1115: Bolla di Pasquale II a Berardo vescovo dei Marsi

Papa Pasquale II conferma a Berardo, vescovo della diocesi dei marsi , il territorio e i confini della diocesi.

TRADUZIONE IN ITALIANO

"PASQUALE Vescovo, Servo dei Servi di Dio, al diletto figlio Berardo, Vescovo della Chiesa marsicana, e ai suoi successori da eleggere canonicamente, per sempre.

Come a coloro che pretendono cosa ingiusta nessuna soddisfazione è da dare, così non si devono eludere le richieste di quanti aspirano a disposizioni legittime. Aderendo, perciò, alle tue richieste, o carissimo fratello in Cristo, per la pace per­petua e la stabilità di Santa Romana Chiesa, con la fermezza del presente decreto, stabiliamo che tutti quanti i territori della tua Diocesi siano stabilmente conservati a te e ai tuoi successori, così come dai tuoi predecessori, fino ad oggi, sono stati pos­seduti. Tali territori, com’è noto, da Forca Ferrato scendono all’estremità di Carrito; di li, per la via di Merso, alla Portella di Valle Putrida, attraverso la terra di Feresca, l’Argatone, la Serra di Scanno, la Serra di Formella; di lì al Mulino Vecchio; di lì a Forca d’Acero, attraverso la Serra di Vivo e la Serra di Troia; di lì a Pescocanale, di li alla Pietra dell’Imperatore, attraverso la Serra di Cervara; di lì a S. Brizio, attra­verso la Forca di Oricola; di lì all’ Arco di S. Giorgio attraverso il fiume Sisara, le torri di Ofrano, attraverso le Scalelle, Tufo, il fiume Remando, Treponto; di lì alla Volpe Morta, per la Bocca di Teve, per il Campo di Pezza, per il Rio Gamberale, per la Serra di Candida, per Ventrino, e ritornano a Forca Ferrato.

Tutti i castelli, tutti i villaggi, tutte le genti e tutte le chiese, che sono entro que­sti territori, o vi saranno in appresso, rimangano sotto la giurisdizione episcopale tua e dei tuoi successori legittimi, e da tutti vengano rispettate le prerogative episcopa­li, tanto nelle ordinazioni dei Chierici e nelle consacrazioni di chiese, quanto nella riscossione delle decime e delle offerte, o anche nella correzione dei delinquenti. Riproviamo, nel modo più assoluto, quella rea presunzione dei Monaci, che, in parte per l’assenteismo dei Vescovi, in parte per la loro pervicacia, è invalsa nei territori dei Marsi. Sia loro impedito, per l’avvenire, di impartire il Battesimo nei monaste­ri; non osino procedere, nei loro chiostri, alle unzioni degli infermi; non ammettano alla Confessione individui volgari, né, alla Comunione, gli scomunicati dal Vescovo; non assumano, infine, per le Sacre Funzioni, i colpiti da interdizione.

Oltre a ciò, abbiamo decretato che la chiesa di S. Sabina Martire sia ritenuta, come fino ad ora è stata, la chiesa Matrice e anche la Sede episcopale sia presso essa ubicata. In possesso e sotto la giurisdizione di questa chiesa siano conservati anche, per il futuro, per sempre e pacificamente, liberamente ed integralmente, i territori che, nei tempi passati, furono di sua spettanza: vale a dire quelli di S. Paolo presso Pescasseroli, di S. Maria di Campomizzo, di S. Nicola presso la Fonte della Regina, Di S. Quintino in Vico, Di S. Martino in Agne, Di S. Martino in Bettorita, Di S. Arcangelo sopra Mesula, di S. Maria in Ortucchio, di S. Marco e S. Pietro in Venere, di S. Felice in Vado Albonis, di S. Angelo in Parasano, di S. Quirico in [Melogne], di S. Rufino in Ferrati, di S. Valentino e di S. Pietro in Apinianici, di S. Marco in Geno, S. Lorenzo in Atrano, S. Calistrato e S. Cipriano nella Civita (Marsicana), di S. Martino in Filimino, di S. Pietro in Cervarano, di S. Giovanni in Pentoma, di S. Marcello e S. Angelo in Arco, di S. Maria in Palude, di S. Anatolia di Leone, di S. Felicita di Cerfennia, di S. Lorenzo in Pretorio, di S. Feliciano in Villa Magna, di S. Maria in Avenoso, di S. Vito in Ozano, S. Cristofaro in Subezzano, S. Giorgio in Pe(n)sula, di S. Giovanni presso Capo d’Acqua con tutti i suoi privilegi, di S. Potito presso il Castello, di S. Felice in Porciano, di S. Lorenzo in Cuna, di S. Cesidio con tutti i suoi privilegi, di S. Vincenzo in Forma con i suoi privilegi, di S. Andrea di Avezzano, di S. Maria in Vico, di S. Pietro di Capistrello, di S. Pietro e S. Maria in Albe, di S. Marco in Magliano, di S. Martino in Valle con i suoi privilegi, di S. Giovanni in Marano, di S. Felice in Monticello, di S. Maria in Eloreto con i suoi pri­vilegi, di S. Nicola in (N)erfe, di S. Maria in Forca, di S. Erasmo con i suoi privile­gi, di S. Andrea in Cesellato, di S. Massimo in Cerro, di S. Vittoria in Celle, di S. Maria in Carsoli con i suoi privilegi.

Oltre a ciò, stabiliamo che tutti i possedimenti e tutti i campi che si riconoscono appartenere legittimamente a detta Chiesa, o che, con l’aiuto del Signore, si potran­no ottenere in qualsiasi altro modo o per contratto, rimangano stabili ed intatti per te e per i tuoi successori. A nessuno, dunque, assolutamente, sia lecito turbare la tua Chiesa o sottrarle dei possedimenti, o tenerli, una volta sottratti, o adibirli ad usi diversi dai propri, se dati in affitto; ridurli o svilirli con arbitrarie modifiche; ma tutti siano conservati intatti, per poter giovare tanto agli usi tuoi, quanto a quelli dei Chierici e dei Poveri. Perciò, se in avvenire qualche Arcivescovo o Vescovo inve­stito di poteri più alti, o Re, Principe, Duca, Visconte, Giudice, Castaldo, o qualsi­voglia persona ecclesiastica o laica, pur al corrente di questa nostra Costituzione, tenterà temerariamente di contrastarla, se non avrà soddisfatto al secondo o terzo richiamo e non avrà adeguatamente risarcito l’affronto, sia privato della dignità del potere e della carica e sappia di essere colpevole, per Divino Giudizio, dell’iniquità commessa, e sia escluso dai Sacramenti e, nel Giudizio Finale, soggiaccia a duro spasimo. Con tutti quelli, invece, che rispetteranno i diritti propri della Chiesa, sia pace di Nostro Signore Gesù cristo in ogni tempo, e qui ricevano il frutto della buona azione e attendano i premi dell’Eterno Padre presso il Supremo Giudice. Così sia, cosi sia.

Scritto per mano di Gervasio, Scrittore Regionario e Notaio del Sacro Palazzo. lo Pasquale, Vescovo della Chiesa Cattolica sottoscrissi.

  • Io Riccardo, Vescovo di Albano sottoscrissi.
  • Io F. Leone, Vescovo di Ostia sottoscrissi.
  • Io Comone, Vescovo della Chiesa Prenestina sottoscrissi.
  • Io Romano, Cardinale della Chiesa di S. Prisca sottoscrissi.
  • Io Benedetto, Cardinale di S. Eudosso sottoscrissi.
  • Io Cardinale Raniero dei Santi Marcellino e Pietro sottoscrissi.
  • Io Corrado, Cardinale di S. Pudenziana, sottoscrissi.

Dato in Laterano, per mano di Giovanni, Cardinale Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, il 25 febbraio, VII Indizione, nell’anno 1115 dall’Incarnazione del Signore, nel XV anno del Pontificato del Signor Papa Pasquale II".