli atti precedenti al 1811 il responsabile dello Stato Civile viene denominato "L'Aggiunto" o "Aggiunto incaricato". Nel 1809 e nel 1810 l'Aggiunto fu sempre Francesco Antonini. Luigi Orsi appare anche nel primo atto di nascita del Comune di Borgocollefegato del 1809 quale testimone della nascita di Giovan Vincenzo Conti il 28 aprile 1809 (20).

Nel gennaio del 1815 divenne sindaco il sig. Bernardino Antonini (21). In tutto questo c'è un piccolo problema di date, come viene evidenziato nel censimento sottostante, poichè li risulta che già nel 1811 S.Anatolia fosse passata sotto la giurisdizione di Borgocollefegato.

Nel 1811 l'intera provincia del 2 Abruzzo Ulteriore fu divisa in tre distretti e cioè in quelli dell'Aquila, di Cittaducale e di Sulmona; tutte le università del Cicolano furono aggregate al distretto di Cittaducale e per esse furono stabiliti due circondari, cioè quello di Mercato, in cui vennero compresi i comuni centrali di Mercato e di Petrella, e quello di Borgocollefegato, in cui vennero compresi i comuni centrali di Borgocollefegato e Pescorocchiano.

Nello stesso anno venne eseguito il censimento dell'intera popolazione del Regno e il numero complessivo degli abitanti del circondario di Borgocollefegato risultò essere 6.169 ripartiti secondo il quadro statistico seguente (22):

1811 - Censimento del circondario di Borgocollefegato - 6.169 abitanti
Borgocollefegato 502 Pescorocchiano 756
Castelmenardo 520 Leofreni 307
Torano 480 Tonnicoda 283
S.Anatolia 398 Macchiatimone 652
Corvaro 809 Torre di Taglio 582
Spedino 156 Poggio S.Giovanni 250
Poggiovalle 127 Girgenti 347
Comune di Borgocollefegato
2.992 Comune di Pescorocchiano
3.177

Note

  1. Comunità Montana San Francesco nella civiltà medioevale - Rieti 1983 pag.200 - Arch. Vesc. di Rieti, visita della Diocesi Reatina del Vescovo Osio, a.1561, posiz.X, cart.2, n.2, f.81-82-83v.
  2. Vincenzo di Flavio - La patria di Niccolò V nelle visite pastorali del '500& p.63 - da: Arch. Vesc. Rieti Sacra visita varii anni 1565-1687 c. 3 fondo Visite X, 15 A5651124
  3. Vincenzo Di Flavio - Antichi ospedali nella valle del Salto - pag.424
  4. Vedi contributi - documentazioni storiche - Petro Spera Sanctae Anatoliae
  5. Nota delle chiese sottoposte al Vescovato di Riete estratta dalla visita di Ms. Malvaglia visitat. [...] aplico dell'Umbria nell'anno 1587 esist. nel Vaticano Archivio Diploma. Tratto da A.V.R. Cart.50 Visita Marini Anno 1783-1788 Visita città Montereale, Scai e Cicolano Vedi Appendice IV - Cronologia - anno 1587
  6. Lugini Memorie - pag. 170
  7. Gattinara Giuseppe - Storia di Tagliacozzo - 1894 - pag. 95 - Nella "Descrizione del Regno di Napoli" di Scipione Mazzella, scritta nel 1601, la popolazione di Sant'Anatolia contava 137 fuochi.
  8. Lugini Memorie - pag. 313
  9. Appendice VIII - Il Catasto Antico di Sant'Anatolia del 1700
  10. Appendice III - Visite Pastorali - Visita di monsignor Berardino Guinigi nell'anno 1712 - Risposte dei parroci - Archivio Vescovile di Rieti - Cartella 17 - Volume V, pag. 29-30
  11. Gattinara Giuseppe - Storia di Tagliacozzo - 1894 - pag. 95
  12. Archivio di Stato dell'Aquila - Processetti Matrimoniali - 1824 - Atto n.25 - Matrimonio di Filippo Innocenzi e di Berardinangela Fracassi in Luce
  13. Visita Marini - Anno 1783 - Archivio Vescovile di Rieti
  14. Data l'ampiezza del registro e delle informazioni in esso contenute, come per il Catasto Antico, anche per questo documento si rimanda ad un capitolo a parte nella sezione appendici: Appendice IX - Il Catasto Onciario di Sant'Anatolia del 1753
  15. Gattinara Giuseppe "Storia di Tagliacozzo" 1894, pag. 95
  16. Archivio di Stato dell'Aquila - Registro dello Stato civile di S. Anatolia - Registri delle dichiarazione delle Nascite e delle Morti e dei Processetti Matrimoniali del 1809
  17. Bullettino delle Leggi del Regno di Napoli - Anno 1807 - Dal mese di gennaio a tutto il mese di giugno - TOMO I  - Seconda edizione - Napoli 1813 - Link interno - Google Libri
  18. Archivio di Stato dell'Aquila - Registro dello Stato civile di S. Anatolia - Registri delle dichiarazione delle Nascite e delle Morti del 1811
  19. Archivio di Stato dell'Aquila - Perizia riguardante i terreni dei fratelli Amanzi nel 1811
  20. Archivio di Stato dell'Aquila - Registro dello Stato civile di S. Anatolia - Registro dei Processetti Matrimoniali 1813-1814 - Registri dei Nati e dei Morti - Indici del 1815. Registro dello Stato civile di Borgocollefegato - Registri dei Nati e dei Morti - del 1809-1810-1811
  21. Archivio di Stato dell'Aquila - Registro dello Stato civile di Borgocollefegato - Registro dei Nati del 1815 - Risultano poi Sindaci di Borgocollefegato: dal 7 gennaio 1818 Vincenzo Antonini. Dal 12 marzo 1818 Nicola Antonini.  Dal 13 ottobre 1821 Giovanni Cecconi. Dal 4 marzo 1824 Giovanni Battista Antonini.
  22. Nel 1816 la popolazione di S.Anatolia passa a 414 abitanti e S.Anatolia risulta essere Comune a se stante nel Circondario di Borgocollefegato (Baldassarre Venezia di Trani "Dizionario statistico dei paesi del Regno delle Due Sicilie al di qua del Faro" Napoli 1818, pag.158-159). Nel 1830 passa a 459 abitanti di cui 236 maschi e 223 femmine (Giuseppe Del Re "Descrizione topografica, fisica, economica, politica de' reali dominj al di qua del faro, nel Regno delle Due Sicilie" Tomo II - P. II "Descrizione della Provincia del 2° Abruzzo Ulteriore" Napoli 1835, pag.123). Nel 1840 risulta essere riunita al Comune di Borgocollefegato (Gabriello De Sanctis "Dizionario statistico dei paesi del Regno delle Due Sicilie" Napoli 1840, pag.42). Nel 1858 risulta di 532 abitanti e riunito al comune di Borgocollefegato (Achille Moltedo "Dizionario Geografico-Storico-Statistico dè Comuni del Regno delle Due Sicilie", Napoli 1858, pag.15)