Capitolo VII - Gli ultimi anni del Regno delle Due Sicilie

Edward Lear ospite a Sant'Anatolia - Popolazione nel 1851 - Il Regno delle Due Sicilie prima dell'Unione d'Italia - Servizio militare nel Regno delle Due Sicilie e nel Regno d'Italia

Edward Lear ospite a Sant'Anatolia

Il 16 agosto del 1843 un viaggiatore inglese di nome Edward Lear (1812-1888), famoso in Abruzzo per le stampe che ha lasciato rappresentanti molti dei paesi abruzzesi di quel periodo, partì a cavallo da Antrodoco alla volta di Tagliacozzo e, a metà del viaggio, fece tappa a S. Anatolia dove fu accolto dalla famiglia Placidi. Qui di seguito le memorie di questo viaggio, scritte di suo pugno, molto leggere, scorrevoli e curiose:

15 Agosto 1843 ... Dopo il pasto di mezzogiorno, che fu abbastanza allegro, a casa Todeschini, sonno e musica riempirono le ore fino a che fu tempo di ricominciare a disegnare. L'immobilità di un centro italiano in queste ore è impressionante. Tre o quattro bambini giocano con una mansueta pecorella sotto la mia finestra, facendo centinaia di graziosi gruppi e figure; le due vedove canticchiano debolmente al suono della chitarra; tutto il resto di Antrodoco sembra sprofondato nel sonno. Verso sera la magnificenza del passo, che è sopra il paese, è maggiore; tranne che nelle opere di Tiziano o Giorgione, raramente si possono vedere tali sfumature di rosso purpureo, azzurro e oro, come quelle che rivestono queste alte colline in un tramonto italiano.

Decisi di andare l'indomani col seguito dell'Intendente a Tagliacozzo (sebbene la mia prima intenzione fosse stata di tornare ad Aquila) poichè pensai che, con questo programma, avrei potuto vedere molto più persone. Così mi congedai dal barone Caccianini e, dopo aver pagato per il mio alloggio da Bagnante, mi ritirai a riposare; ma per metà della nottata fui svegliato ogni quarto d'ora dalla domanda: Eccellenza, a che ora vuole alzarsi ? di uno scocciatore, un vecchio domestico del Segretario, le cui ossequiose attenzioni mi avevano soffocato durante tutto il soggiorno. Permettete! Scusate! Eccellenza! erano continuamente sulla sua bocca; ma non ti rendeva alcun servizio.

16 agosto 1843. - Poichè s'era stabilito di partire un'ora prima del sorgere del sole, ci adunammo nel luogo del mercato all'ora fissata; ciononostante, due ore dopo che il sole s'era levato completamente, non eravamo ancora pronti. Grande era il fracasso nella stretta via dove l'Intendente era alloggiato: la sistemazione del suo bagaglio, il continuo rabbonire o minacciare muli testardi e cavalli nervosi, la raccolta di tutto il seguito di domestici di Sua Eccellenza, il caffè tutti insieme all'ultimo momento e gli interminabili addii degli spettatori Antrodochesi.

Quante selle si dovettero poi invertire, ponendole nel giusto verso sulla groppa di chi le portava! Quanta corda fu necessaria per fissare le parti malferme del bagaglio! E quante volte tutti i cavalli, i muli, gli asini, le valigie, gli staffieri, le guide, gli spettatori furono coinvolti nella più selvaggia baraonda dall'improvvisa impennata di uno o due quadrupedi imbizzarriti! Questi sono fatti che possono essere capiti solo da chi ha soggiornato in Italia. Alla fine fummo pronti: il Segretario e il Giudice su muli dall'aspetto molto trasandato; il cuoco e tutti i familiari di sesso maschile, con l'elaboratissimo accompagnamento di cibo e di utensili, su cavalcature di ogni genere; il Maestro di cavalleria con uno staffiere in sella, che conduceva il cavallo grigio del Principe Giardinelli, e altri due su piccole bestie tanto brutte quanto indemoniate (senza coda e con occhi un bel po' fuori dalle orbite), nobilitate col nome di cavallini della Pomerania e riservati a Donna Caterina. Quanto a me, avevo un cavallo nero molto decoroso, con una sella scomodissima, le cui staffe cedettero nel giro di un quarto d'ora, rotolando senza speranza giù in un burrone. Dietro venivano i gend'armes con le guide e i muli col bagaglio. Una cavalcata molto pittoresca la nostra, sebbene l'equipaggiamento mancasse di quella necessaria dignità, che è lecito aspettarsi dal seguito di un governatore.

Procedemmo lentamente a zig-zag, su verso il passo, fino a Rocca di Corno, dove ci fermammo per circa un'ora (ma per quale scopo, non ebbi la più pallida idea); in seguito, dopo aver proseguito per due o tre miglia sulla via per Aquila, piegammo su una mulattiera che conduceva a destra. Nell'ultima parte del nostro cammino avevamo variato il lento incedere del nostro viaggio con il trotto o il piccolo galoppo su una buona via maestra; ma, come cominciammo a scalare un'aspra e ripida montagna, pian piano ci rimettemmo in fila al passo, ad eccezione di quei maledetti cavallini Pomerani, che erano particolarmente svelti sia nello scalare i sentieri rocciosi che a tirare calci a profusione verso tutti quelli che sorpassavano. Ci sorbimmo un po' dell'accecante caldura del giorno per conquistare faticosamente questa montagna e, quando ci riuscimmo (ad eccezione di una fugace apparizione della catena del Gran Sasso, simile ad una muraglia), non ci fu niente che ci ripagasse della nostra sfacchinata: una lunga e monotona distesa di terreno irregolare, e nessun luogo attraente degno di ricordo. A mezzogiorno ci fermammo per il riposo e il pasto in una tenuta (cioè riparo per il bestiame) in rovina.

Percorso di Edward LearC'è sempre da divertirsi molto in un'eccitante e disordinata spedizione di questo tipo. L'eccellente montone freddo, il pane e gli agli non furono certo meno buoni per il fatto che li mangiavamo sul piano di un barile e seduti sul tronco di un albero. Il nostro vino, ahimè!, era quell'infame vino cotto, allo stesso tempo disgustoso e malsano; infatti, per poco che ne bevvi, dal momento che non c'era acqua, la pagai cara con un bel mal di testa. Ripartimmo nel pomeriggio, mentre la maggior parte della compagnia si lamentava amaramente per la fatica e non partecipava minimamente al mio entusiasmo per la bellezza delle vedute, che, scendendo, si aprivano su pianure dorate, racchiuse tra meravigliosi boschi di querce, che si stendevano da ogni lato ai piedi delle magnifiche montagne Marsicane; eravamo infatti entrati nell'antico territorio dei Marsi.

La nostra via si snodava attraverso uno di questi boschi sotto il caratteristico paese di Corbara del Conte; lasciando a distanza, alla nostra destra, Torano, le cui torri risplendevano al tramontare del sole, ci dirigemmo verso Sant'Anatolia, un paesino che si presentava pulito, dove dovevamo passare la notte. Tutta questa parte degli Abruzzi abbonda di antichissime vestigia, e gli studiosi fissano in queste valli l'ubicazione di molti insediamenti degli aborigeni d'Italia. Anche la storia dei Sicoli del Martelli dà molte informazioni in merito, se si ha il coraggio di setacciare queste notizie dai suoi due volumi, pieni di elaborate ricerche di scarsa importanza. Parte della compagnia, ed io con essa, cavalcò avanti per annunciare il nostro arrivo e per sollecitare a riceverci gli ospiti che non ci aspettavano; ma, poichè tutti i Don e le Donne Placidi (le persone più importanti del luogo) erano fuori per una passeggiata, non ottenemmo nulla col nostro affrettarci, e dovemmo attendere un bel po' in mezzo alla strada. Quanto a me, caddi in un sonno ristoratore; quando mi svegliai, il resto della nostra carovana, giunto in uno stato di grande spossatezza, era occupata a bere acqua fredda con liquore di anice, servito da una varietà di cortesi vecchiette, senza scarpe e senza calze.

Subito dopo arrivò la famiglia Placidi: un gruppo molto singolare, composto da una venerabilissima vecchia signora di 98 anni, con i lunghi capelli bianchi sciolti sulle spalle, e da due figli, entrambi sui settanta e, in apparenza, vecchi come la loro madre, che li chiamava fanciulli miei e figliuolini. Da questa buona gente fummo accompagnati al Palazzo Placidi, una casa enorme, irregolare e antica; le stanze degli ospiti erano sporche e scure, piene di vecchi mobili sistemati tutt'intorno alle pareti, divani di damasco, sedie di cuoio e tavole dalle gambe dorate; ma tutto sembrava che non fosse stato più usato fin dal tempo dei primi re Sicoli, i cui nomi D. F. Martelli cita diligentemente in una lista da Sem in poi. Il vuoto nelle stanze di questi palazzi, l'assenza di libri, di lavori ad ago, di un qualunque segno di occupazione mentale, così costante nelle nostre case, lo si nota sempre e suscita nel nostro animo inglese un'impressione di freddo disagio, tutt'altro che piacevole.

Niente, tuttavia, avrebbe potuto essere più accogliente e ben fornito della tavola da pranzo, che con piacere raggiungemmo. Donna Serafina de' Placidi era una meravigliosa vecchia signora, in pieno possesso di tutte le sue facoltà, e, mentre conversava, lavorava alacremente a maglia. Una camera dall'aspetto disordinato mi fu mostrata per la notte; conteneva un largo letto con velluto cremisi tutt'intorno, tanto da poter bastare per tre letti di quel genere; preferii riposarvi sopra, avvolto nel mio mantello, visto che la sua comodità e il suo decoro erano del tutto esteriori.

17 agosto 1843. - Ci alzammo presto. Prima che fosse giorno riprendemmo la nostra via senza caffè, circostanza insolita in Italia, dove, benchè nessuno mangi prima del giorno inoltrato, la mattutina tazza di caffè viene raramente dimenticata. Dopo aver visitato la cappella di Sant'Anatolia, la nostra cavalcata si trascinò per una o due ore in mezzo alla piacevole frescura dei boschi. Superato il paese di San Donato, scendemmo verso Tagliacozzo ... (1)

Popolazione nel 1851

Nel censimento del Regno delle Due Sicilie del primo gennaio del 1851, la popolazione nella Provincia dell'Abruzzo Ulteriore Secondo, della quale capoluogo era L'Aquila, era di 329.131 abitanti. La media rispetto al territorio era di 273 abitanti per miglio quadrato. La provincia era suddivisa in quattro distretti e cioè il distretto dell'Aquila, di Sulmona, di Avezzano e di Città Ducale. I distretti a loro volta erano suddivisi in 32 circondarii e questi in 124 comuni centrali e 141 comuni riuniti. A loro volta i comuni erano divisi in villaggi.

1853 - Abruzzo Ulteriore II - particolare

Carta topografica del 1853 dell'Abruzzo Ulteriore II con dettaglio del numero degli abitanti per singola frazione e comune
Particolare della zona nei dintorni di S.Anatolia

Il Circondario di Borgocollefegato, facente parte del distretto di Città Ducale, raccoglieva nella propria giurisdizione sia il proprio comune che quello di Pescorocchiano. Le frazioni facenti parte del Comune di Borgocollefegato erano: Borgocollefegato, Castelmenardo, Torano, S.Anatolia, Corvaro, Spedino e Poggio di valle. Quelle facenti parte del Comune di Pescorocchiano erano: Pescorocchiano, Leofreni, Tonnicoda, Torre di Taglio, Poggio S.Giovanni, Girgenti, Macchiatimone e Roccaberardi. L'intero distretto di Città Ducale era popolato da 56.680 abitanti. Infine, la popolazione del Circondario di Borgocollefegato, che rientravano nella giurisdizione religiosa della Diocesi di Rieti (Stato Pontificio), era ripartita secondo la seguente tabella (2):

1 gennaio 1851 - Censimento del circondario di Borgocollefegato - 8.285 abitanti
Borgocollefegato 858 Pescorocchiano 1066
Castelmenardo 732 Leofreni 372
Torano 599 Tonnicoda 388
S.Anatolia 572 Torre di Taglio 728
Corvaro 1171 Poggio S.Giovanni 247
Spedino 187 Girgenti 346
Poggio di valle 138 Macchiatimone e Roccaberardi 881
Comune di Borgocollefegato
4.257 Comune di Pescorocchiano
4.028

Il Regno delle Due Sicilie prima dell'Unione d'Italia

Il Regno delle due Sicilie fu uno dei Regni più lunghi della storia Europea. I suoi confini rimasero quasi immutati per 730 anni, dal 1130 al 1860. Fu culla di civiltà già nel medioevo dando alla luce i primi ed i più grandi poeti italiani e grandi scienziati e letterati.

La prima università statale e laica al mondo fu fondata a Napoli nel 1224 da “Federico II” ed è ancora attiva (3). La prima e più importante istituzione medica d'Europa fu la “Scuola Medica Salernitana” fondata nel secolo XI e soppressa da Gioacchino Murat nel 1811. Dopo la soppressione le "Cattedre di Medicina e Diritto" continuarono ad operare nel "Convitto nazionale Tasso" di Salerno per un cinquantennio, dal 1811 fino alla loro chiusura nel 1861, avvenuta per ordine di Francesco De Sanctis, ministro del neonato Regno d'Italia (4).

Il Regno delle due Sicilie era lo Stato maggiormente industrializzato d’Italia con circa 1.600.000 addetti e con i maggiori complessi industriali metalmeccanici d'Italia: Pietrarsa (vicino Napoli), Mongiana e Ferdinandea (in Calabria). Aveva la maggior industria navale d'Italia: Napoli e Castellammare. Ebbe inoltre (5):

  • La prima linea ferroviaria d’Italia
  • La prima flotta mercantile d'Italia, seconda in Europa dopo l'inglese
  • La prima nave a vapore d'Europa (1818)
  • Il primo Transatlantico a vapore d'Italia (1854)
  • La prima Compagnia di Navigazione del Mediterraneo
  • Il primo Codice Marittimo Italiano (1781)
  • La terza flotta militare d'Europa, dopo Inghilterra e Francia
  • La prima istituzione del sistema pensionistico in Italia
  • La più alta percentuale d'Italia di medici per abitante
  • Il primo ponte sospeso in ferro d'Italia
  • Il più basso tasso di mortalità infantile d'Italia
  • Il più alto numero percentuale di amnistiati politici d'Italia
  • Le prime Legislazioni in Italia contro la tratta degli schiavi e il vassallaggio dei contadini
  • La minor pressione fiscale di tutti gli Stati Italiani
  • La prima assegnazione di "Case Popolari" in Italia
  • La prima istituzione di assistenza sanitaria gratuita
  • Il primo Ospedale Psichiatrico italiano
  • La prima galleria ferroviaria del mondo
  • Il primo telegrafo sottomarino d'Europa
  • Il Teatro San Carlo, primo al mondo, inaugurato nel 1737 ed ancora attivo
  • La prima Illuminazione a Gas di una città italiana, terza in Europa dopo Londra e Parigi, con 350 lampade

 

Nel primo censimento dello Stato unitario del 1861, l'ex capitale del regno, Napoli, era il maggior comune italiano per abitanti (447.065) e aveva più del doppio degli abitanti di Torino (204.715) che era il secondo comune più grande d'Italia. Dopo che anche Roma fu annessa al Regno, nel censimento del 1871, Napoli aveva 448.335 abitanti, Roma 244.484, Palermo 219.398 e Torino 212.644. Roma e Milano superarono Napoli solamente nel 1931, settanta anni dopo l'unità d'Italia (6).

Tra il 1834 e il 1860 furono disegnate delle carte topografiche in scala 1:20000 del Regno delle Due Sicilie. L'opera non fu portata a termine a causa della fine del Regno. La tavola relativa al nostro territorio venne eseguita tra il 1851 e il 1858 e oggi possiamo ammirarne la splendida fattezza, ricca di dettagli, che nulla ha da invidiare alle carte topografiche militari moderne (7).

Carta Topografica del 1851-1858 del Regno delle Due Sicilie in scala 1:20.000 - Particolare della zona di Sant'Anatolia

Il Regno delle Due Sicilie fu anche il primo stato Italiano per ricchezza tanto che al momento dell'annessione aveva circa il doppio in oro di tutti gli altri Stati della penisola messi assieme. Aveva l’equivalente di 445 milioni di lire in oro dell’epoca su 670 milioni in totale. Una delle prime azioni dell'esercito di Garibaldi, fu il furto del tesoro del Regno delle Due Sicilie, per la maggior parte custodito nel Banco omonimo, e che fu utilizzato per risanare i bilanci dei Savoia, in particolare del regno di Sardegna che era vicino al fallimento, e degli altri territori annessi, del pari indebitati (8).

Il sistema fiscale piemontese fece aumentare vertiginosamente le tasse a carico dei napoletani, ed il gettito fu utilizzato per diminuire l'esazione in Piemonte. Questo aumentò la crisi sociale ed industriale napoletana, mentre l'industria ed il commercio piemontese ebbero la possibilità di essere incrementati. Quando Napoli fu annessa al Regno d'Italia perse il proprio status di capitale. Come conseguenza, le strutture di governo statale presenti in città furono smantellate e moltissime attività commerciali ed industriali andarono in rovina o furono smontate e trasferite al nord, innescando una profonda crisi socio-economica (9).

Servizio militare nel Regno delle Due Sicilie e nel Regno d'Italia

Per reprimere le rivolte, più che per assicurare la difesa contro eventuali nemici esterni, Il Regno borbonico aveva bisogno di soldati che naturalmente dovevano essere giovani del regno. Il servizio militare non era obbligatorio per tutti, ma ogni anno il governo decideva di quanti uomini aveva bisogno e poi li ripartiva tra le varie province e quindi tra i vari comuni. Tutti i sudditi in età compresa tra i 18 ed i 25 anni erano soggetti all'obbligo del servizio militare, mediante estrazione a sorte nella misura di un prescelto ogni mille. Erano esclusi dalla leva di terra i distretti marittimi e le isole di Ponza e Ischia, destinati a fornire il contingente per la Real Armata di Mare. Per antico privilegio, i sudditi siciliani non erano soggetti agli obblighi di leva ma in circa 12.000 servivano nell’Esercito in qualità di volontari.

La durata del servizio militare era di 10 anni, di cui 5 in servizio attivo ed altri 5 in congedo illimitato nella riserva. Per la Cavalleria, il Genio, l'Artiglieria e la Gendarmeria, la ferma era di 8 anni, tutti di servizio attivo. L'arruolamento volontario e il prolungamento della ferma assorbiva un gran numero di aspiranti, tanto che la richiesta di coscritti era molto ridotta. Infatti contro un gettito di circa 50.000 reclute, il contingente di leva non era superiore alle 12.000 unità (10).

Il 26 maggio 1861, subito dopo l'UNITA' venne autorizzata dai SAVOIA una leva di cinquantaseimila uomini nelle province napoletane e il 30 giugno fu autorizzata la leva in Sicilia sui nati nel 1840. Il 13 luglio 1862 la leva militare divenne obbligatoria per tutti gli "ITALIANI" nati nel 1842. La durata del servizio di leva venne fissata in undici anni di cui 5 effettivi e 6 di congedo. Durante il congedo il soldato tornava a casa ma rimaneva a disposizione in caso di necessità. Nel  1876 gli anni di servizio vennero portati a dodici di cui tre effettivi e nove di congedo. In generale, la leva doveva essere prestata lontana dai luoghi natii e fu obbligatoria per tutti i maschi ventenni. Dagli obblighi di leva ci si poteva sottrarre soltanto mediante l’esonero a seguito del pagamento di una cospicua somma: questo meccanismo introduceva uno strumento di divisione cetuale, perché soltanto i ceti abbienti erano in grado di far fronte all’onere finanziario.

L’introduzione della leva obbligatoria nel meridione sollevò un forte malcontento, dando luogo a frequenti fenomeni di renitenza e di diserzione. Le famiglie, specialmente nel Mezzogiorno agricolo, venivano private per alcuni anni di fondamentale forza lavoro, con il rischio di finire sul lastrico. Molti contadini dovettero vendere parte delle loro terre ai più ricchi per poter pagare l'esonero e tenere i figli a casa (11).

Solamente 55 anni dopo l'UNIONE la prima guerra mondiale provocò tra i soldati italiani circa 650.000 morti, 947.000 feriti e 600.000 tra prigionieri e dispersi. Inoltre circa 240.000 soldati furono condannati a morte, all'ergastolo o al carcere in 870.000 processi per fuga, diserzione, rivolta, disubbidienza, ritardo, autolesionismo. Il 90% dei soldati morti, circa 500.000, erano del SUD, i cafoni meridionali a cui il Regno aveva promesso terre e condizioni di vita migliori (12).

C'era una particolare differenza nella concezione della guerra tra Borboni e Savoia: i Borboni, nella loro umanità, avevano il motto "uomo che fugge è buono per un’altra battaglia". I Savoia al contrario davano incarico ai carabinieri di uccidere chi per paura fuggiva dal nemico o chi non aveva il coraggio di attaccare. E' famoso l’uso da parte dei Savoia della decimazione in caso di ammutinamento o di codardia dei propri soldati.

Cesare De Simone, nel libro "L'Isonzo mormorava", scriveva a proposito della prima guerra mondiale:

"Tutte le volte che c'era un attacco arrivavano i carabinieri. Entravano nelle nostre trincee, i loro ufficiali li facevano mettere in fila dietro di noi e noi sapevamo che - quando sarebbe stata l'ora - avrebbero sparato addosso a chiunque si fosse attardato nei camminamenti invece di andare all'assalto. Questo succedeva spesso. C'erano dei soldati, ce n'erano sempre, che avevano paura di uscire fuori dalla trincea quando le mitragliatrici austriache sparavano all'impazzata contro di noi. Allora i carabinieri li prendevano e li fucilavano. A volte era l'ufficiale che li ammazzava a rivoltellate." (13)

I soldati di Sant'Anatolia morti nella prima guerra mondiale furono 19: Amanzi Augusto, D'Agostino Pasquale, De Amicis Giuseppe, Falcioni Giuseppe, Innocenzi Franco, Lanciotti Antonio, Luce Luigi, Luce Vincenzo, Peduzzi Domenico, Peduzzi Tommaso, Placidi Antonio, Placidi Filippo, Rubeis Giuseppe, Rubeis Luigi, Sabatini Americo, Spera Antonio, Spera Giuseppe, Spera Natale e Tupone Alfredo (14).

Albo d'Oro 1915-1918 - Soldati di S.Anatolia morti nella I° Guerra Mondiale - 1915-1918

Note

  1. Edward Lear - Viaggio nei tre Abruzzi - pag. 67-70 - Biblioteca comunale di Rieti
  2. Teodoro Bonanni - "Le antiche industrie dell'Aquila", 1888 - All'interno del libro ci sono varie carte topografiche tra cui una del 1853 dell'Abruzzo Ulteriore II con dettaglio del numero degli abitanti per singola frazione e comune.
  3. Wikipedia, l'enciclopedia libera (http://it.wikipedia.org/wiki/Università_degli_Studi_di_Napoli_Federico_II)
  4. Wikipedia, l'enciclopedia libera (http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_medica_salernitana)
  5. "Il Portale del Sud" (http://www.ilportaledelsud.org/primati.htm) - "La voce di Megaride" (http://www.vocedimegaride.it/html/primatidelregno.htm)
  6. Corriere della Sera - 1861-2001 L'Italia e gli italiani ai censimenti - Gli abitanti, gli studi, il lavoro, la vita quotidiana: 14 fotografie di una nazione (http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=censimento1)
  7. Istituto Geografico Militare Italiano - Firenze, archivio cartografico in Piazza San Marco, armadio 93, cartella 75, documento 9471 - 1834-1860 - carta 1:20.000 del Regno di Napoli - F. 5 foglio 21 - http://www.igmi.org/ancient/scheda.php?cod=2063
  8. Wikipedia, l'enciclopedia libera (http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_delle_Due_Sicilie) - "Il Portale del Sud" (http://www.ilportaledelsud.org/benessere_due_sicilie.htm)
  9. Wikipedia, l'enciclopedia libera (http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli)
  10. Wikipedia, l'enciclopedia libera (http://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_delle_Due_Sicilie)
  11. L'organizzazione dello Stato unitario di Aldo Sandulli e Giulio Vesperini (http://dspace.unitus.it/bitstream/2067/1886/1/RTDP-Giulio.pdf) - Wikipedia, l'enciclopedia libera (http://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_militare_di_leva_in_Italia)
  12. www.duesicilie.org (http://www.duesicilie.org/spip.php?article215) - "Un popolo distrutto" (http://blog.libero.it/BRIGANTESEMORE/9057109.html)
  13. Cesare De Simone "L'Isonzo mormorava. Fanti e generali a Caporetto" 2005 - www.storiaxxisecolo.it (http://www.storiaxxisecolo.it/grandeguerra/gmdocu6.htm)
  14. L'Albo d'Oro dei Caduti della prima guerra mondiale si trova presso l'archivio del comune di Borgorose ma è consultabile anche presso il sito (http://www.cadutigrandeguerra.it)