1897 - Visita di monsignor Bonaventura Quintarelli

Visita pastorale del vescovo di Rieti Bonaventura Quintarelli nell'anno 1897 - Manoscritto in lingua italiana - Tratto da: Archivio della diocesi di Rieti, visite pastorali, cartella n. 87 - Trascrizione di Roberto Tupone - Rieti 6-27 Aprile e 4 Maggio 1992

Bonaventura Quintarelli
Nato a Bagnoregio il 29 marzo 1844
Morto a Rieti il 31 ottobre 1915
Vescovo di Rieti dal 18 marzo 1895 al 31 ottobre 1915

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TRASCRIZIONE DOCUMENTO

Parrocchia di S. Anatolia lì 22-23 e 24 Agosto 1897

[p.166] Ultima S.Visita lì 18 settembre Anno 1887

La mattina del 22 agosto 1897 monsignor vescovo celebrata la santa messa nella parrocchiale di Torano alle h. 10.00 partì alla volta di Santa Anatolia, ove giunse in legno dopo tre quarti circa di cammino. Fu ricevuto da un numerosissimo popolo e al suono delle campane. Appena giunto aprì subito la Sacra Visita. Alla porta di chiesa era ad attenderlo il parroco e vicario foraneo, don Giambattista Panei, che in cotta stola e pluirale gli porse a baciare il Santissimo Crocifisso. Premesse le altre cerimonie di rito, diede la duplice assoluzione ai defunti della parrocchia. Quindi ascoltò la santa messa celebrata dal reverendo abate, durante la quale si recitò il Santo Rosario.

[p. 167] A mezzodì si andò in casa dei Sigg. Placidi, ove si ebbe generosa ospitalità per i 3 giorni che si rimase in Santa Anatolia.

Nelle ore pomeridiane sua eccellenza tornò di bel nuovo in chiesa, ove innanzi tutto tenne al numeroso popolo un dotto discorso; quindi amministrò il sacramento della Cresima a circa 200 bambini dell'uno e dell'altro sesso. Visitò il SS.mo Sagramento e impartì al popolo la prima benedizione colla Pisside. Fece infine la visita degli altari, dei confessionali, del fonte battesimale, dei sacri arredi, e gli olii sacri. Ma di confessionale ve n'è uno solo, il quale ha bisogno di una piccola riparazione alla porticina, che si è detto di fare.

Messe pro populo:

Le messe pro populo si trovano applicate puntualmente.

Registri parrocchiali:

Esaminati i libri dei nati, dei cresimati, dei matrimonii, dei morti, e stato delle anime, sono stati approvati con qualche osservazione.

Legati a carico del parroco e dei luoghi pii:

I nove legati a carico del parroco e dei luoghi pii sono stati soddisfatti [p.168] a tutto il 1896, eccettuate cinque messe per il legato di San Nicola, che il R.ndo sig. arciprete applicherà quemprimum.

Legati del Canonicato minore:

A questo canonicato vi è annesso l'onere di 12 messe annue, ed è stato soddisfatto tale legato fino a tutto il 1896.

Legati del Canonicato maggiore:

Siccome le rendite di questo canonicato per privilegio speciale, le godono gli eredi di don Angelo Scafati, et canonico, quindi costoro devono soddisfare il legato, e si è incaricato il sig. abate, perchè vegga se trovansi col dovere che loro incombe.

Legato a carico dei particolari:

La famiglia dei sigg. Placidi ha un legato di 27 messe annue, e detto legato trovasi soddisfatto fino a tutto il 1896, e di più, già ne ha fatte applicare 25 pel corrente anno 1897.

Messe per le anime sante del Purgatorio:

Non esiste registro per le anime sante del purgatorio, ma il R.do sig. abate asserisce di aver sempre soddisfatto puntualmente secondo il costume del paese. Gli si è però ingiunto di fare regolare registro, e in esso annotare tanto le messe cantate cogli ufficii quanto le messe lette. [fine p. 168]

Torano:

Per la fu' Margherita Giuliani messa 1 cantata e 4 lette il 12 luglio in S. Maria del Molino: a carico del parroco e del 1 coadiutore: questo legato si crede proveniva dal beneficio di S. Maria del Molino unito alla Colleggiata, V. Bollan. an. 1590 pag. 229. Questi ultimi due legati non sembrano essere in vigore da lungo tempo.

Questua del Purgatorio:

Dimenticammo occuparcene: sembra che seguiti a farsi; almeno si fa in chiesa.

Campo Santo:

A sud-est di Torano: è comune con S. Anatolia, ed è guidata dai due paesi. Fu' benedetto, ed è in buono stato. La S. Visita deve avere [..]4.80, pari a L.25,53. Si ignora come dovessero ripartirsi fra benefici e cappellanie e forse una parte era a carico del comune. Il parroco ha dato ricovero, cibarie, e vetture per S.Anatolia.

S. Visita in S.Anatolia (terra S.Anatolia) 22, 23 e 24 agosto 1897

Parrocchia e parroco. Coadiutoria e coadiutore: Trovasi questa terra a Sud-Est di Torano, e ne dista un'ora di viaggio. E' una valle di non piccola estensione, che giace fra le due borgate; qual valle giusta la più accreditata opinione è l'agro Torense, dove fu deportata e successivamente martirizzata S. Anatolia Vergine Romana, sorella romana di S. Vittoria pure Verg. e Mart.. Nella nostra diocesi si fa l'ufficio dell'una e dell'altra; ai 24 luglio e 16 ottobre rispettivamente. La terra di S. Anatolia sta sopra una collina, poco meno che alle falde, ad Ovest di monte Velino che è una delle più alte montagne degli appennini. Fu per lungo tempo feudo di Casa Colonna: dalla soppressione di diritti feudali e frazione del comune e mandamento di Borgocollefegato, e però appartiene al circondario di Città Ducale, provincia di Aquila: conta una popolazione di circa 1000 anime e sta nel confine delle due regioni Cicolano e Marsica. La parrocchia è eretta sotto l'invocazione di S. Nicola di Bari. Durante il dominio feudale era juspatronato dei Colonna: abolito dal dominio di Gioacchino Murat; la ristorazione Borbonica, in base ad una sua ben nota disposizione in materia, invitò i Colonna a documentare che il juspatronato non era punto un diritto feudale, bensì un diritto su fondazione o dotazione: pare che i già feudatari non potessero esibire la prova richiesta e così il juspatronato fu devoluto alla Corona. Questa però rinunciò a tal diritto con decreto 12 dicembre 1832, visita di quell'anno pag. 179 (allegato): e così questa parrocchia o badia divenne di libera collezione dell'ordinario. Quanto alla concura è da notarsi che fino a mezzo secolo indietro v'era colà una specie di collegiata; la quale contava della parrocchia o badia, e di tre canonicati: questi ultimi li troviamo posseduti da d. Arcangelo Amanzi da d. Giuseppe Placidi e da d. Angelo Falcioni nel 1828. Il Placidi anzi ed il Falcioni erano canonici anche nel 1851: i 2 canonicati erano di juspatronato Colonna poi, vedi sopra, passarono ad esser di nomina della Corona con decreto reale 1836, 17 settembre, il canonicato posseduto dall'Amanzi (detto di S. Nicola) (in una ai benefici semplici di S. Costanzo e S.Lorenzo in Cartore; di juspatronato Colonna poi come sopra della Corona) fu unito in perpetuo alla parrocchia o badia di S. Anatolia: Il Jus Palatinum di cui facevano uso i sovrani fino a quel tempo era sto per dire un'equipollente del Jus Pontificals; quindi conveniva ritenere tali unioni come canonicamente fatte! Il Decreto Reale in copia, leggesi nella visita 1851 pag. 461. Il canonicato goduto dal Falcioni (detto oggi canonicato minore) sta da gran tempo in amministrazione presso l'economato. Finalmente il canonicato goduto dal Placidi (detto oggi il canonicato maggiore) è quello che oggi forma la concura, in una al beneficio di S. Leonardo in Cartora uniti ad esso con decreto reale (era di nomina Colonna, poi della Corona come retro) 17 luglio 1858, bollario an. 1858 pag. 294. Abbate parroco è il sig. don Giambattista Panei del luogo, di anni circa 60, fin dal 1874. Questi è vicario foraneo di Borgocollefegato; ma risiede, naturalmente, in S. Anatolia. Il medesimo gode le rendite della concura; dirò meglio, ne è l'economo curato con patente vescovile del febbraro ultimo, placitata dalla procura generale.

A Carico del parroco (legati a carico del parroco e del coadjutore):

1) Messe 12 gravanti il canonicato di S. Niccola riunito alla parrocchia.

2) Messe 12 gravanti il beneficio di S. Lorenzo in Cartora riunito alla parrocchia, una al mese.

3) Messe 15 gravanti il beneficio di S. Costanzo riunito alla parrocchia.

L'abbate parroco soddisfa, e pare che così si costumi da ben 45 anni, nel modo seguente pel 1 leg. messe 12, pel 2 messe 15, e pel 3 messe 10. E' dunque quistione di due messe che si applicano in meno: quanto a noi possiamo dire che la lista che qui poniamo è desunta dall'epilogo del labreo, dalla visita del 1851; e dagli appunti dell'ultima S. Visita, i quali pare l'abbiano alla loro volta desunta dalla tabella locale.

A carico della Concura:

1) Messe 12 gravanti il canonicato già goduto da d. Giuseppe Placidi.

2) Messe 20 gravanti il beneficio di S. Leonardo in Cartora unito a detto canonicato.

n.b. La Concura dal 1858, 20 luglio, bollar. pag. 294 fino al 1884 fu goduto dal fu' Sig. d. Angelo Scafati di S. Anatolia, il quale sui primi del 1884 divenne preposto di S. Michele Arcangelo in Rieti (Borgo): dal 1884 restò vacante fine al febbraro covv. anno, in cui ne fu investito con patente vescovile (come economo curato) l'abbate parroco Panei. Le rendite durante la vacanza detta furono percepite dalla famiglia dello Scafati; alla quale incombeva l'onere di soddisfare i legati: dovrà verificarsi se lo ha fatto.

Chiesa Parrocchiale:

Trovasi nel paese verso il lato sud-ovest. La facciata è volta ad est: ha una finestra in mezzo; nelle pareti laterali della chiesa altre 9 finestre simmetriche, la decima è finta perchè in quella parte, nord, v'è la torre campanaria attigua. La chiesa è lunga ca. 18 metri, compreso il presbiterio; larga 8, senza le 6 cappelle ove sono gli altari laterali: è coperta a volta a vari settori, formati da cerchi o fascioni che posano sopra pilastri addossati alle pareti laterali, i quali dividono fra loro le dette cappelle. Sotto la volta un discreto cornicione che gira intorno intorno la chiesa. Sopra l'ingresso decente orghestra con organo. Pianceto in mediocre stato. Il presbiterio si innalza sulla platea di due gradini in pietra, che corrono tutta la larghezza della chiesa. Dietro l'alt. magg., vi si entra da due porte laterali al med., v'è la sagrestia: bello e spazioso vano a volta; largo 10 metri; lungo 5: mattonato discreto; due finestre ad ovest che la illuminano più che a bastanza: due discreti armadi per gli arredi; qualche cassa, qualche panca.

La torre campanaria è attigua alla parete nord del presbiterio, a cornu epistole dell'altare magg. Ha due buoni bronzi, che servono anche per l'orologio comunale: Vi si entra dalla chiesa.

Gli Altari sono otto:

L'alt. maggiore; dedicato a S. Niccola di Bari titolare della parrocchia, ed a S. Anatolia verg. e mart., è addossato nella parete in fondo al presbiterio. Questo non è che la continuazione della platea, quantunque si sollevi sopra di essa di due gradini, come si è detto; è profondo ca. 4 metri, largo 7, alto più che a sufficienza e coperto a volta: alle stremità laterali di esso due sfondi simetrici, ove sono collocati due altari i quali sfondi sono profondi 2 metri, larghi 3, alti a sufficienza e parimenti coperti a volta. All'Alt. Magg., (nel quale si conserva il SS. in un decente ciborio in legno) sovrasta un'ampio riquadro: quasi in mezzo ad esso, piuttosto in alto, una tela di forma rotonda con relativa cornice in stucco, rappresentante la vergine col SS. bambino, S. Niccola a destra e S. Anatolia a sinistra: ai lati della tela, piuttosto in basso ma sempre nel riquadro un affresco, rappresentante nella parte destra S. Antonio di Padova cui appare il SS. bambino, nella parte sinistra due correligiosi del Santo, che lo guardano da una portiera alquanto sollevata. (Sopra il riquadro, anzi sopra il cornicione vi è rappresentante la SS. Trinità). A destra e sinistra del riquadro, sopra le due porte della sagrestia, due nicchie coi simulacri in legno di S. Niccola e di S. Anatolia. Sugli [....avesitia ri...] di detta porta, alla base delle nicchie, due piccole tele, in cornici dorate, dei SS. Cuori. Gli altari collocati nei due detti sfondi laterali all'Alt. Magg. sono dedicati quello a cornu evang. a S. Antonio da Padova con mediocre simulacro del santo in una nicchia sovrastante la mensa; l'altro a cornu ep.lae è l'alt. del Suffragio, v'è dipinta in tela la Vergine col SS. Bambino, e le anime purganti in basso: prospettive piccole, ma non [....rudecenti....] .

Gli altri cinque altari ed il battistero sono collocati in sei sfondi simmetrici, pratticati nelle pareti laterali della platea (relativamente remoti del presbitero): sono profondi un metro e settanta cent., larghi metri 2 1/2, alti a sufficienza e coperti a volta. Discrete le prospettive degli alt.

Il 1 alt. a cornu evang. è dedicato alla S.ma Vergine del Rosario: la quale vi si venera, col SS. bambino, effigiata in un simulacro in legno decentemente vestito, collocato in una nicchia soprastante la mensa; con cornice in legno munita di cristalli, e più in fuori altra cornice in stucco: intorno la nicchia in piccoli ...... tale sono dipinti i 15 misteri.

Il 2 alt. a cornu evang. è dedicato a S. Giovatti Battista, che v'è dipinto in un affresco quasi del tutto casso: davanti a questo una tela con bella cornice dorata, di tal grandezza, che può passare, o quasi, come quadro dell'alt., la quale rappresenta la SS. Immacolata, con S. Agnese Verg. e Mart., ed alcune fanciulle (le figlie di Maria). Questo alt. era di juspatronato della famiglia Spera; oggi è nullatenente; quindi non si pensa più a mantenerlo.

Al luogo del 3 altare a cornu evang. sta il fonte battesimale, di vantaggiose proporzioni: fulcro e tasca di pietra, il di sopra in muratura; di lato sta la piscina.

Il 1 alt. a cornu eplae è dedicato alla B.ma Vergine del Carmine: la quale vi si trova dipinta in tela col SS. bambino; il B. Simone Stock a destra, S. Teresa a sinistra. Al posto del sottoquadro la vergine del S. Cuore, col SS. bambino in plastica; il piccolo simulacro sta dentro campana di cristallo: ai lati due palme di fiori in giaconetta, entro campane di cristallo. Ai lati dell'alt. due quadretti in tela con cornici dorate, rappresentanti S. Antonio da Padova e S. Rocco di Mompellieri. Ai fianchi della volta dello sfondo o cappella altre due piccole tele, rappresentanti S. Giuda Taddeo ap. e S. Vincenzo Ferreri. L'alt. è di juspatronato della famiglia Placidi, oggi Sig. Giuseppe, la quale lo mantiene con decoro.

Il 2 alt. a cornu eplae è dedicato a S. Luigi Gonzaga; che vi si trova effigiato in un simulacro in legno, collocato nella nicchia soprastante la mensa, cornice di legno con cristalli, più in fuori cornice in stucco. Il sottoquadro è un'oleografia di S. Giuseppe con bella cornice dorata.

Il 3 alt. a cornu aplae è dedicato alla natività della SS. Vergine: la relativa tela è di ristrette dimensioni; al posto del sottoquadro v'è un vecchio e piccolo simulacro della SS. Immacolata.

Questa chiesa, di solida e regolare struttura, comunque vasta a sufficienza, ormai non contiene più tutta la popolazione se non a disagio. Reclamerebbe qualche risarcimento, di poca entità, e soprattutto una ripulitura generale: il che per altro non è per ora possibile; attese le gravissime spese a cui s'è dovuto sobbarcare il popolo per edificare la chiesa di S. Anatolia, di cui or ora, non ancora al completo necessario. La suppellettile è in stato mediocre, gli arredi in sufficienti condizioni. L'universa manutenzione, venute meno le rendite dei luoghi pii è ormai a carico del parroco e del popolo.

Casa parroch.:

Non v'è canonica in questa parrocchia.

Chiesa di S. Anatolia:

Trovasi a nord est del paese in basso alla distanza di circa un chilometro. La facciata, che ha un disegno, è volta a nord-ovest: ha nel mezzo una finestra di forma circolare lavorata in pietra; ed in basso tre porte, corrispondenti alle tre navate della chiesa, la maggiore delle quali porte offre anche essa un lavoro in pietra degno di rimarco. La chiesa è a tre navate: sono lunghe un 17 metri (escluso il presbiterio per quella di mezzo); larghe la centrale 6 in 7 metri, le laterali 4 per ciascuna, senza calcolare lo spazio occupato dai pilastri e corrispondente agli archi soprapposti, che dividono esse navate. La navata centrale è coperta da svelta e bella volta divisa a settori da archi o fascioni, che poggiano sulle fronti dei pilastri già mensionati: sotto la volta 10 finestre simetriche, cinque cioè da ciascuna parte: bel cornicione a molte linee, che corre intorno l'intera navata. Sopra l'ingresso ampia e decente orghestra in legno, con eccellente organo, sostenuta dal bussolone: vi si entra da porta esterna pratticata da lato alla facciata, a nord-est. Le navate sui lati, ove finora non è costruito alcun altare, sono coperte da volte a settori, divisi da archi che poggiano sulle pareti laterali della chiesa, in pilastri a piccolo rilievo, e sui pilastri divisori più volte ricordati: vi sono sette finestre a semicerchio; tre da una parte, e quatro dall'altra; l'ottava è finta. Il pianceto sta in eccellenti condizioni. Il presbiterio o cappella, ove è collocato l'alt. maggiore, ed unico finora, non è che la continuazione della navata centrale; e si alza su questa di due gradini in pietra, a semicerchio, che corrono tutta la larghezza di essa navata e del presbiterio: questo è profondo metri 3 1/2 o 4, largo 6 in 7: l'altare è staccato dalla parete retrostante di circa un metro: la sua mensa è foggiata ad urna, e vi si ascende per due gradini in pietra: nella parte posteriore della mensa si innalza a mo' di postergale una edificazione larga quanto l'alt., alta circa 7 metri, e dello spessore di meno d'un metro; in essa edificazione quattro colonne con capitelli, cimasa e sopracimasa con intagli e fregi in stucco: in mezzo a questa edificazione o prospettiva si apre una capace nicchia, ove è collocato il simulacro in plastica di S. Anatolia, alto circa metri 2 1/2; fuori la nicchia cornice in stucco, e poi due pilastrini piani a spigolo; il simulacro è lavoro del prof. Odoardo Alberto Sciaff di Boemia, lavoro che colà pregiano molto, e che forse ha il suo valore. Ai lati dell'alt. si aprono due porte, che immetto in due discreti vani: Quello a cornu eplae è la sagrestia; coperta a volta, e bene illuminata; decente armadio pei S. arredi; qui pende la corda dell'unica campana, piuttosto piccola, sita in archetto sopra muro: l'altro vano, a cornu evang. dell'alt., non è ancora compito; non v'è che le mura ed il tetto. A circa 6 metri dall'ingresso, a destra di chi entra, v'è nella navata centrale un'edicola o tempietto isolato; a largo e lungo poco oltre 3 metri, ed alto 2 1/2; è coperto a volta: nel lato che guarda il presbiterio v'è il muro, al quale è addossato un'altarino, negli altri tre lati una cancellata di ferro battuto; ai quattro angoli quattro colonnette in materiale simetriche, che sostengono la piccola volta. Nell'altarino un antico affresco rappresentante S. Anatolia, difeso da cristallo in cornice di legno. Nella volticella le immagini pure a fresco, in seguito ritoccate anzi deturpate, della SS. Vergine a perpendicolo della mensa, e dei quattro evangelisti verso gli angoli. Questa edicola vanta una relativa antichità, ed è tenuta dai terrazzani e forastieri in molta venerazione.

La bella e capace chiesa di cui parliamo è di recentissima costruzione: fu incominciata e condotta allo stato in cui si trova in 20 anni o poco più; della chiesa antica non furono utilizzate che le pareti laterali, ma solo in parte, rafforzandole ed innalzandole. Il disegno dell'attuale chiesa è dovuto al P. Luigi Ferrante, gesuita, zio materno dei sig. Placidi Giuseppe e fratelli: quanto il disegno in discorso valga in arte lo ignoriamo; quel che possiamo dire è che ci parve assai bello, e stiamo per dire grandioso; e fa la stessa impressione a tutti.

Questa vasta e costosa edificazione fu tirata su con largizione ed elemosine di ogni genere sia dei nativali del luogo, in specie dei Sigg. Placidi su ricordati, sia dei paesi circonvicini, i quali anche essi professano grande devozione alla gloriosa santa. La chiesa è sfornita di suppellettile e di S. Arredi: non v'è che il necessario per funzionarla nelle solite ricorrenze, e per celebrarvi: ma tutto da a credere che fra non molti anni avrà quanto occorre sotto tutti i rapporti. La chiesa, sugli avanzi della quale fu edificata l'attuale, vantava un'antichità: si ritiene che il corpo della santa sia stato in essa conservato per più secoli, prima di essere trasportato nella chiesa dei benedettini in Subiaco, ove ora si venera: era anche essa assai capace, ed avea pure tre navate; appartenne per lunghi secoli ai benedettini, ed ancora si ...additano... i ruderi dell'attiguo convento ad essi appartenuto.

La nuova chiesa, venute meno le retribuzioni esistenti nella vecchia delle quali a suo luogo, deve essere in tutto mantenuta con elemosine dei devoti.

Chiesa della SS. Addolorata:

Trovasi a sud-ovest del paese alla distanza di 7 od 8 cento metri. Fu fabbricata da circa 60 anni; e fino a pochi anni or sono, [p.647] ossia fino a che fu costruito il camposanto fu la sepolcrale della parrocchia. Non ha, ne ebbe mai altro che mura e tetto. sta in cattivo stato, massime nel tetto: può ritenersi che tra non molti anni andrà in rovina; non se ne ebbe cura per lo passato, e così sarà per l'avvenire, atteso che il popolo è tutto impegnato nel compiere, ornare, e provvedere la chiesa di S. Anatolia.

Benefici e Cappellanie:

Sono ed erano i seguenti:

a) Beneficio di S. Niccola, detto 2 canonicato: fu riunito alla parrocchia. V. pag. 635 infine.

b) Beneficio, detto 3 canonicato ad oggi canonicato minore; da oltre 40 anni è vacante, e sta in amministrazione presso l'economato: a questo canonicato è unito, non si sa come ne quando il piccolo Beneficio della Madonna di Loreto in altare omonimo nella chiesa vecchia di S. Anatolia. Il canonicato è gravato di 12 messe; ed il beneficio di 6; e secondo gli appunti dell'ult. S. visita (la visita 1850, 51 pone messe 16: pag.85) l'economato fa celebrare sole 10 messe, non 12, pel canonicato [p. 648].

c) Beneficio o cappellania di S. Giovanni Battista, eretto in alt. omonimo nella parrocchiale, bollar. anno 1606 pag. 42: è juspatronato della famiglia Spera. Questo diritto dagli Spera sembra sia andato in Giuseppe Scafati e sorella. Il patrono (o patroni) ha svincolato i beni (parte di questi furono venduti nel principio del secolo) per L.250; dunque i beni rimasti valevano perlomeno L.800; dopodichè li alienarono; e le messe 12 di cui era gravato il beneficio non sono state applicate dal 1881, epoca in cui morì l'ultimo investito, Sig. Francesco Giorgi extra diocesano.

d) Beneficio o cappellania della SS. Vergine del Carmine: se ne può leggere la bolla d'erezione nel nostro bollario anno 1698 pag. 222; v'è inserito il relativo testamento e la nota dei fondi. Era di juspatronato della famiglia Cherubini: in seguito questo diritto passò alla famiglia Placidi, oggi Sig. Giuseppe e fratelli. V'è l'onere di due legati; il 1 di 2 messe al mese, il 2 di 3 messe all'anno: sono in vigore. I predetti Sigg. fratelli Placidi, dopo la morte del loro zio paterno Sig. d. Costantino avvenuta nel 1888, svincolarono i beni sborzando L.800; il che mostra che il valore di essi si accerta alle L.3.000, se non più poichè in quei luoghi spesso una notevole parte dei fondi non risultano a catasto. Fu suggerito al prelodato Sig. Giuseppe, [p. 649] uomo facoltoso, di sborsare una somma che rappresenti la dote perpetua dei due legati di messe, ed una percentuale d'un'equa composizione: fece buon viso alla proposta, e chiese di essere informato sulla natura dell'istituzione in discorso; il che potrà farsi.

e) Beneficio della SS. Vergine di Loreto, riunito al canonicato minore. V. lettera b).

f) Beneficio di S. Marie del Colle, chiesa ora diruta, di giuspatronato Colonna. Se ne ignora l'erezione: l'ultimo investito fu d. Francesco Fabrizi di S. Stefano del Corvaro, il quale viveva nel 1828. L'epilogo del labreo pone una rendita di ducati 13.60, pari a L. 57.80. Onere, oltre la manutenzione della chiesa che più non esiste: Due processioni dalla parrocchiale a S. Maria del Colle, già sita fra S. Anatolia e Torano, con due messe cant.; elemosina all'abate parroco ducati 2.40, pari a L.10.20: queste processioni e messe avevano luogo il 25 marzo ed il 2 luglio. Nulla sapevamo di questa istituzione quando fummo colà; gli appunti delle due ultime sacre visite non ne parlano: il beneficio fu incamerato; o riunito per decreto reale (la corona, come cennammo si sostituì ai Colonna nel Juspatronato) a qualche parrocchia dei vicini paesi, se non di S. Anatolia; come è avvenuto per quasi tutti i benefici di nomina regia in quei luoghi.

g) Beneficio di S. Costanzo in Cartora: fu unito alla parrocchia. V. pag.635 in fine.

h) Beneficio di S. Lorenzo in Cartora: fu unito alla parrocchia. V. pag.635 in fine.

i) Beneficio di S. Leonardo in Cartora: fu unito al canonicato maggiore o concura. V. pag.636.

Luoghi Pii:

I luoghi pii in questa parrocchia erano:

1) SS. Sacramento all'alt. maggiore nella parrocchiale. I legati che lo gravavano erano: a) Pel fu Antonio Placidi messe 4; b) Pel fu Francesco Gentili messa 1; c) Per la fu Antonia Amanzi messe 4; d) da celebrarsi nella chiesa di S. Atanasio, ora diruta, messa 1 solenne e 3 lette.

2) SS. Rosario all'alt. omonimo nella parrocchiale, lo gravava 1 legato di 2 messe pel fu Carlo Amanzi.

n.b. le 15 messe gravanti i due suddetti luoghi pii si celebrano ed applicano colà nelle seguenti ricorrenze, 1 cant. dall'abate e 2 lette dai due canonici ogni volta il 20 gennaro, festa di S. Sebastiano Mart.: il 28 [p. 651] aprile, anniversario della sagra della chiesa vecchia di S. Anatolia: il 2 maggio, festa di S. Atanasio patriarca Alessandrino: nella solennità del Corpus Domini: e nella 1 domenica di 8bre, festa del SS. Rosario. Da ciò può argomentarsi che i legati in discorso gravavano anche i luoghi pii, dei quali or ora ai nn. 3 e 5.

3) Di S. Anatolia: ossia del Santuario cioè per l'intera chiesa, e non per la sola edicola; come sembra esser certo.

4) Della Pietà o SS. Addolorata nell'alt. magg. della vecchia chiesa di S. Anatolia. Era gravato di una messa ogni mercoledì pel fu Fabio Di Domenico: questo legato fu ridotto a decennio da Mr. Mauri ai 17 giugno 1874, poi 27 7bre 1882 (sempre i S. Visita) ad altro triennio a 30 messe all'anno: però nell'ultima S. Visita, 18 7bre 1887, si avvide che nel concedere queste riduzioni era partito da un errore di fatto, dall'esiguità della rendita cioè; mentre queste giungevano a L.200 nette al mese, ed egli ne supponeva solo 32: ritenendo quindi di niun valore le riduzioni ingiunse al parroco Panei e al fu d. Costantino [p. 652] Placidi di ricorrere a Roma per una sanatoria; e comandò al Panei di rimettere messe 28, tralasciate da lui, sulla parte che gli toccava delle 30 annue. Quanto alla sanatoria ci facciamo lecito osservare che essendosi altrimenti erogate, in buona fede, le rendite del luogo pio, non sembra fosse necessaria; a meno che i due ricordati sacerdoti, il che è incredibile, avessero ingannato il superiore, o almeno si fossero accorti che questi era in errore. Quanto a noi il Panei ci dichiarò che dall'ultima S. Visita questo luogo pio (ed anche gli altri) fu amministrato dal Placidi fino al 1888, e che lui fino al 1890; e che il legato fu puntualmente soddisfatto, ma non spiegò se in base alla riduzione di M.r Mauri, o meno: noi, che ignoravamo la cosa, non gli domandammo ne questo, nè se avea applicate le messe 28 di cui sopra.

5) Di S. Sebastiano mart. nell'alt. omonimo in chiesa (vecchia) di S. Anatolia.

Non siamo in grado di indicare l'entità della dote di ciascun luogo pio: sappiamo solo che i beni in complesso, incamerati nel 1881 e venduti 6 o 7 anni dopo, furono messi all'asta per L.10.000; e che il demanio liquidò annue L.445; sappiamo ancora che la metà o poco meno di questa rendita, e relativi fondi, era del luogo [p. 653] pio della Pietà. Si volle colà sul principio acquistare i beni, che si sarebbero potuti avere per L.7.000, nell'interesse dei medi luoghi pii; ma o non si potè o non si volle: I fondi furono acquistati da altri; e la ricordata rendita fu percepita dai luoghi pii fino al 1890: il Sig. Panei ha deposto che questa fu amministrata dal fu Sig. Costantino Placidi fino a che visse, ossia fino al 1888; poi da lui fino al 1890: che l'uno o l'altro la esaurirono nella soddisfazione dei legati di messe (vedi però quanto si dice al n.4 circa medicena), e nelle spese di culto; senza peraltro notare cosa alcuna. Dal 1890 in poi le cartelle di rendita furono dal demanio consegnate alla congregazione di carità: questa generosamente dà da allora in poi annue L.40, che servono per la lampada perenne. Ignoriamo in che precisamente, oltre i legati dei quali retro e la lampada perenne, si dovessero erogare le rendite: Si può supporre che vi mantenessero gli alt. Nei quali i luoghi pii esistevano; e le due chiese, parrocchiale e di S. Anatolia, in ciò che occorreva pel culto (cera, suppellettile, ecc.).

Elemosine in S. Anatolia:

Abbiamo già notato che il Santuario, ossia chiesa di S. Anatolia, è luogo di gran devozione non solo pei [p. 654] naturali del luogo, ma anche pei paesi circonvicini: molte furono le elemosine raccolte per edificare la nuova chiesa, e non poche sono quelle che seguitano a collettarsi per compirla; nè per grazia di Dio cesseranno compite questa, come ve n'erano prima di incominciarla. M.r Mauri, come risulta dagli appunti dell'ult. sua S. Visita 1887, si astenne dal prenderne conto: il ricordato Sig. d. Costantino Placidi, la cui famiglia contribuiva generosamente alle spese della fabbrica della chiesa allora in costruzione, teneva tutto in mano; epperò quel prelato, a cui dovea aliunde constare che le elemosine si erogavano come si doveva, non credè opportuno molestare il Placidi; il quale avrà erogati in detta fabbrica, e così posteriormente il Sig. Panei, la più gran parte delle rendite dei luoghi pii anche dopo la liquidazione. Cessato ora il bisogno di usare tale riguardo; può esser del caso provvedere che si apra colà il registro dell'introito ed esito, per poi esibire il dovuto resoconto al R.mo ordinario; con che potrebbero le elemosine crescere di non poco, poichè è naturale che i devoti amano vedere cogli occhi e toccare colle mani: e sì che v'è il maggior bisogno di contarli al possibile, ite in dileguo le rendite dei luoghi pii.

Questue pel Purgatorio:

[p. 655] Suol farsi come una volta, e se ne erogano le elemosine giusta la consuetudine locale: non v'è registro, comunque sia stato ripetutamente ordinato.

Camposanto:

Vedi pag.633: è comune con Torano.

Procurazioni:

La S. Visita doveva avere a titolo di procurazioni in questa parrocchia D. 480 pari a L.25.53. Si ignora come dovesse ripartirsi questo importo fra il beneficio parrocchiale e gli altri benefici; sembra che anche il comune dovesse dare la sua parte. E' da lunghissimi anni, se non andiamo errati, che la S. Visita non ebbe cosa alcuna. Fummo ospitati dai Sig. Placidi Giuseppe e fratelli: il parroco provvide le cavalcature per andare a Spidino, donde si tornò la stessa mattina a S. Anatolia; ed il legno per andare a Corvaro. [fine p. 655]