Vivere la Marsica

Miracolo a Sant’Anatolia? La statua della Santa ha iniziato a piangere

Un Tempio-Santuario, situato nel declivio del monte Velino e immerso in una verdeggiante natura, improvvisamente è divenuto meta di tanti pellegrini e polo di attrazione. E’ una chiesa Santuario dedicata a Santa  Anatolia e costruita all’incirca nel luogo dove il 9 giugno del 251 d.C., la Santa subì il suo martirio. Anche il piccolo paese, facente ora parte del Comune di Borgorose (Rieti) e un tempo appartenente alla provincia dell’Aquila, è denominato Sant’Anatolia in onore della Santa e situato nella zona ove, in quel tempo, vi erano i possedimenti del patrizio Aurelio Tito. Il 15 aprile u.s., durante la celebrazione di un matrimonio, sono state notate delle lacrime scendere sul volto della grande statua della Santa, posta sull’altare maggiore. L’insolito fenomeno ha attirato l’attenzione del parroco, don Sergio, e dei presenti; il fenomeno ha portato le autorità ecclesiastiche a prendere atto dell’avvenimento. Subito la notizia di quanto accaduto è rimbalzata nei paesi limitrofi, tanto da richiamare folti gruppi di persone. Anche il gruppo di preghiera “Gesù luce” di Tagliacozzo si è recato a rendere onore alla Santa, nel raccoglimento della preghiera. Fuori e dentro le sacre mura, si prova gioia e meraviglia mentre si considera l’evento un disegno di Dio che guida la storia degli uomini. Santa Anatolia è considerata una straordinaria testimone della fede in Cristo che, con il suo esempio, ha insegnato come vivere le prove della vita. La storia della giovane Anatolia sembra un romanzo ma è il trascorso di una breve vita ricca di coraggio e, se pur nobile, relegata all’ultimo gradino della dignità umana. Dovette operare difficili scelte nello scenario del suo tempo, di quando professare di essere cristiano voleva dire essere messo all’indice. Anatolia era una giovane romana, forse della famiglia degli Anici, quando le sorti dell’Impero Romano erano affidate a C. Messio Quinto Decio, grande persecutore dei cristiani. La Santa, cristiana dalla nascita, aveva molti pretendenti ma lei voleva vivere in preghiera e nella massima umiltà. Fu promessa sposa al nobile Aurelio Tito, ma Anatolia cercava di rinviare il matrimonio poiché determinata a lasciare ogni ricchezza in nome di Cristo e, per scongiurarlo, si finse anche malata. Di fronte alla scoperta del voto di verginità della ragazza Tito Aurelio, con il consenso dell’imperatore e per ingiungerla a cedere, la esiliò a Tora dei Sabini ove aveva dei possedimenti. In tale periodo si diffuse la sua fama di santità tanto da richiamare sul posto un folto numero di persone. Anatolia si ritrovò in un luogo isolato e sottoposta ad angherie e sofferenze, ma le preghiere le erano di compagnia. Per i suoi continui rifiuti a rinnegare la fede cristiana si decise per la sua condanna a morte per mano di un Marso di nome Audace, che la chiuse in un sacco con un serpente. Anatolia ne uscì illesa e salvò lo stesso Audace dal morso del serpente e così si verificò la conversione del carnefice, ma entrambi furono uccisi. Il corpo di Anatolia, trafitto da una spada al fianco destro, fu abbandonato in un campo ma alcuni fedeli gli resero onore e nel X secolo i resti mortali della Santa furono trasferiti a Subiaco ove ancora dimorano, insieme a quelli di Audace; entrambi furono posti nella chiesa del “Sacro Speco” ove Benedetto dimorò per tre anni. Oggi, proprio nel piccolo paese di Sant’Anatolia e all’interno del Tempio, la dottoressa Erminia D’Ignazio dona il suo tempo ai pellegrini per rendere gloria a Dio e raccontare la vita di Santa Anatolia con dovizia di particolari, trasfondendo in essi tutta la sua fede e la sua vasta cultura.

Di Maria Gabriella Casale

Tratto da http://vivereonline.it - 06/06/2012