1561: Massimo de Amicis notaio di Sant'Anatolia

Il 13 dicembre del 1561, il vescovo di Rieti Giovanni Battista Osio, da audizione a i seguenti signori:

  • Giovanni Santo Scipione, laico di Collefegato.
  • Defendo e Cesare, laici, figli del defunto Nicola Catino di Collefegato.
  • Marzio, clerico, figlio di Giovanni Santo Scipione e nipote del defunto Nicola Catino.

I suddetti espongono che il defunto Nicola Catino laico di Collefegato, ha fatto testamento, redatto dal notaio Massimo de Amicis di Sant'Anatolia, a favore della Cappella di Santo Spirito, situata nella chiesa di Santa Anastasia di Collefegato, lasciando i seguenti beni:

  • Un terreno in Collefegato, in località Urna, confinante con Ricci Andrea, Sandro Roberti di Castel Menardo, la Confraternita del Castello di Collefegato e i suoi confini.
  • Un terreno nello stesso territorio e località confinante con Pietro Rubei di Collefegato, eredi Venanzi di Colle Orso, villa di Castel Menardo, ed i suoi confini.
  • Una dote in pecunia, pari a ottanta ducati del Regno di Napoli da spendere tutti per fornire di beni stabili la predetta Cappella.

La dote viene concessa con l'onere, per il rettore della cappella, di celebrare una messa alla settimana "pro animae predicti testatoris" sia nella Cappella del Santo Spirito, nella chiesa di Sant'Anastasia, che nella chiesa di Santa Caterina. Nel testamento, viene nominato il predetto clerico Marzio, nipote del defunto Nicola Catino, quale primo rettore del beneficio e dello jus patronato, il quale dal vescovo viene ritenuto idoneo alla cura.

  • Documento presso: Archivio della diocesi di Rieti - Bullarium 1559-1590 - Pag.36b-37-37b