1426: la famiglia Rota e i castelli di Torano, Marano e Rosciolo

Rota.

La famiglia Rota hebbe principio in Asti, e per alcune contese di heredità havuta con la famiglia di rueri si partirno, & andarono alcuni in Milano, altri in Bergamo, alcuni in Friuli, & altri in Monferato, nella cui giurisditione evi un castel detto Corsione, del quale fu già patrone un Quilicio Rota.

Da questo loco alcuni se ne vennero nel regno di Napoli nella provincia d'Abruzzo ove Riccardo Rota fu investito di alcune terre feudale, che furono poi confirmate dal Re Roberto nel 1313, a Rinaldo, a Gofredo, & a Guglielmo fratelli, & nipoti del detto Riccardo il che dimostra questa famiglia esser nel regno prima che Carlo venisse alla conquista di Napoli.

Giovanni Rota figliuolo di Riccardo, a cui fu padre Berardino nato di Giovanni figliulo di Guglielmo fratello di Rinaldo e Gofredo in nel 1426 lasciato dal Re Alfonso primo a guardia di Tropea, contro Lodovico d'Angio, & la difese per Alfonso più che puote, ma non potendo haver soccorso per la fortuna del mare fu astretto (cavatone il presidio) si come haveano patuito render la fortezza all'Angioino.

Fu questo Giovanni marito di una gentildonna di casa Accrocciamura alhora conti di Celano, & ne hebbe Battista, il quale d'Isabella Stanga nobil di Cremona sua moglie hebbe Berardino, & Antonio signor di Torano e Marano carissimo alli dui Ferdinandi ad Alfonso secondo, & a Federico suo fratello de quali egli fu a diversi Signori tre volte ambasciatore. & fu tanto grato a Ferdinando il giovene, che nell'istesso giorno, ch'il detto Ferinando entrò vitorioso in Napoli, il che fu alli 7 di luglio 1496, diede in Sicilia aviso ad Antonio del suo esser entrato nella città, ne faceva il Re cosa de importanza senza il saper, & consiglio di esso Antonio, al quale il detto Re in testimonio della fedeltà, & virtù di quello concesse per se, & suoi successori 300 scudi all'anno sopra la Dogana di Napoli.

Berardino suo fratello nella congiura di Baroni di cui faremo al suo luoco mentione sendo Creato & vasallo del Re postponendo l'amor di quello ad una donna diede aiuto in modo a Mandella Gaetana principessa di Bisigniano di cui era familiarissimo, che ella, & i figliuoli sicuramente fuggirono la furia di Ferdinando, il quale voltava l'ira verso Berardino.

Lo pose in prigione con animo di farlo morire, ma in fine d'anni sette con la sollecitudine di Antonio suo fratello & autorità del papa appresso il quale egli era Ambasciatore fu liberato & cavato di prigione, d'onde uscito quantunque giovine, tutto canuto poco dopo cangio vita con morte, della quale molto con lettere se ne dolse Alfonso secondo ad Antonio scrivendo.

Hebbe questo Antonio moglie molto honorata detta Lucretia Brancia nobil di Sorento, della cui famiglia ve ne sono ancor molti Vicentini, si come credo che saper dovete.

Nacquero di costori Gioanbattista huomo valoro nell'armi, & morì alla giornata di Ravena nel 1512.

Gianfrancesco cavalier di valore, il quale combattendo per la patria nella guerra di Valdimonte appresso il fiume Sebeto fu da un'Artegliaria ucciso nel 1527.

Fer[dinando] signor di Risciolo & Marano marito di Laura Coscia, che poi fu moglie a Gioanfrancesco Rocco.

Salvator Abbate in Calabria, di S. Giovanni in fiore, ove egli hebbe da Carlo V, Imperatore facoltà di far habitar quel casale detto - dal suo nome Fior di Rota - fu molto caro a Papa Leone X & da Napolitani per la sua molta gentillezza grandemente amato.

Alfonso che si ritrovò nella guerra di Tunisi, & ha poco tempo che è mancato di vita.

Hoggi vive l'ultimo fratello Berardino cavalier di S. Giacomo signor di Risciolo e Marano illustre per l'una, e l'altra poesia, latrina e volgare, si come nell'opere sue date al mondo in luce si può chiaramente vedere, & massime nelle lagrime della sempre memoranda Portia Capece sua unica moglie, di cui hebbe cinque gentilissimi figlioli: Antonio Ferrante Abbate di S. Giovanni in Fiore, Gioanfrancesco & Alfonso, & una figliuola detta Laura moglie di Gioan'Andrea Capano di Nido.

Hebbe parimente il sopradetto Antonio fratello di Berardino tre figliuole: Giulia moglie di Tomaso di Dura, Isabella maritata a Colla Minutolo signor dello Spinoso, & Laura a cui fu marito G. Giacobo Brancazzo.

Finalmente poi Carlo quinto, in testimonio della fede, & servigii fatti dalla famiglia Rota a sua Maestà, concede loro di portare l'Aquila con la corona, & con l'ale sparse, & coda, & rostro aperto & piedi, li quali dall'una, & l'altra parte sostengono lo scudo dell'arme loro, che è una Rota d'oro in campo azzurro, il che con tutto quello, ch'ho detto appare per privilegii e scritture autentiche da me vedute.


File: rota.pdf

Fonte: Luigi Contardino, La Nobiltà di Napoli in dialogo. Del Reverendo Padre, Fra Luigi Contardino, del Ordine de Cruciferi, Napoli 1569, p.215 e segg. - Link