Riassunto del processo ad Alessandro Panei

Il 2 maggio del 1850 il signor Sansone, sottintendente del distretto di Cittaducale, informò il regio giudice di Borgo Collefegato, nella persona del "supplente" Giuseppe Falcioni (1), di come il sig. Alessandro Panei (2) di S. Anatolia "abbia osato proferire le più esecrandi espressioni contro del nostro Augusto Sovrano, minacciandone i preziosi giorni e si additano come testimoni gl'individui scritti al margine: Baldassarre Federici, Francesco Scafati di Antonio, Gaetano Lucantonio di Beniamino Peduzzi e Angelo Maria Fracassi. Si aggiunge che esso Panei nel 1848 venne imprigionato perchè detentore di armi e munizioni e che proclamatasi la costituzione tolse ad un certo Francesco Fracassi la nappa rossa che costui portava, lacerandola e calpestandola". Date queste gravi accuse il sottintendente ordinò l'arresto dello stesso Panei e di eventuali suoi complici e la perquisizione della sua abitazione "assicurando nelle forme legali quanto di criminoso si potesse rinvenire".

Il 4 maggio Giuseppe Falcioni, dopo aver inviato al Caporale Comandante della Pubblica Sicurezza di Borgocollefegato l'ordine di arresto, si recò a S.Anatolia assistito dal Cancelliere per mettere in atto la perquisizione della casa del Panei e convocò in qualità di testimoni "Filippo Passalacqua (3) di anni 39 figlio di Domenico e Basilio Luce (4) di anni 30 figlio di Tommaso". Il Falcioni relazionò scrivendo che, "penetrati in casa d'Alessandro Panei, e non avendovi rinvenuto costui, per essere andato a disimpegnare alcuni affari di famiglia in altro paese, siccome ci ha asserito la di lui moglie Domenica Santori, abbiamo a questa manifestato quanto dovevamo procedere, in seguito di aver fatto circondare, dalla forza pubblica la intera casa di abitazione". All'interno della casa "nella cucina, in un cantone di essa vi abbiamo rinvenuti due fucili alla paesana che la sunnominata Santori ci ha detto appartenenti alla Guardia Urbana di cui l'Alessandro Panei è Caposquadriglia". Sequestrati i fucili e consegnati all'altro Caposquadriglia di S.Anatolia Ferdinando Scafati (5), il Falcioni perquisì il resto della casa, compresi i sotterranei, le casse, i bauli e gli armadi non trovando altri oggetti "criminosi".

Il 24 maggio il Falcioni decise che erano necessari ulteriori approfondirmenti e ordinò che fossero chiamati a testimoniare, prevenendoli che non comparendo sarebbero stati "assoggettati alle pene minacciate dalla Legge", i seguenti individui di S. Anatolia: Baldassarre Federici, Simone Scafati, Francesco Scafati, Antonio Peduzzi, Angelo Maria Fracassi, Gaetano Luce, Gennaro Luce, Sante Pozzi, Angelantonio Peduzzi, Francesco Fracassi e Domenico Peduzzi.

Il 25 maggio ebbero luogo i seguenti interrogatori:

  • Baldassarre Federici (6), di anni 27 figlio di Giovanni, dichiarò che Alessandro Panei ne' tempi della passata anarchia (1848), portava i mustacchi (baffi allungati e attorcigliati) e la nappa a tre colori al cappello. Gli venne quindi letta la precedente dichiarazione del 4 maggio dove egli asseriva che il Panei aveva detto: "Dovevamo stare sotto ad un mulo (intendendo del Sovrano Augusto) che ci sgrassava in ogni anno; se ci potessi stare un'ora a solo gli vorrei far passare una palla in petto, e colla testa ci vorrei fare a boccia". Alla domanda se lui confermasse tale testimonianza il Federici rispose che essa fu data solamente allo scopo di vendicarsi del Panei dal quale aveva subito gravi torti ma che ora, di fronte all'obbligo del "giuramento", doveva mettere da parte l'inimicizia personale e dire il vero cioè che l'unica dichiarazione da prendere in considerazione fosse quella presentata ora. Alla domanda se il testimone fosse stato costretto con minaccia a ritrattare la precedente dichiarazione il Federici rispose negativamente. La testimonianza completa fatta in precedenza da Baldassarre Federici era la seguente: "due anni fà, e propriamente nel bollore dell'anarchia, rattrovandomi nel locale Cartore insieme ad Alessandro Panei, costui incominciò a dire bene della costituzione, assumendo di non pagarsi alcun tributo e soggiungendo queste precise parole - Dovevamo stare sotto ad un mulo (intendendo del Sovrano Augusto) che ci sgrassava in ogni anno; se potessi starci un'ora a solo gli vorrei far passare una palla in petto, e colla testa ci vorrei fare a boccia - Non vi erano altri presenti allora. Ma ho inteso che simili espressioni le fece pure a Gaetano Luce, Gennaro Luce, Simone Scafati ed a Sante Pozzi di S. Anatolia".
  • Simone Scafati (7), di anni 40 figlio del fu Sebastiano, bracciante, dichiarò che "egli altro non ha inteso dire da Alessandro Panei ne' tempi della passata anarchia, se non che di voler castigare quegli subordinati nazionali che non volevano ubbidirlo, avendo altra Legge. Di quale Legge intendeva il Panei di parlare, s'ignora dal testimone". Gli venne quindi letta la precedente dichiarazione del 6 maggio dove egli asseriva che il Panei aveva detto: "Che voleva stare sotto alla Repubblica perchè non si pagavano pesi, e non già sotto al Re che era un mulo fottuto". Alla domanda se lui confermasse tale testimonianza Simone Scafati rispose che essa fu data solamente allo scopo di vendicarsi del Panei dal quale aveva subito gravi torti ma che ora, di fronte all'obbligo del "giuramento", doveva mettere da parte l'inimicizia personale e dire il vero cioè che l'unica dichiarazione da prendere in considerazione fosse quella presentata ora. Alla domanda se il testimone fosse stato costretto con minaccia a ritrattare la precedente dichiarazione egli rispose negativamente. La testimonianza completa fatta in precedenza da Simone Scafati era la seguente: "nel bollore della passata anarchia, intesi dire da Alessandro Panei - che voleva stare sotto alla Repubblica, perchè non si pagavano pesi,e non già sotto al Re ch'era un mulo fottuto - Che essendo il Panei uno della Guardia nazionale, nel chiamare i suoi subalterni per disimpegnare qualche servizio, e i medesimi non volendogli dare ascolto, spergiurando i nomi de' Santi diceva - A pochi altri giorni vi voglio dare delle scoppettate - Che allorquando sentii dire da Panei quanto ha dedotto di sopra, stavamo in campagna, e non vi erano altri presenti".
  • Francesco Scafati (8), di anni 28 figlio del fu Antonio, bracciante, dichiarò di aver "veduto ne' tempi della costituzione, ossia nel 1848, che Alessandro Panei di lui paesano portava i mustacchi e la nappa a tre colori, e diceva che la costituzione istessa era una cosa buona. Non ha mai poi sentito dire dal medesimo delle esecrandi espressioni contra l'Augusto Sovrano; e neppure ha udito da chicchessia, che esso Panei avesse tali espressioni proferite".
  • Antonio Peduzzi (9), di anni 22 figlio di Beniamino, bracciante, dichiarò di "non aver mai inteso proferire, dal di lui paesano Alessandro Panei, delle parole ingiuriose contra il nostro Augusto Sovrano, nè verun altra circostanza gli è nota al riguardo".
  • Angelo Maria Fracassi (10), di anni 28 figlio del fu Marco, bracciante, dichiarò "che egli nulla conosce in ordine alle espressioni esecrandi profferite da Alessandro Panei di S. Anatolia contro il nostro Augusto Sovrano. Che sa essere stato lo stesso Panei imprigionato nell'anno 1848 qual detentore di armi e munizioni, ma nulla però gli costa della nappa rossa tolta a Francesco Fracassi. Che nel giorno ventuno giugno 1848, avendo veduto Alessandro Panei co' mustacchi, egli il testimone si arbitrò di rimproverarlo, ma il medesimo nulla gli rispose".
  • Gaetano Luce (11), di anni 38 figlio del fu Pasquale, proprietario, dichiarò "che nel bollore della passata anarchia Alesandro Panei di S. Anatolia minacciava chiunque non era del partito liberale, e spesse volte diceva - Il Re ha dato la Costituzione, e non ha più che fare con noi; e voi altri a chi volete star sotto, a chi vi fa pagare, od a chi non vi fa pagare ? - volendo significare che non si pagavano i dazi sotto la costituzione, e pria di essa si. Che egli ha perinteso che Alessandro Panei avesse proferito delle ingiurie contro del Re alla presenza di Angelantonio Peduzzi di S. Anatolia, ignorandosi dal testimone le precise parole".
  • Gennaro Luce (12), di anni 53 figlio del fu Pasquale, proprietario, dichiarò "che egli non ha inteso di proferire dal di lui paesano Alessandro Panei espressioni esecrandi contro del nostro Augusto Sovrano Ferdinando II. Domandando al testimone se nell'anno 1848 il Panei venisse imprigionato qual detentore di armi e munizioni e lacerasse a Francesco Scafati la nappa rossa, ha risposto che il Panei stesse in carcere, ignorando tutt'altro".
  • Sante Pozzi (13), di anni 54 figlio del fu Giampietro, bracciante, dichiarò "che egli conosce solamente che Alessandro Panei in tempo della passata anarchia fregiava il suo cappello colla nappa a tre colori. Che, in ordine alle ingiurie alla Sacra Persona del Re N. S., nulla è a di lui cognizione per non avergliene mai inteso di proferire, nè ha inteso da altri che il Panei avesse giò esternato".
  • Angelantonio Peduzzi (14), di anni 29 figlio di Francesco, bracciante, dichiarò "che in tempo della costituzione il di lui paesano Alessandro Panei non faceva nè più nè meno di ciò che praticavano tutti gli altri. Che non mai dal soggetto in parola ha inteso di proferire dell'espressioni esecrandi contro del nostro Augusto Sovrano".
  • Francesco Fracassi (15), di anni 57 figlio del fu Croce, bracciante, dichiarò "che nell'anno 1848 rattrovandosi egli il testimone detenuto in queste prigioni insieme al di lui paesano Alessandro Panei, Antonio di Francesco Peduzzi, e Domenico Peduzzi, ai primi del mese di febbraio di detto anno fu promulgata in questo capoluogo la costituzione emanata da Sua Maestà, il postale portava la nappa a tre colori, tolse dal cappello del Fracassi istesso quella rossa e la gittò. Che in seguito il suddetto Panei disse agli altri detenuti di scegliere la prigione dove stavano ristretti, e fuggirsene [...]".
  • Domenico Peduzzi (16), di anni 38 figlio del fu Francesco, bracciante, dichiarò "che trovandosi detenuto in queste prigioni insieme ad Alessandro Panei, Francesco Fracassi, ed Antonio Peduzzi di S. Anatolia nel tempo in cui fu in questo capoluogo promulgata la costituzione, il primo di essi, nel vedere che il corriere postale portava nel suo cappello la nappa a tre colori, tolse dall'altro del Francesco Fracassi la rossa che vi teneva dicendo in pari tempo - Che la porti più [alta] questa, bisogna metterci quella di tre colori. Che nulla sa delle parole ingiuriose che dicensi proferite dall'istesso Panei contro l'Augusto Monarca".

 

Il primo giugno del 1850 Gregorio Lanciotti, di anni 36, figlio del fu Vincenzo, bracciante, si presenta spontaneamente a Giuseppe Falcioni e depone "che "per vieppiù comprovare quanto Alessandro Panei di lui paesano ha praticato contra il Re al Governo di Sua Maestà, nè tempi della passata anarchia, da in nota i seguenti testimoni, Paolo Amanzi, Pasquale Luce, Giovanna di Gregorio, Filippo Zuccaretti, Santa Spera, Lino Spera, Filippo Falcioni e Gabriele Piccinelli, tutti di S. Anatolia"

Il 4 giugno Falcioni ordinò che fossero chiamati a testimoniare, prevenendoli che non comparendo sarebbero stati "assoggettati alle pene minacciate dalla Legge", gli otto testimoni di cui sopra.

Il 5 giugno ebbero luogo i seguenti interrogatori:

  • Paolo Amanzi (17), di anni 29, figlio di Giovanni Battista, bracciante, dichiarò "che egli non conosce altro in ordine ad Alessandro Paneise non che di avere il medesimo, nè tempi della costituzione, portato la nappa a tre colori e i mustacchi ".
  • Pasquale Luce (18), di anni 30, figlio del fu Sinibaldo, bracciante, dichiarò "che egli il testimone, nè primi tempi della costituzione, intese dire da Alessandro Panei, che i Francesi erano del partito de' liberali, e quindi soggiunse - quel bardascio che sta facendo in Napoli (intendendo del Re)".
  • Giovanna Zuccaretti (19), di anni 30, figlia di Domenico, moglie di Luigi Di Gregorio, filatrice, dichiarò "che nè primi tempi della costituzione, essa testimone vendeva il vino, ed un giorno si portò a beverlo il di lui paesano Alessandro Panei, e discorrendo con essa disse, che aspettava più la costituzione, che morire, e poi rinascere. Che un fratello di Lino Spera, il quale trovasi al servizio militare, negl'indicati tempi scrisse una lettera alla di lui madre dove diceva che i nazionali andavano contrari al Governo. Saputosi ciò Panei disse, che se sapeva di certo che il soldato Spera sapeva scrivere, l'avrebbe fatto frustare là per là, e tale parlare il Panei lo fece a essa testimone nella di lei bettola".
  • Filippo Zuccaretti (20), di anni 25, figlio di Domenico, bracciante, dichiarò "che nè tempi della costituzione il di lui paesano Alessandro Panei portava i mustacchi e la nappa a tre colori al cappello. Circa un mese addietro Baldassarre Federici di S. Anatolia manifestò al dichiarante di aver udito nè tempi indicati di sopra dall'Alessandro Panei, che avrebbe voluto dare una palla in petto al Re e colla testa ci avrebbe voluto fare a boccia. E che lo stesso Sovrano era un mulo [...]".
  • Santa Di Rocco (21), di anni 64, figlia del fu Francescangelo, vedova di Bonifacio Spera, filatrice, dichiarò "che avendo ella un figlio al servizio militare, costui in tempo della costituzione le scrisse una lettera dove fra l'altro diceva, che i nazionali andavano contro il Governo. Saputosi ciò da Alessandro Panei volle leggere tale lettera, e dopo che effettuito ebbe tutto ciò disse alla dichiarante, che se il figlio sapeva scrivere avrebbe potuto essere fucilato e che quella lettera era stata scritta da qualche ciarlone".
  • Lino Spera (22), di anni 27, figlio del fu Sante, bracciante, dichiarò "che un di lui fratello che trovasi al servizio militare, in tempo della passata anarchia scrisse alla madre, che i nazionali andavano contrari al Governo. Venuto in cognizione di tutto ciò Alessandro Panei disse al testimone, che se l'indicato di lui fratello tornava, in faccia agli amici dell'Aquila gli faceva fare la testa".
  • Filippo Falcioni (23), di anni 29, figlio del fu Nicola, bracciante, dichiarò "che egli nulla sa delle ingiurie che dicorsi proferite da Alessandro Panei contro l'Augusto Sovrano e nè tampoco ha inteso di parlarne. Che un giorno, dopo che avvenne il disarmo in questi luoghi, vide l'Alessandro Panei in Cartore armato di fucile".
  • Gabriele Piccinelli (24), di anni 50, figlio del fu Pietro, bracciante, dichiarò "che egli nulla sa di ciò che si è addebitato ad Alessandro Panei di S. Anatolia e neppure ne ha inteso di parlare".

 

Terminate le indagini e consegnati tutti i verbali alla Gran Corte di Giustizia il processo si avviò verso la sua conclusione. Il 23 ottobre del 1850 al termine di una lunga requisitoria venne emesso il seguente verdetto: "Attesocchè le svariate proposizioni più o meno importanti attribuite ad Alessandro Panei nei primi bollori della Costituzione non potrebbero altrimenti andar considerate nell'insieme, che come discorsi pubblici tendenti a spargere il mal contento contro il governo, punibili col secondo al 3° grado di prigionia per l'articolo 14 Leggi penali. Attesocchè tali fatti non vennero denunziati alla giustizia che in maggio del corrente anno 1850, e non pria del 25 di quel mese ebbe principio l'istruzione del processo, mercè la udizione giuridica dei testimoni accennati dalla Polizia. Attesocchè a dett'epoca trovavasi già compiuto il biennio per la prescrizione dell'azion penale per delitto, ai sensi dell'articolo 645 Leggi di procedura penale, mentre tutti i discorsi che ci dicono fatti da Panei rimontano a febbraio e parte di aprile del 1848, senza che nè la Polizia, nè la giustizia ne avesse avuto conoscenza in tempo più prossimo alla voluta pateazione del reato. Anzi, è rimarchevole che la condotta politica del Panei non dovè soffrire censura dalle autorità di Polizia della Provincia, allorchè fu annoverato nel camminante anno fra i novelli urbani di Collefegato, e prescelto a Capo Squadriglia della sua sezione giusta il certificato alligato in processo ai fol. 4 e 38. Per tali considerazioni la Gran Corte Criminale, alla unanimità dichiara prescritta l'azione penale, ed ordina la conservazione degli atti in archivio. Fatto in Aquila li 23 Ottobre 1850. Seguono le firme del Giudice Guarini con le funzioni di Presidente, dei giudici Gualtieri, Caputo, Fiorelli e Notacchi, e del Procuratore Generale del Re sig. Ginnari".

note

  1. Nonostante che a S. Anatolia il cognome Falcioni appaia fin dal 1720, Giuseppe non risulta nei vari registri dello stato civile o parrocchiali. Allo stato attuale delle ricerche possiamo quindi fare solamente delle ipotesi: a) Giuseppe non appare nei registri in quanto nacque a S.Anatolia prima del 1809 (data d'inizio dello Stato Civile dell'Aquila), non si sposò e morì tra il 1865 (data di termine dello Stato Civile dell'Aquila) e il 1875 (data d'inizio del Registro dei morti della parrocchia di S. Anatolia); b) Giuseppe non appare nei registri poichè nacque a S. Anatolia prima del 1809 e si sposò e morì in altro luogo; c) Giuseppe non era nativo di S. Anatolia.
  2. Alessandro Panei (1808-1863), figlio di Giuseppe (n.1782) e Berardina Luce (1770-1846), sposò Anastasia Cavallari (1805-1844) dalla quale ebbe nove figli: Giovanni Battista (1831-1831), Luigi (n.1832), Maria Caterina (n.1833), Filomena Rosalba (n.1835), Don Giovanni Battista (n.1837), Giovanni (1838-1904), Carolina Stefana (n.1840), Antonio (1841-1906) e Pietro (n.1843). Alessandro venne ucciso il 14 giugno del 1863 dai "briganti" fautori del ritorno al trono dei Borbone.
  3. Filippo Passalacqua (n.1811), figlio di Domenico (1782-1855) e Francesca Rossetti (1781-1842), sposò Caterina Scafati (1811-1880) dalla quale ebbe nove figli: Carmine (n.1837), Rachele (n.1840), Giuseppe (n.1842), Annunziata (1844-1845), Annunziata (n.1845), Pasquale (n.1847), Francesco (n.1848), Vittoria Vincenza (n.1850) e Berardina
  4. Basilio Luce (1820-1888), figlio di Tommaso Luce (1770-1850) e Angela Scafati (1785-1838), sposò Maria Di Gasbarro (1821-1890) dalla quale ebbe sei figli: Angelo Antonio (1847), Maddalena (1850), Domenico Angelo (1851-1884), Giovanna (1855-1856), Cecilia (1857) e Francescantonio (1859-1860)
  5. Ferdinando Scafati (1808-1899), figlio di Domenico (1777-1843) e Agnese Luce (1773-1852), sposò Maria Di Cola (1810) dalla quale ebbe otto figli: Don Angelo (1832-1893), Pasquale (1834), Caterina (1836-1904), Amelio (1840), Berardina (1842), Domenico (1845), Cristina (1847) e Luisa (1850)
  6. Baldassarre Federici (1824-1864), figlio di Giovanni (1792-1879) e Annasiena Luce (1794-1832), sposò Antonia Peduzzi (1823-1902) dalla quale ebbe cinque figli: Anna (1852-1856), Berardina (1855-1915), Anna Siena (1859-1860), Pasquale (1861) e Ascenza (1863)
  7. Simone Scafati (1806-1862), figlio di  Sebastiano (1762-1842) e Domenica Di Gasbarro (1764-1835), sposò in prime nozze Maria Innocenzi (1812-1848) dalla quale ebbe cinque figli: Domenica (1840), Anna (1842), Sebastiano (1845-1846), Giacinta (1847) e Giovanna. In seguito alla morte della moglie sposò in seconde nozze Maria Antonia Di Berardini (1822-1891) dalla quale ebbe tre figli: Vincenza (1852), Maria (1858-1863) e Simone (1863)
  8. Francesco Scafati (1820-1905), figlio di Antonio (1796-1856) e Angela Spera (1790-1862), sposò Maria Rosa Carducci (ca.1824-1890) dalla quale ebbe cinque figli: Domenica Antonia (1849), Amelia (1851), Berardino (1854), Antonia (1858) e Domenico Antonio (1860)
  9. Antonio Sebastiano Peduzzi (1828-1908), figlio di Beniamino (1790-1856) e Caterina Spera (1784-1847), sposò Giovanna Maria Amanzi (1826-1907) dalla quale ebbe sei figli: Giuseppe (1857), Giuseppe (1858), Caterina (1860), Anatolia (1862), Vittoria (1866) e Filomena
  10. Angelo Maria Fracassi (1822-1880), figlio di Marco (1761-1840) e Irene Pozzi (1787-1852), sposò Ascenza Luce (1824-1906) dalla quale ebbe sette figli: Anna Maria (1848), Domenico (1852), Filomena (1854), Luisa (1856-1891), Marco (1861), Berardina (1864-1864) e Giovanni Caterino (1866)
  11. Gaetano Luce (1811-1878), figlio di Pasquale (1759-1829) e Ascenza D'Orazio (1766-1826), sposò Maria Peduzzi (1814-1897) dalla quale ebbe undici figli: Caterina (1834-1899), Pasquale (1836-1907), Domenica Rosa (1838), Giuseppe (1840), Berardino (1843-ca.1861), Antonia (1846-1861), Annunziata (1848), Angela (1850), Loreta (1853-1885), Giacomo (1853-1893) e Carolina (1858)
  12. Gennaro Luce (1796-1861), figlio di Pasquale (1759-1829) e Ascenza D'Orazio (1766-1826), sposò in prime nozze Carolina Panei (1789-1835) dalla quale ebbe una figlia: Maria Custodia (1819-1821). Sposò poi in seconde nozze Maria Nanni (1815-1892) dalla quale ebbe sette figli: Ascenza (1837), Francesco (1838-1894), Vincenzo (1840-1907), Felice Faustina (1843),  Giovanni (1846), Antonio (1850) e Maria Giuseppa (1853-1854)
  13. Sante Pozzi (1795), figlio di Giovanni Pietro (1760) e Celestina Spera (1774-1834), sposò Domenica Luce (1800-1887) dalla quale ebbe undici figli: Giovanni (1820), Francesco (1822), Andrea (1824-1827), Angela Leonilda (1826), Agata (1830), Giovanni (1831-1832), Agnese (1833-1906), Maria Caterina (1839-1842), Leonilda (1842-1915) e Caterina (1842)
  14. Angelantonio Peduzzi (1820-1894), figlio di Francesco (1794-1861) e Berardina Fracassi (1793), sposò in prime nozze Chiara Cemini (1824-1864) dalla quale ebbe quattro figli: Maria Giuseppa (1855-1862), Annunziata (1857-1897), Vincenzo (1859-1859) e Vincenza (1861-1934). Sposò poi in seconde nozze Maria Domenica Rubeis (1841) dalla quale ebbe sei figli: Francesco (1866), Marco (1869-1896), Pasqua (1871), Ermete (1874), Chiara (1878) e Berardino (1882)
  15. Francesco Fracassi (1787-1875), figlio di Croce (1772-1851) e Pasqua De Angelis (1777-1843), sposò Berardina Fracassi (1790-1853) dalla quale ebbe sette figli: Clementina (1816-1890), Ferdinando (1816-1817), Sinforosa (1818), Costantino (1820-1890), Anna Rosa (1821-1880), Angela Felicia (1823-1901) e Caterina (1828)
  16. Domenico Peduzzi (1802-1875), figlio di Francesco (1768-1843) e Geltrude Amanzi (1772-1843), sposò Rufina Scafati (1818-1888) dalla quale ebbe sei figli: Antonia (1843), Giuseppe (1846), Berardina (1850-1898), Vincenzo (1852), Rosa (1856) e Angelo (1861-1898)
  17. Paolo Amanzi (1819-1900), figlio di Giovanni Battista (1792-1864) e Anatolia Di Pietrantonio (1797), sposò Filippa Navilia Spera (1822-1893) dalla quale ebbe dieci figli: Giovanni (1849), Angela (1850-1895), Maria Annunziata (1853-1853), Maria Annunziata (1854), Mattia Antonio (1856-1863), Annunziata (1859-1893), Filomena (1860-1861), Anatolia (1861), Domenica Antonia (1864) e Giovanni Battista (1866)
  18. Pasquale Luce (1821-1865), figlio di Sinibaldo (1781-1822) e Camilla Fracassi (1793), sposò Giovanna Maria Luce (1824-1890) dalla quale ebbe quattro figli: Paola (1844-1887), Sinibaldo Nestore Modesto (1846-1846), Luigi Domenico (1852) e Lorenza (1859)
  19. Giovanna Zuccaretti (1820), figlia di Domenico (1795-1876) e Maddalena Di Nicola (1803), sposò in prime nozze Luigi Di Gregorio (1807-1860) da cui ebbe due figli: Francesca (1841-1903) e Teresa (1848). Sposò poi Giovanni Candido De Sanctis (Rosciolo 1807) con il quale non risulta che ebbe figli.
  20. Filippo Zuccaretti (1824-1904), figlio di Domenico (1795-1876) e Maddalena Di Nicola (1803), sposò Maria Di Gregorio (1815-1887) dalla quale ebbe un figlio Giovanni. Ebbe in seguito un legame con Concetta Colagiacomo (di Rovere) dalla quale ebbe un figlio Domenico (1894-1895).
  21. Santa Di Rocco (1790-1854), figlia di Francescangelo (1748-1824) e Palma D'Angelo (1748-1822), sposò Bonifacio Spera (1782-1844) dal quale ebbe sei figli: Nicola, Angelantonio (1820-1903), Lino (1822-1895), Antonio (1824-1826), Pietro Felice (1825) e Francescangelo (1827-1894)
  22. Lino Spera (1822-1895), figlio di Bonifacio Spera (1782-1844) e Santa Di Rocco (1790-1854), sposò in prime nozze Giovanna Paola Piccinelli (1824-1864) dalla quale ebbe cinque figli: Nicola (1855), Luigi (1856), Anatolia (1858-1859), Berardino (1860-1863) e Antonio (1862-1863). Sposò poi Grazia D'Agostino (1829-1901) dalla quale ebbe quattro figli: Antonio (1865), Ascenza (1868), Berardino (1870) e Francesco (1874)
  23. Filippo Falcioni (1824-1899), figlio di Nicola (1775-1830) e Lucia Scafati (1780), sposò in prime nozze Caterina Scafati (1827) dalla quale ebbe cinque figli: Domenico Antonio (1856), Lucia (1860), Pasquale (1863), Pasquale (1865-1875) e Giovanni (1869). Sposò poi Crocifissa Cremonini (1824-1890) dalla quale non ebbe figli.
  24. Gabriele Piccinelli (1785-1877), figlio di Pietro (1750-1818) e Maria Lucia Salvatore (1761-1833), sposò Vittoria Di Pietrantonio (1798) dalla quale ebbe nove figli: Caterina (1822), Giovanna Paola (1824-1864), Pietrantonio (1826-1863), Domenica (1830-1831), Domenico (1832), Maria Lucia (1835-1840), Domenicantonia (1838), Maria Lucia (1841) e Luca