1866: Giuseppe Colucci - "Gli Equi"

Nel 1866 lo storico Giuseppe Colucci nel suo libro su "Gli Equi" scriveva:

"Ricordisi inoltre che dalla più remota antichità fu in Tiora Matiena un oracolo di Marte, i cui responsi erano dettati da un Pico nell'alto di una colonna di legno, onde dallo stesso Dionigi fu notata la simiglianza di questa maniera di divinazione col pelasgico oracolo di Dodona. Vero è che quella città fu da molti scrittori compresa nella Sabina, ma se per poco si rifletta che i Sabini abitarono l'alto rispianato di Amiterno, e che Tiora sorse dopo Alba all'ingresso della valle Equana, non lungi dal monte Cartore, ove nel medioevo fu Tora (oggi Torano e Grotte di Torano), l'errore di quei topografi riesce manifesto. Scendendo i Sabini al piano contro gli Aborigeni, non sormontarono punto i gioghi di Noria, dell'Aquilente e del Velino, ma percorsero la via naturale dell'Interocrea, come più innanzi sarà detto; laonde nè per ragioni topografiche, nè per tradizioni antiche può credersi che una sacra primavera di Sabini abbia posta le fondamenta di Tiora Matiena, chiusa nella regione degli Equicoli e propria di quel popolo. Sanzachè il Marte o "Apns" dell'oracolo Tiorano non fu divinità Sabina o Greca, ma Tragica e Scitica, come la radice del vocabolo "Apns" appartiene propriamente alla lingua degli Sciti, popoli congiunti ai Medi, ai quali erano identici i Matieni; ed i Pelasgi, per giudizio de' più recenti etnologi ebbero lor prima sede nella Media o nell'Iran settentrionale, donde tutte uscirono le razze Indoeuropee".

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