Appendice II - Racconti e Tradizioni Orali
Vita della Santa Martire Anatolia - Invasione degli zingari e formazione del paese antico - L'invasione dei serpenti e la fuga dalle Case Vecchie - Fuga da Cartore alle Case Vecchie - Gli Zingari - I serpenti e gli Zingari alle 'Case Vecchie' - La zona Scannacavagli - Pitti a Catasto - Zacchè il falsario - Il terremoto del 1915 - La rivolta del luglio 1944 - Giuseppe Luce, il brigante dal cuore tenero
Vita della Santa Martire Anatolia
- Da un racconto di Vincenzo Rubeis di Pasquale e Lucrezia Peduzzi - 19/03/1986
Sant'Anatolia era figlia di un ricco di Subiaco che la voleva far sposare con alcuni conti o principi. Sant'Anatolia invece aveva giurato di rimanere casta e pura e soprattutto Vergine per Cristo, e così decise di darsi alla vita Cristiana; il padre allora la mise dentro una casettina con moltissimi serpenti per vendicarsi ed ucciderla; ma ella, quando dopo tante ore fu tirata fuori da questa casa, aveva tutte queste bestie attorcigliate intorno al corpo, e per miracolo nessuna l'aveva morsicata.
A questo punto S. Anatolia scappò dal padre cioè da Subiaco ma quest'ultimo non si accontentò della prima prova e gli mandò due piccoli eserciti di uomini per riprenderla o ucciderla. Quando questi eserciti l'ebbero accerchiata, S.Anatolia fece un altro miracolo e cioè, disse alle nuvole di scendere sopra di lei e dell'esercito di modo che nessuno la poteva vedere; A quel punto da una parte e dall'altra i due eserciti fecero fuoco e si uccisero a vicenda. S. Anatolia andò allora a Tora.
Lì incontrò due cacciatori di Rosciolo che le chiesero chi era e cosa stava facendo lì in quella valle. Allora S.Anatolia rispose loro: Sulla terra in cui spirerò, molte grazie io farò". Ella non disse più nulla ma, rotta dalle lunghe fatiche e tormenti, morì. La Santa spirò proprio in mezzo a degli spini, onde fu difficile per i due di Rosciolo riprenderne il corpo. Comunque con molta fatica presero il suo corpo e lo riportarono dal padre a Subiaco. Ma, queste sono le ultime parole di mio zio: a S. Anatolia in Tora, dov'è morta, essa fa molte grazie, mentre a Subiaco ella non farà mai nessuna grazia.
Distruzione di Tora, invasione degli zingari e formazione del paese
- Da un racconto di Giovanni Sgrilletti, paesano - 01/09/1980
"La distruzione di Tora avvenne circa 700 anni fa' ed in questo modo: c'erano due imperatori in lite, uno di nome Corradini ed un altro di nome Carlo d'Escia. Con le loro battaglie avvenne la distruzione di Tora. I cittadini di Tora fuggirono nei paesi vicini e pochi rimasero fra i resti della città. Dopo alcuni anni, sui resti di Tora si era formata una folta vegetazione, giunsero nei pressi di Tora alcune carovane di zingari che, vistosi scacciate da tutti gli altri paesi e trovata l'acqua fra i resti della città, vi si accamparono.
Qui dovettero litigare con la gente del luogo ma infine si stabilirono pacificamente e costruirono delle case nel posto ora chiamato "Case Vecchie". Così iniziò a sorgere il paese. Le rovine dell'antica città di Tora si possono guardare alle quattro strade vicine alla "Calegara", a Colle Pizzuto, a Cartore, alle Case Vecchie ed in alcuni terreni di Placidi in Cantu Riu."
L'invasione dei serpenti e la fuga dalle Case Vecchie
- Da un racconto di Giuseppe Tupone di Guglielmo e Filomena Di Gaetano - 27/11/1981
"Raccontano i vecchi, che anticamente il luogo "Case Vecchie" era abitato; anzi la maggior parte del paese si trovava in quei pressi. Però il luogo era frequentato da qualche famiglia di vipere e altri rettili. I paesani cominciarono a ritrovarsi a volte quei serpenti in casa e sempre più numerosi. Fu per questo motivo che alcune famiglie cominciarono a traslocare nelle parti più alte del paese e, come succede sempre nei piccoli paesi, quando uno comincia tutti lo seguono, e fu così che le Case Vecchie vennero gradatamente abbandonate trasformandosi poi in stalle."
Fuga da Cartore alle Case Vecchie e spostamento sulla collina.
- Da un racconto di Vincenzo Rubeis di Pasquale e Lucrezia Peduzzi - 19/03/1986
"Dopo Cartore, il paese di S. Anatolia sorse alle Case Vecchie mentre poi, siccome lì era una zona troppo calda e piena di serpenti ed altri animali, preferirono, i paesani, spostarsi più in alto, e andarono al colle Noce di Cristo."
Gli Zingari.
- Da un racconto del sig. Generoso De Sanctis di Torano - agosto 1986
"Pare che fra l'VIII e l'XI secolo (?), da una valle chiamata "Knosh" in Ungheria, si mosse una grande carovana di Zingari che, entrando in Italia, in parte si fermò nel nord vicino alla provincia odierna di Udine, ed in parte discese l'Italia stanziandosi fra l'altro nel paese della Valle del Salto chiamato oggi Sant'Anatolia. Vi è un paese molto piccolo in provincia di Udine in cui ci sarebbero i discendenti degli Zingari che si erano fermati nel nord-Italia e che parlano lo stesso dialetto che oggi si parla in Sant'Anatolia: il paese si chiama San Leopoldo e l'unica differenza che c'è con Sant'Anatolia è che a San Leopoldo sono state mantenute moltissime tradizioni ungheresi, mentre a S.Anatolia gli unici segni rimasti di tale colonizzazione di Zingari sono il dialetto parlato, i tratti somatici persistenti ed un tenuo ricordo nelle tradizioni orali tramandatoci nelle generazioni. I Santanatoliesi sarebbero in buona parte i discendenti di questa colonia di Zingari che vi fu stanziata dopo una grande moria de' vecchi abitanti del paese".
I serpenti e gli Zingari alle 'Case Vecchie'
- Da un racconto di Alfredo Tupone di Erminio e Caterina Lanciotti - 24/03/1986
"Nel tempo antico, siccome il paese era stato infestato dalle "serpi", nessuno poteva viverci, per cui furono presi degli "Zingari", una colonia, e trapiantati a S. Anatolia, poichè solo essi sapevano, con le loro tecniche, uccidere i serpenti, per cui viverci a contatto. Gli zingari per cui inizialmente dovettero abitare vicini al Santuario poichè era in quella valle che erano stati visti tutti quei rettili".
La zona Scannacavagli
- Da un racconto di Vincenzo Rubeis di Pasquale e Lucrezia Peduzzi - 19/03/1986
"La zona "Scannacavalli" in paesano "Scannacavagli", è nominata in questo modo poichè: "Al tempo in cui c'erano le guerre civili e da Magliano doveva venire un esercito di centinaia di uomini a cavallo, i nostri per difendersi si appostarono e guardarono chi dalla Torre di Torano, chi dalla Torre di Guardia, chi da un altro punto verso Colle PizzoDente, e quindi quando il nemico si avvicinò al centro fra le tre torri, i padroni di queste ultime li circondarono e ne uccisero in molti. In quell'occasione, furono uccisi anche moltissimi cavalieri da cui "Scanna Cavalli o Cavalieri";
Pitti a Catasto
- Da un racconto di Maria Spera di Pietrantonio e Luisa Luce - 04/03/1986
"Se uno faceva lo sbruffone, ed era di famiglia povera, per smontarlo o prenderlo in giro, i paesani poco più ricchi gli dicevano: "Che parli, che parli !!! Tu non pitti nemmeno a catasto !!!" . 'Pitti a Catasto' significa iscritto al catasto e cioè possessore di terre. 'Non pitti a catasto' si diceva di solito alle persone povere che non avevano terre e che quindi non risultavano negli archivi catastali. (04/03/1986)
Zacchè il falsario
- Da un racconto di Mario Tupone di Erminio e Caterina Lanciotti - 18/08/2002
"Nel 1805, quando Napoleone conquistò il Regno di Napoli e cacciò il borbone Franceschiello, uno de' quissi de Zaccheo venne a S. Anatolia con un bottino rubato forse durante la guerra, composto da una macchina stampatrice, con relative piastre originali d'argento, e tutto il materiale necessario a falsificare il denaro che allora era in circolazione: lo Scudo borbonico o napoletano. Zacchè nascose la refurtiva in una grotta sopra il colle Paco in modo che, ogni volta che ne aveva bisogno, andava e si stampava gli scudi necessari ma, non sapendosi trattenere dal fare lo spaccone, venne presto preso di mira dalla polizia locale.
Il terremoto del 1915
- Da un racconto di Filippo Falcioni di Giovanni e Anatolia Luce - 20/10/1987
Il mattino del 13 gennaio 1915 ero nella mia stalla in località Casevecchie, a stramare le mie bestie: due vacche ed una cavalla. Avevamo anche ottanta pecore in un’altra stalla in località Stallescure. Andavo quasi sempre io alla stalla, di mattina, ragazzo di quattordici anni, perché mio padre era malato di asma e tosse. Verso le ore sette, se ricordo bene, improvvisamente sentii un forte fragore: la cavalla scalpitava, il pavimento sussultava e ondulava. Preso da grande paura, corsi fuori e vidi Luce Raffaelluccia fu Luigi, anche lei uscita dalla sua stalla di fronte alla mia, che mi faceva segno con la mano verso la parte storica del paese di fronte, e, nello stesso tempo emise un forte grido e piangeva. Come ragazzo poco o nulla esperto di terremoti, impressionato, guardai anch’io, e vidi meravigliato e stupito, che la parte storica del paese era un ammasso di macerie e a mano a mano che la grande nube di polvere diradava, spazzata via dalla forte tramontana, vi apparivano punte di travi più o meno lunghe.
La rivolta del luglio 1944
- Da un racconto di Angelo Amanzi figlio di Ercole e di Fracassi Candida
Un giorno del mese di luglio 1944, dopo la mietitura gli uomini stavano ritirando dai campi i “manoppi” (covoni di grano) per portarli nell’aia. Nello stesso momento le donne, rimaste a casa, senza i mariti che erano al lavoro, ricevettero la visita delle guardie comunali che chiedevano loro il pagamento della tassa del “focatico” (tassa sui terreni, sugli animali, sui fabbricati), lasciando un biglietto con il termine della scadenza. I contadini erano costretti a vendere i prodotti del raccolto, a discapito della sopravvivenza, per pagare questa tassa.
Giuseppe Luce, il brigante dal cuore tenero
- Maria Felicita Luce racconta la storia orale tramandata dalla madre "Lisa" Elisabetta Sgrilletti (di Bonaventura e Cleonice Luce).
Come ti ho già scritto il tuo sito mi piace veramente tanto, perchè mi ha fornito informazioni che non conoscevo e perché parla con amore del nostro paese che secondo me è un paese speciale. Per quanto riguarda il brigantaggio immagino che tu ti sia avvalso di fonti ufficiali, ma io ho sentito parlare di questo mio antenato fin dalla nascita, da mia madre, che era una affabulatrice meravigliosa. Stavo ore ed ore ad ascoltarla. Mia madre aveva un suo modo speciale di raccontare le cose, facendo rivivere epoche e personaggi come in un film, con particolari precisi e con un modo lento di dipanare la storia che a chi ascoltava, non restava altro da fare che godersi il racconto come se lo vivesse in prima persona. Lei mi ha influenzato moltissimo, io adesso scrivo favole per bambini e spesso attingo a quell'archivio pieno di meraviglie che sono le storie che lei mi raccontava accanto al fuoco (Le Bastocchie). Veniamo alla storia di Giuseppe Luce, famoso brigante. L'epoca è più o meno la seconda metà del 1800, dopo l'unità d'Italia.

