1240: don Maccabeo abate di Torano e frà Pietro dè minori conventuali si informano sulla vita del beato Oddone venerato a Tagliacozzo

Il 13 dicembre dell'anno 1240 papa Gregorio IX delegò come Commissari Pontifici don Maccabeo abate di Torano insieme a frà Pietro dè minori conventuali per prendere informazioni sulla vita e sui miracoli del monaco certosino Oddone venerato a Tagliacozzo qual beato. Tratto da: Domenico Lugini "Memorie storiche" pag. 145 - Antonio Ludovico Antinori "Corografia..." Vol. 41- lett. T. Torano

[Pag.185 nota 2] "Nacque il B. Oddo nella Città di Novara in Insurbia [ nel 1100]. S'ignora il giorno preciso della sua nascita. Prese l'abito Certosino nel Monastero di Casotta distretto della sua Patria: fece professione, e nell'età dalla Chiesa prescritta fu promosso al Sacerdozio. Menava la sua vita tra continui digiuni, nell'asprezza de' cilizj, e tra le percosse di pungenti discipline. Fu di sua malavoglia eletto per Abate nel Monastero di Zara, piccola città nella Dalmazia. Nel governo di quel Monastero ebbe alcune contese col Vescovo di Zara. PEr quanto fossero giuste le sue ragioni, lungi Egli dal contrastare col Vescovo si portò in Roma, e gittatosi ai piedi del Sommo Pontefice Clemente III fece una solenne rinuncia della sia Abbazia, e cercando ritirarsi nel silenzio de' Boschi, prese il viaggio per Tivoli, e passando per Carsoli, si recò per gli aspri monti in Tagliacozzo. Qui giunto fu accolto dalla MAdre Badessa del Monastero de' Santi Cosimo, e Damiano di quel tempo per nome Donna Alduigia sorella del Barone Bonaventura di Tagliacozzo. Dopo essersi per qualche giorno rifocillato, volea proseguire il viaggio. Portatosi perciò dalla Madre Badessa, e Monache per prendere congedo, non potè ottenerlo, poichè la maestà dell'aspetto, la gravità del parlare, la veneranda canizie mossero l'animo di tutte le Religiose a domandarlo per loro Confessore. Egli ricusò dicendo, che avea rinunciato l'Abazia per cercare la solitudine, e perciò non poteva ubbidire ai loro comandi. Ma la Badessa spedì all'istante una supplica al suo Zio Clemente III, e ne ottenne favorevole Rescritto. Obbligato così Oddo assunse il carico di Confessore, ed esercitò questo ministero per lo spazio di circa undici anni nella severità della disciplina regolare. Morì di anni cento in mezzo ai cilizj, ed alle penitenze, dopo di aver fatto in vita tanti miracoli, quali proseguì a fare anche dopo la morte. Questa seguì nel dì 14 gennaio 1200. Giunta la fama della sua santità a notizia del Sommo Ponteficie Gregorio IX nel 1240 ne commise l'informo al R.ndo D. Maccabeo Abate di Torano della Diocesi di Rieti, ed al R.ndo Pre. Pietro dei Minori Conventuali Superiore della Custodia Marsicana, i quali ne scrissero la vita. Le sacre ossa di questo Santo Penitente racchiuse in due urne dorate si venerano in un Altare dedicato alle sue glorie nella Matrice, e Parrocchiale Chiesa de' Sa. Cosimo, e Damiano, e la Comune di Tagliacozzo per tante grazie ricevute ne celebra la festa nel giorno 14 Gennaio di ciascun anno." Tratto da: Don Francesco Antonio Majolini "Prerogative e diritti de' parroci in generale e specialmente del parroco della chiesa de' santi Cosimo, e Damiano, unica matrice in Tagliacozzo, Diocesi de' Marsi..." Aquila 1838 - Pag.185-186 - Link

"Odone nacque a Novara nel 1100, della sua origine familiare e della sua infanzia non si hanno notizie certe. Cominciò la sua vita monastica, prima entrando come novizio nella Grande Chartreuse, ed in seguito spostandosi nella certosa di Casotto, dopo qualche anno insieme ad un gruppo di altri monaci fu inviato in Moravia per costituire, nel 1160, la nuova certosa di Zice (Seitz). Qui Odone, scrisse anche alcuni “Sermones”, e vi rimase fino al 1189 quando fu poi inviato alla certosa di Jurkloster ricoprendo l’incarico di Priore, ma purtroppo, a causa di incomprensioni sorte con alcuni monaci, l’anno seguente nel 1190, fu costretto a recarsi a Roma dal pontefice Clemente III invocandolo di dirimere la questione. Nel frattempo il vescovo della diocesi pertinente, decise di espellere i certosini per nove anni da Jurkloster. Odone dopo l’incontro con il papa, decise di fare ritorno in Piemonte alla certosa di Casotto, ma prima di partire per il lungo viaggio, pensò di riposarsi a Tagliacozzo (L’Aquila) in Abruzzo presso un convento di benedettine. La badessa Adoisia, parente di Clemente III era alla ricerca di una guida spirituale per il monastero dei SS. Cosma e Damiano, ragion per cui, dietro approvazione del Pontefice convinse Odone a rimanere a Tagliacozzo. Nei dieci anni di permanenza a Tagliacozzo, Odone visse come un’anacoreta in una piccola cella fatta costruira per le sue esigenze nei pressi del monastero, continuando nelle pratiche della regola certosina, assistendo tuttavia le monache prendendosi cura della conduzione della chiesa del convento.  I documenti risalenti al periodo trascorso in Abruzzo, descrivono il beato come un monaco, piccolo di statura, pallido e macilento, che portava il cilicio, e che indossava un abito di rozza lana. Morì il 14 gennaio del 1198, e fu sepolto all’interno del monastero benedettino, dopo questa data i miracoli si sommarono a quelli già fatti in vita, ciò spinse Papa Gregorio IX nel 1240, dopo soli quaranta anni dalla sua morte, in occasione della traslazione del corpo all’interno della chiesa di SS.Cosma e Damiano, a cominciare il processo informativo sulle opere prodigiose di Odone. Nella chiesa, vi fu quindi una cappella dedicata al beato Oddone, ed in essa era collocato il sarcofago dello stesso beato, prima che le ossa venissero raccolte nell’urna della lipsanoteca. Il culto verso costui si diffuse nel corso dei secoli, e la devozione, soprattutto a Tagliacozzo, aumentò, allorquando gli abitanti scamparono miracolosamente ad un tremendo terremoto accorso il 14 gennaio del 1784 giorno della celebrazione del santo certosino. Successivamente papa Pio IX ne approvò il culto ed il titolo di beato il 31 maggio 1859, fissando al 14 gennaio il giorno della sua celebrazione. PREGHIERA: Signore, concedi a tutti coloro che celebrano la festa del Beato Odone, che hanno fisso lo sguardo dell’anima nella contemplazione della tua gloria, e che,dopo aver perseverato nella fede in questa vita, risplenda in noi la luce della tua presenza nella patria celeste." Tratto da: https://cartusialover.wordpress.com