Come nacque l'amministrazione dei beni separati

Da un racconto di Mario Tupone "Zisittu" del 22 marzo 2016

Don Giovanni e Mario Tupone nel 1964Evidenziati nella fotografia: a sinistra Don Giovanni e a destra Mario Tupone, il 14 gennaio 1964 giorno in cui Luigione Lanciotti e Anatolia Peduzzi festeggiarono i cinquant'anni di matrimonio.

Erano i primi anni del 1950 quando il comune di Borgocollefegato mise in vendita il bosco della montagna della Duchessa. La ditta che vinse il bando lo pagò undici milioni di lire e il giorno dopo lo rivendette al doppio, ventidue milioni di lire. Quando la notizia arrivò alle orecchie di don Giovanni Di Gasbarro, il prete del paese, questi sbottò con rabbia: "Con la roba nostra ci fanno pure la scarpetta ! Così non va proprio bene !". Subito cercò due persone nulla tenenti di Sant'Anatolia che potessere esporsi senza aver nulla da perdere. Innocenzo e Marco Luce si offrirono volontari. Quindi andarono insieme a Roma, all'Uso Civico, e querelarono il comune perchè aveva venduto un bene non suo ma di proprietà della frazione di Sant'Anatolia.

Don Giovanni fece i suoi giri, si consultò e prese informazioni. Per poter procedere al sequestro bisognava andare al tribunale di Terni, di competenza della persona che aveva acquistato il bosco, e versare un deposito cauzionale di centomila lire. La data di scadenza entro cui procedere era il 23 di giugno e, superata quella data, non si poteva far più nulla. Il giorno della scadenza una persona di Borgocollefegato era d'accordo con don Giovanni che lo avrebbe accompagnato con il suo taxi da rimessa a Terni. Di soprannome veniva chiamato "lusso" ed era il padre di quello che fece la cava vicino alle quattro strade. Quelli di Borgo, per impedire a don Giovanni di andare, bucarono le gomme del taxi. Don Giovanni nel frattempo era andato ad attenderlo alle "quattro strade" ed attese invano molto tempo senza che questi venisse a prenderlo.

Verso le quattro del pomeriggio passò Mario Tupone che, come di consueto, stava andando a distribuire la posta. Don Giovanni, con fare molto serio, disse a Mario che doveva accompagnarlo perchè entro le sei doveva stare a Terni. Che era importante altrimenti non avrebbe fatto in tempo. Che non poteva fare una figuraccia con il paese. Che, dopo aver fatto tanti giri, si rischiava di perdere tutto. Che lui lo doveva accompagnare per forza e che doveva anche correre e fare una volata.

benelli-125.jpegMario si rese subito conto della gravità della questione e andò da Francuccio, il postino di Torano, e chiese a lui di consegnare la posta. Poi fece avvertire la madre, Caterina Lanciotti, che alle 6:00 fosse venuta lei alle "quattro strade" a ritirare la posta all'arrivo della corriera. Prese quindi la motocicletta e fece salire don Giovanni dietro. La motocicletta era una Benelli 125 che gli era stata regalata da Tonino, il fratello. Partirono subito e, essendo la strada asfaltata, arrivarono in un attimo a Santa Lucia.

Da Santa Lucia la strada non era più asfaltata. Don Giovanni disse a Mario di prendere la strada di sopra, quella che passava per Fiamignano. La strada non era asfaltata ed era piena di curve. Fecero una corsa, le pietre saltavano ovunque. Dovevi correre molto altrimenti non riuscivi a tenerti dritto e cadevi. Solo con l'alta velocità riuscivi a stare dritto. Dovevi volare ! Fortuna che in quel tempo c'erano poche automobili che giravano, altrimenti sarebbe stata una disgrazia.

Un'ora e venti dopo raggiunsero Piediluco ma alle prime case la motocicletta si fermò e non volle più saperne di ripartire. Don Giovanni, senza perder tempo, chiese un passaggio ad un'automobile che passava e andò via. Mario rimase solo, "come un baccalà", con la camicia a mezze maniche, senza portafoglio, senza sigarette e con una fame da lupo.

Trovò in quei pressi un'officina dove portò la moto. Il meccanico gli disse che si era bruciata la bobina e che bisognava andare a Terni a comprarla. Chiese quindi a Mario cinquemila lire per la bobina e un rimborso per il costo del viaggio. Mario sfoderò un grande sorriso e rispose che non aveva un soldo in tasca, che non aveva proprio il portafoglio dietro, ma che il meccanico doveva comunque aggiustargli la motocicletta e che anzi, lo doveva anche portare a mangiare da qualche parte, perchè lui aveva fame. Di fronte ad un ragazzo di vent'anni, evidentemente onesto, al meccanico si sciolse il cuore. Lo portò in una trattoria, lo fece mangiare e gli comprò anche le sigarette. Poi andò a prendere la bobina e riparò la motocicletta.

Don Giovanni tornò a Piediluco verso le 20:30 di sera, all'imbrunire. Pagò tutto, fece il pieno di benzina e ripartirono verso Sant'Anatolia. Per tornare ci misero tre ore e mezza. Era il 23 giugno del 1954, una delle giornate più lunghe dell'anno.

logo-asbuc.jpgIn seguito il comune, trovandosi con la montagna sequestrata e con l'acquirente che pretendeva la penale, dovette approvare la nascita dell'A.S.B.U.C. e si dovette mettere d'accordo con il comitato provvisorio che si era formato a Sant'Anatolia. Il comitato era composto da circa quattro o cinque persone: Don Giovanni, Sor Peppe Panei, e altri due o tre che Mario non ricorda. Il comune versò cinque milioni al comitato e riconobbe l'amministrazione separata.

Un paio d'anni dopo tutto venne regolarizzato con la prefettura e nacque il primo comitato eletto e riconosciuto. Il primo presidente forse fu Pippo Falcioni, e se non fu presidente sicuramente fu consigliere, in quanto Pippo entrò da subito nell'A.S.B.U.C. Mario ne fece parte nel 1970, eletto con la minoranza. Insieme a lui c'era Agnesina, Antonio Placidi, Giacomo Spera e Di Gasbarro. Nella minoranza c'era lui, Settimio ed altri che non ricorda. Mario ebbe gli stessi voti di Settimio ma entrò in quanto più anziano.

La battaglia di Mario fu quella di ottenere l'Uso Civico, cioè far avere la legna, ad un prezzo scontato, ai santanatoliesi. Prima si tentava sempre di vendere i boschi alle ditte, per avere più soldi, ma alla gente di Sant'Anatolia non veniva nulla in tasca. Mario poi iniziò la causa contro l'Istituto Sperimentale per la Zootecnica di Roma, che voleva accaparrarsi la montagna, e la vinse !

Scritto da Roberto Tupone il 7 aprile 2016.