Capitolo IV - L'età dei Castelli

I Castelli nei dintorni di Cartore dopo il 1268 - 1380: La battaglia di Torano - Il Castello di S. Anatolia tra la fine del '300 e l'inizio del '400 - La Contea di Albe e Tagliacozzo nel XV secolo - Il Ducato di Tagliacozzo e la famiglia Colonna nel XVI secolo - I castelli di Corvaro, Collefegato, Poggiovalle, Castelmenardo e Torano fra il XV e il XVI secolo

I Castelli nei dintorni di Cartore dopo il 1268

Stemma di BorgocollefegatoDopo la vittoria di Carlo d'Angiò, la situazione nel nostro territorio era piuttosto cambiata. Torano, Corvaro, Spedino, Castelmenardo e Collefegato, forti delle loro posizioni strategiche e delle loro appetitose fortezze, nonostante la sconfitta riuscirono subito a risorgere ma quasi tutti i conti, baroni e feudatari furono sostituiti. Il 5 ottobre del 1273, in un diploma di Carlo d'Angiò, in cui divise l'ampio Giustizierato di Abruzzo in due, e cioè in ultra et citra flumen Piscariae, sono ricordati tra gli altri Marano, Spedino, Collefegato, Castellum Maynardi, Corbanum, Maleto e Latuscolo posti in Abruzzo ulteriore (1).

Il 9 marzo del 1270 Risabella, signora dei castelli di Tagliacozzo e di Marano, scriveva il proprio testamento lasciando erede universale suo marito Napoleone, figlio di Giacomo Napoleone figlio di Urso, ma per tutelare sua madre Maria d'Aquino, Risabella inserì una clausa in cui, finchè ella sarà in vita, potrà usufruire delle rendite del castello di Marano (2).

Nel 1279 tutti i conti, baroni e feudatari del Giustizierato d'Abruzzo dovettero passare la mostra dinanzi al giustiziere Brunello in Sulmona e Penne e furono registrati. Il 28 aprile del 1279 si presentarono: Sinibaldo de Aquilano nuovo proprietario del Corvaro che fu valutato 1 feudo (2). Sibilia, moglie di Tommaso Ammone, per Castel Menardo, valutato 1/8 di feudo, e per Castel Maleto, valutato 2 once e 25 tareni. Guglielmo Stacca provenzale per Collefegato e Tufo valutati 2/3 di feudo. Un certo Giovannino si presentò come procuratore di Maria di Aquino per Marano che fu valutato 1/2 feudo. Il 10 maggio Stefano Colonna mandò come suo vicario Giovanni da Poggiovalle per i feudi che possedeva nel Cicolano, fra i quali Poggiovalle (3).

Nel 1292 l'Università di Colle Fecato chiese al re di provvedere contro Gentile di Pescorocchiano che aveva invaso il castello rubando i beni e violando le mogli (4). Nel 1293 troviamo contessa d’Albe Filippa di Celano, discendente di Tommaso di Celano, già conte di Celano e d'Albe nel 1221. Filippa discendeva anche da Ruggiero, conte di Alba nel 1266. Il suo primo marito era stato Pietro di Beaumont. Nel 1293 Oddo di Toucy, secondo marito di Filippa e perciò conte d'Albe, possedeva le seguenti terre: Alba cum Cappella, Avezanum, Transaque, Lucum, Turanum, Vallis Sorana, Civitas Antine, Castellum Novum, Murreum, Rendenaria, Lameta, Civitella, Pesculum Canale, Capistrellum, Caliponium, Curcumello, Altum Sanctae Marie, Castellum vetus, Canzanum, Podium, Sculcula, Fuce, Agellum (5). L'8 dicembre del 1310 il Vescovo di Rieti conferì ad Oddone, presbitero della chiesa di San Tommaso di Latusco, la chiesa di San Martino di Torano (6).

Carlo d'Angiò morì il 5 maggio del 1309 e gli successe nel regno il figlio Roberto il quale, nei suoi registri dell'anno 1316, rammentò vari castelli del Cicolano. In quel tempo Corvaro e Spedino erano posseduti dalla contessa di Albe e Torano, con altri beni feudali posti nei confini con gli Abruzzi, era posseduto da Amelio di Corvaro ma faceva parte delle terre della contessa di Albe. Nel 1319 era signore del Corvaro, Gentile di Amiterno. Nel 1324 Ugo Stacca di Collefegato vendette a Raimondo di Catania il suo castello di Poggiovalle, ed il re vi prestò il suo assenso (7). Nel 1325 Roberto Orsini era Conte di Alba (8). Nel 1332 Lelio di Burgum Collis ficcati, figlio di Giovanni di Montenegro, era notaio per autorità regia (9). Il 27 agosto 1337 il notaio Barnabas Pascalis di Turano redige l'Inventario dei beni mobili ed immobili del castello di Turano, fatto per ordine di Tommaso da Salerno, ciambellano e vicario della contea d'Alba in Abruzzo (10).

Nel 1338 Collefegato "tranquillo castello di campagna" era di proprietà di un certo Fidanza. Il 19 gennaio del 1343 morì il re Roberto d'Angiò e gli successe la nipote Giovanna moglie di Andrea il fratello di Lodovico re d'Ungheria. La sorella di lei, Maria, ebbe dal suo avo paterno la contea di Albe dei Marsi con molti altri feudi in altri luoghi (11). Il 14 settembre 1360 il notaio Paulutius Pauli de Esculo registra la protesta di Pietro di Teodoro a nome di Isabella Savelli vedova di Orso de filiis Ursi e madre di Rinaldo, Iacobello e Giovanni, contro Giusta che contrastava ai medesimi il possesso di Turano e Spedino, da essi posseduti e infeudati (12). Il 20 maggio 1366 quest'ultima morì e la contea di Albe tornò al regio demanio. Il 30 settembre 1371 Giuntarello di Poppleto era il signore dei castelli di Corvaro, Collefegato e Poggiovalle e alcuni anni dopo questi furono ereditati da Antonio suo figlio (13).

1380: La battaglia di Torano

La torre di ToranoIl 1378 fu l'anno del grande scisma d'occidente nel quale furono eletti contemporaneamente due pontefici, Urbano VI dai vescovi romani e Clemente VII dai francesi. La regina Giovanna prese le parti del pontefice Clemente VII mentre Carlo II di Durazzo, discendente degli Angioini e aspirante al trono del regno, parteggiò per Urbano.

A quel punto anche l'Abruzzo come l'Italia si spaccò in due. L'Aquila parteggiò per la regina Giovanna e quindi per il papa Clemente mentre il nostro Cicolano per il papa Urbano. Questa situazione provocò vari scontri fra cui una battaglia per noi molto importante perchè combattuta nei pressi di Torano.

In quel tempo vi erano due grandi famiglie a L'Aquila, i Camponeschi ed i Pretatti, che, per vecchie inimicizie e rancori, cercavano sempre la scusa per poter andare in guerra. Lo scisma fu preso al balzo e quando la famiglia Pretatti, capitanata da Francescantonio, si mise dalla parte di Carlo di Durazzo quella dei Camponeschi, capitanata da Antonio, si mise dalla parte opposta. Francescantonio detto Ceccantonio era figlio di Nicolò e di Pasqua di Poppleto ed era cugino di Antonuccio da Giunta, signore di Corvaro, Collefegato e Poggiovalle. Dopo una sconfitta avvenuta a L'Aquila nel novembre del 1378 in una battaglia contro Antonio Camponeschi, Ceccantonio si riparò nel castello di Poggiovalle e da lì a più riprese tentò di riconquistare i suoi feudi Aquilani. In una delle sue scorrerie mise a fuoco le terre di Pendenza e di Rascino; assalì Antrodoco per prenderne la rocca ma fu respinto; s'impadronì della rocca di Pelino, vicina all'Aquila; il 22 settembre del 1379 entrò nel territorio di Amiterno scorrendo fino a Pile e facendo danni e rovine; si accampò a S. Vittorino, a Preturo e a Civita Tomassa, ma poi trovata una forte resistenza dovette uscire, dirigendosi a Leonessa, dal regno di Sicilia.

2002 - Le torri di ToranoGli Aquilani, sdegnati da tali assalti, riunirono un esercito e andarono contro il castello di Corvaro dove fecero molte prede e prigionieri. La vedova di Giuntarello, signora del Corvaro, riunì un altro esercito e ricambiò l'offesa facendo prede e prigionieri a Tornimparte. Questi fatti scatenarono una reazione per cui gli Aquilani ripeterono più volte le scorrerie contro i Corvaresi e, chi più ne pagò, fu la valle di Maleto che rimase molto danneggiata. Ceccantonio, chiamato in aiuto dai Corvaresi, irruppe nel contado aquilano e, giunto in una villa a Tornimparte, vi predò e uccise alcune persone.

Nel gennaio del 1381 Ceccantonio si impadronì della roccaforte di S. Donato al centro del territorio aquilano e ciò creò una situazione talmente difficile per gli aquilani che anche la potente famiglia Orsini per paura si mise contro di lui.

Nel giugno dello stesso anno l'esercito aquilano, capitanato da Antonio Camponeschi, partì alla volta di Torano e, accampatosi in quel castello, si diede a fare scorrerie nei luoghi vicini e ad assaltare frequentemente i castelli di Corvaro, Collefegato e Poggiovalle. Rinaldo Orsini invece si diresse nel suo castello di Tagliacozzo a radunare gente per dare manforte al Camponeschi.

Ceccantonio, infastidito da tali scorrerie, dopo aver radunato un piccolo esercito a Poggiovalle, il 15 luglio si presentò a Torano e, dopo aver ordinato le sue schiere ed assegnati i posti ai fanti ed ai cavalieri, si mise a provocare il Camponeschi che accettò la sfida e, uscito dal castello, iniziò la battaglia.

Alcune ore dopo Ceccantonio stava decisamente vincendo la battaglia quando arrivò in soccorso degli aquilani un rinforzo mandato da Rinaldo Orsini condotto da Gianni di Lello.

A quel punto le sorti della battaglia si capovolsero e, dopo poco tempo, l'esercito del Pretatti cominciò a piegare. Stanchi del lungo combattimento, molti dei suoi uomini fuggirono nei castelli vicini. Ceccantonio invece, infuriatosi ancor più dall'evidente disfatta, continuò a combattere ma, alla fine, caduto da cavallo, venne fatto prigioniero. Il seguito fu molto tragico per Ceccantonio che, dopo lunghe trattative non andate in porto fra gli aquilani, l'Orsini e Pasqua, la madre del Pretatti, il 16 agosto del 1381 fu condannato a morte per taglio della testa (14).

Il 18 aprile 1382 venne emessa una Breve da Clemente VII, datata da Avignone, con la quale questi confermò a favore di Rinaldo Orsini, conte di Tagliacozzo, la provvisione conferita al medesimo da Giovanna regina di Sicilia, che aveva assegnato allo stesso Orsini in perpetuo 185 onze d'oro sopra le terre e i castelli del Regno. In conseguenza lo stesso Rinaldo poteva da per sé esigere detto assegno senza ricorrere all'opera dei giustizieri ed esattori o commissari del Regno, e poteva eseguire tutto ciò nelle università di Cappadocia, Bonriparo, Petra de Venusa, Auricola, Rocca de Cerra, Intramontes, Altum S. Marie, Castrum Vetus, Stanzanum, Talliacotioum, Collis et Luppa, Tufum, Celle, Petraficcha, Podium Siginulfi, Mons Falconum, Veretula, Civitas Carsoli, Roccha de Butte, Piretum, Barrum, Pestum Rotarium, Turris Catalli, Castrum de flumine, Maccla de Mone, Cucumellum, Palearia, Girofalci, Corbarium, Vallis Meleti, Castillionum et Podium de Valle, Collis Ficatum, Podium S. Iohannis et Roccha Ranisii (15). Il giorno dopo, il 19 aprile del 1382 Guglielmo, abate del monastero di San Paolo di Roma, conferì la chiesa di San Leonardo di Cartore e di Santa Maria de Casis, in diocesi marsicana, al presbitero Benedetto Silvestro di Cartore (16).

Il Castello di S. Anatolia tra la fine del '300 e l'inizio del '400

1990 - La montagna della DuchessaNel 1366, morta Maria, sorella della regina Giovanna, la contea era tornata al regio demanio. Un documento datato 6 ottobre 1372 nomina Giovanna col titolo di duchessa di Albe ed è probabile che da lei i nostri monti presero il nome di Montagne della Duchessa (17).

Verso l'anno 1390 il re di Napoli Luigi II d'Angiò investì Luigi di Savoia, figlio di Filippo conte di Piemonte, della Contea di Alba ma già nel 1393 il regno passò nelle mani di Ladislao e la contea tornò al regio demanio.

Nel febbraio del 1394 re Ladislao chiese a molte terre e castelli del regno di non rompere la tregua e di rimanere a lui fedeli e, tra le terre che aderirono, vi furono anche Magliano, Rosciolo e Sant'Anatolia. Due atti riguardanti tale promessa di tregua furono registrati da un notaio di Rosciolo e da uno di Magliano (18). L'anno dopo lo stesso re concesse a Giacomo Orsini conte di Tagliacozzo il permesso di ampliare la sua contea aggiungendo i castelli di Turano, Spedino, Marano Poggio S. Biagio, le Cese, Colonna, Castel di Fiume, Cappadocia, Pietrella e Verucole (19).

125 anni dopo la battaglia di Corradino la popolazione di Cartore, assimilata a quella degli zingari, si era spostata vicino alla rocca sul colle della contrada di Vilano. Il termine Vilano era andato in disuso e già verso la fine del '300 venne definitivamente sostituito con quello della chiesa più vicina, ormai la principale, di Sant'Anatolia. L'8 febbraio del 1394, in una pergamena dell'Archivio Capitolino di Roma, viene infatti menzionato per la prima volta il Castres S.te Anatolie quale territorio a se stante (20).

Nel novembre del 1400 il castello di Marano, che nel frattempo era divenuto di proprietà di Giacomo Estendardo, viene acquistato per mille ducati d'oro da Giacomo Orsini con l'assenso del re Ladislao (21). Il 25 ottobre del 1403 Santi Bonadota, abate del monastero di San Paolo di Roma, conferì le chiese di S. Mariae de Casis, S. Mariae de Monte et S. Leonardi de Cartorio, al frate Paulo Dati di Corvaro, monaco di San Paolo (22). Nel 1417 era contessa di Tagliacozzo Isabella di Marzano alla quale il 30 aprile la regina Giovanna II concede un'annua pensione vitalizia di oncie 21 di carlini d'argento, da prelevarsi sulle collette fiscali di Torano e Marano (23).

Ad ottobre del 1418 la regina Giovanna II, per gratificarsi il pontefice Martino V, investì suo fratello Lorenzo Colonna della contea di Albe de' Marsi (24). L'anno dopo, il 3 agosto 1419, Giovanna promise che avrebbe donato, dopo la propria incoronazione, a Giordano Colonna il principato di Salerno, oltre a 12000 ducati fino alla presa di possesso e 5000 ducati per i successivi 10 anni, ed a Lorenzo Colonna il contato di Alba, oltre alla carica a vita di Camerario del regno. (25). In quel tempo facevano parte della nostra contea i seguenti castelli: Alba, S. Anatolia, Rissolo, Luco, Magliano, Castronovo prope Albam, Cappella, Aveczano, Transaquis, Capistrello, Pescocanali, Canistro, Meta, Civitella, Rendinara, Castronovo de Vallibus, Roccadevivo, et Civitantine. Lorenzo, marito di Sveva Caetani, Conte d'Albe e Gran Camerario del Regno di Napoli, fu il primo Colonnese ad essere investito della nostra contea e la mantenne fino al 1423 anno in cui, a causa di un incendio, morì. I suoi titoli e tutti i feudi che gli erano appartenuti furono confermati dalla Regina Giovanna II ai suoi figli Antonio (25) e Odoardo (26).

Il 1 settembre del 1423 Giovanni de Paolo Sanguigni, abate del monastero di San Paolo di Roma, essendo deceduto il monaco Paolo di Corvaro, rettore delle chiese di S.Leonardo de Carturio e di S.Maria de Casis in diocesi reatina, le conferì a Giovanni di Buzio di Agostino di Rosciolo, sacerdote della diocesi de Marsi, incaricando il venerabile signor abbate Antonio di Cartore, che lo mettesse in possesso di tali chiese (27).

La Contea di Albe e Tagliacozzo nel XV secolo

Il 20 maggio del 1426, la regina Giovanna II, in considerazione del fatto che gli abitanti di Tagliacozzo, di Poggio Filippo, Scurgola, Marano, Scanzano, Alto S. Maria, Rocca di Cerro, […], di Verrucole, Cappadocia, Castel di Fiume e Castello di Palearie, tutti vassalli di Giacomo Orsini, erano rimasti ad ella fedeli e per questo avevano sofferto molti danni, per compensarli accordò loro la diminuzione di alcuni dazi e tasse fiscali (28).

Nel febbraio del 1427, il pontefice Martino V, per prevenire delle liti, divise l'eredità in due parti e la contea d'Albe passò ad Odoardo Colonna gestita dalla madre poichè quest'ultimo era d'età minore. In quel tempo il contado era così composto: "Celanum, Piscinam, Canullum, Collum Cerchium, Agellum, S.Petitum, Ovindellum, Roveram, S. Ionam, Paternum, Gallianum, castrum Vetus, Castrum Deceri, Scinarium, Vendelum, Ortrechiam, Resignam, Archium, Speronasinum, S.Sebastianum, e Capistranum de provincia Aprutij Citra flumen Piscariae. Baroniam Caropelle, Castrum Vetus, S.Stephanum, Calanu, Roccam Calani. Licium, Ioyam de provincia Apruty ultra flumen Piscariae, Vasalanum, portam, e serram de provincia terrae Laboris, nen non, e Comitatum Albae, e usque terras castra loca, e fortellitia subscriptas, videlicet Albam, Sanctam Anastasiam, Risolum, Civitellam, Rendenariam, Castrum Novum de Vallibus, Roccamdenino, e Civitatem Anturae de dicta provincia Aprutiy ultra".

Castello di S.Anatolia

S.Anatolia alta - località Terrone - Resti del castello - Fotografia del 1986

Il 21 febbraio del 1432 la regina Giovanna II confermò a Odoardo Colonna il Ducato di Marsi & Albe e Celano con una quantità di terre nell'Apruzzi Citrae e Ultra. Sotto il nome di Contea di Celano fu compresa anche la contea di Albe, poichè si legge nel diploma che il ducato e la contea formavano 44 terre e castelli dei quali si menzionarono soltanto: Albe, Avezzano, Capistrello, Castelnuovo della valle, Celano, Civitella, Luco, Sant'Anatolia e Trasacco. Ora Albe, Avezzano, Civitella, Luco, Sant'Anatolia e Trasacco facevano parte della Contea di Albe (29).

Nel 1436 la contea di Alba passò sotto il dominio di Giacomo Caldora che morì il 25 novembre del 1439 e gli successe il figlio Antonio il quale la tenne fino al 1441, anno in cui ne fu spogliato da Giovanni Orsini (30). Fra il 1435 e il 1441 ci furono delle grandi lotte per la successione al regno di Napoli fra Renato d'Angiò ed Alfonso V d'Aragona (1385-1458). Nel 1441, dopo la lunga contesa, Alfonso d'Aragona detto il magnanimo, figlio adottivo della regina Giovanna II, morta nel 1435, divenne re di Napoli e, nonostante che l'Orsini fosse stato a lui nemico, il primo agosto del 1442 gli confermò tutti i suoi domini fra cui le contee di Alba e di Tagliacozzo, la baronia di Corbaro e la terra di Paterno (31).

Il 2 luglio del 1443 il papa Eugenio IV elenca i redditi delle chiese sottostanti ai monaci benedettini di San Paolo di Roma e tra le altre nomina la chiesa di S. Leonardi supra in Cartora in diocesi Reatina (32).

Nel 1445 fu imposta a tutti i feudatari una tassa sulle terre demaniali che essi possedevano nel regno di Napoli. In quel tempo gli Orsini possedevano nelle nostre contee i seguenti territori: "Auricola, Rocca de Bucchi, Collefecato, Castrum Mainardi, Teraco, Spidinum, Tagliacotium, Circum Collum, Petra de Venula, Cappadocium, Rocca de Cerro, Alto, Sancta Maria, Castrum Vetus, Scanzanum, Sanctus Donatus, Podium Filippi, Castellum Paleaiae, Maranum, Scolcura, Collis de Luppa, Colle, Barrochia, Piccetum, Albae, Cappella, Tarascum, Patuvium, Corvara, cum Magliano, Sancta Natolia, Succem, Avezzanum, Canistrum, La Meta, Civitas Antoia, Civitella, Castrum Caroli, Castrum de Flumine, Cose, Rocca de Supra, Girgutum, Rocca Randisiu, Podum Sancti Ioannis, Radicaria, Turris de Taglia, Capradosso" (33).

2002 - Fontanile quattrocentesco

S.Anatolia Fontanile in pietra quattrocentesco

Il 24 luglio del 1449 Matteo Foschi, vescovo di Rieti, ordinò Angelo Cola clerico della chiesa di Sant'Anatolia del castro omonimo (34).

Nel 1456 morì Giovanni Antonio Orsini senza eredi e le contee tornarono per tre anni al regio demanio; in questo intervallo i popoli non obbedivano al feudatario ma erano direttamente sottomessi al comando del Re (35). Nel 1458 morì Alfonso e gli successe nel regno di Napoli Ferdinando I d'Aragona (1431-1494). Nel 1464 il re Ferdinando confermò ai due fratelli Roberto e Napoleone Orsini le contee di Albe e Tagliacozzo, la Baronia di Corvaro e la terra di Paterno (36).

Il 19 marzo del 1465 Leonardo de Pontremulo, abate del monastero di San Paolo di Roma, conferì la chiesa di S.Leonardo de Monte Ulmo in Carturio, in diocesi reatina, a Mariano, monaco romano di San Paolo (37).

Nel 1467-1468 i fratelli Francesco e Battista Pagani, che per qualche motivo ne dovevano essere divenuti proprietari, fecero atto di rinuncia a favore degli Orsini dei castelli di Corbario, Curcumello, Poggio Filippo, Pagliara e Fiume siti nella contea di Albe e Tagliacozzo (38).

Alla morte di Roberto e Napoleone Orsini, rispettivamente nel 1470 e nel 1480, il re Ferdinando ne riprese il possesso e cedette quella di Albe a Prospero Colonna in cambio di 20.000 ducati. La contea di Tagliacozzo fu ereditata da Virginio figlio di Napoleone il quale, poichè quella di Albe era stata ceduta al Colonna, si inquietò moltissimo tanto da giungere a schierarsi apertamente contro il re Ferdinando. Per questo motivo fu dichiarato ribelle e gli furono confiscati tutti i feudi. Fra le due potentissime famiglie si accese un odio furibondo che portò a sanguinose battaglie per fermare le quali dovette intervenire il pontefice e lo stesso re che mediarono restituendo nel 1484 la contea d'Albe all'Orsini (39).

Il 1 agosto del 1484 Francesca, moglie di Gentile Virginio Orsini conte di Albe e Tagliacozzo, e Giovan Giordano suo figlio, procuratori di Gentile, giurano fedeltà a Ferdinando re di Sicilia. Nell'atto registrato dal notaio Petrus Pasqualis de Otre de Aquila è riportato anche il giuramento prestato dai sindaci e massari di Avezzano, Magliano, Rosciolo, S. Anatolia, Luco, Canistro, Civita d'Antino e Corbaro. Giurarono fedeltà per la nostra terra Pasqualis Jannitelle et Amicus Sconchiali de Sancta Anatholia, massarii, sindici et procuratores universitatis et hominum eiusdem terre Sanctae Anatolie (40).

Nel 1485 la contea di Albe si ribellò all'Orsini alzando l'arma Colonnese e, il 5 gennaio 1486, Fabrizio Colonna (1460-1520), con esclusione della rocca del Corvaro (41), ne riprese il possesso in nome della chiesa. Contro di lui marciò Virginio Orsini il quale, appoggiato dal duca di Calabria Alfonso, riprese il possesso della contea (42). Nel 1494 a Ferdinando successe nel regno di Napoli il figlio Alfonso II d'Aragona (1448-1495) ed a lui nel 1495 successe Ferdinando II (1467-1496) detto il cattolico. Fra le famiglie Orsini e Colonna l'odio si riaccese e, quando Carlo VIII di Francia nel 1494 scese in Italia e conquistò il regno di Napoli, a Virginio Orsini, dichiaratosi apertamente in suo favore, vennero riconfermate le due contee (43).

L'Aragonese in quel tempo fu costretto a fuggire dal regno ed a rifugiarsi in Sicilia. In seguito Fabrizio con altri colonnesi, a loro spese, assoldarono genti per la sua difesa. L'anno dopo (1495) Ferdinando, scacciato Carlo VIII, ritornò sul trono e, per ringraziarlo dei servizi resi, donò a Fabrizio Colonna fra l'altro le contee di Alba e Tagliacozzo (44). Ferdinando II non ebbe la possibilità di spedirgli il privilegio di tale donazione perchè prevenuto dalla morte (1496). Fu quindi il re Federico II (1451-1504), fratello di Ferdinando I e suo successore nel regno di Napoli, che, dopo aver dichiarato ribelle Virginio Orsini, condannandolo a morte, nel 1497 emise a favore di Fabrizio Colonna i due diplomi con i quali gli confermò la contea di Albe, di Tagliacozzo e la Baronia di Civitella Roveto. In quel tempo facevano parte delle suddette contee i seguenti castelli e villaggi: Taleacozzi, Alba, Cellanum, Criculae, Roccam de Brato, Perisi, Collis Intermontis, Rochiae de Cerro, Verrechiae, Capadotis, Petrellae, Paleanis, Castelli de Flumine, Curcumelli, Caesae, Scurculae, Pody, S. Donati, Scanzani, S. Mariae, Castelli Veteris, Marani, Terani, Tusely, Speriandidi, Corvary, Castelli Manandi, S. Anatoliae, Ricciolo, Magliani, Paterni, Avellani, Luci, Trasacchi, Caressi, Civite Dantinae e Cappellae (45).

Il Ducato di Tagliacozzo e la famiglia Colonna nel XVI secolo

Nel 1500 un morbo epidemico e contagioso, del quale s'ignora il nome, infierì per ogni dove senza risparmiare le nostre contrade; ribelle ad ogni rimedio mieteva centinaia di vittime e la cosa più terribile fu che i medici, il parroco e gli assistenti non potevano avvicinarsi senza il certo pericolo di contrarre la malattia. Per questo gli alimenti, i farmaci e gli stessi conforti religiosi si apprestavano agli infelici per mezzo di una canna per mantenere la distanza (46).

Nel 1501 il regno di Napoli venne conquistato dai francesi e nell'aprile del 1502 il re Luigi XII conferì a Giovanni Giordano Orsini la contea Tagliacozzo e Albe, e la baronia del Corbaro e tale conferimento venne riconfermato in un secondo diploma il 15 novembre dello stesso anno (47). Nel 1503 il regno di Napoli fu riconquistato dagli spagnoli e Ferdinando d'Aragona nel 1504 assunse il titolo di re di Napoli e di Sicilia e la contea tornò ai Colonna.

Nel 1506 Ferdinando d'Aragona confermò a Fabrizio Colonna le seguenti terre: Tucti queste terri legali insieme le tene lo signor Fabricio Colonna dal re Ferrando II et dal re Federico et confirmati dal signor duca de Terranova: Tagliacoczo, Albe, Celle, Auricula, Rocha de Bocte, Parete, Colle inter Monte, Rocha de Cerro, Verrichia, Colle, Cornaro, Capadoce, Pretella Secha, Paleara, Castello de lo Fiume, Curcumello, Cese, La Scurcula, Poyo Sinulfo, Sancto Donato, Scanczano, Poyo de Philippo, Sancta Maria, Castello Vecchio, Marano, Thorano, Latuschi, Spellino, Lo casale de Lentano, Castello Minardo, Sancta Anatholia, Rusciolo, Petra emola, Magliano, Paterno, Aveczano, Lugho, Trasaccho, Canistrello, Cappella, Tufo, Cività Andrana - d. 3083, t. 3, gr. 15 - Et tene de provisione llano sopra li pagamenti fiscali de dicte terre ducati sei milia correnti per li quali ha de tenere per servicio de la cattolica maiestá quarante homini d'arme armati d. 6000. Summa universale de dicte intrate: d. 9.083, t. 3, gr. 15. (48)

Francesco I, successore di Luigi XII re di Francia, tentò più volte di riconquistare il regno di Napoli che rivendicava di sua legittima appartenenza e nel 1516 emise un diploma in cui "sulla carta" riconfermava al suo fedele Giovanni Giordano Orsini la contea Tagliacozzo ed Albe e la baronia del Corbaro (49). Ma, purtroppo per loro, quella della riconquista era solamente una duplice illusione poichè il regno era ormai passato definitivamente agli spagnoli e il ducato di Albe e Tagliacozzo alla famiglia Colonna che lo tenne fino ai primi del 1800. Il 16 luglio del 1516 infatti Giovanna di Aragona e Carlo suo figlio, confermarono a Fabrizio Colonna i titoli di duca di Tagliacozzo e conte di Alba (50).

Fabrizio Colonna, gran contestabile del Regno di Napoli, poi comandante degli eserciti di Giulio II, primo duca di Tagliacozzo, morì in Aversa il 18 marzo del 1520. Egli aveva avuti dalla moglie Agnese di Montefeltro, figlia del duca d'Urbino, otto figli:  Vittoria (1490-1547), Ferdinando (+1518), Federico (1497-1516), Ascanio (1500-1557), Camillo, Marcello, Sciarra e Beatrice (ca. 1515).

Siccome Ferdinando e Federico, i due figli maggiori, morirono prima del padre, erede universale fu il terzo figlio Ascanio che ebbe in dote anche la contea di Alba e Tagliacozzo. Ascanio Colonna sposò Giovanna di Aragona, figlia del duca di Montalto (1500-1577), e fu duca di Tagliacozzo, dei Marsi e di Paliano e Gran Contestabile del Regno di Napoli. Egli, uomo d'arma, partecipò al sacco di Roma costringendo Clemente VII a rifugiarsi a Castel S. Angelo. Nel 1552 scrisse il proprio testamento nel quale diseredò il figlio Marcantonio per ribellione. Nel testamento dispose 50 mila ducati in dote alla figlia Vittoria sposa a Garsia di Toledo. Concesse i possedimenti in Abruzzo alle figlie Girolama (Scurcola, Cese, Poggio Filippo, Corcumello) e Agnesina (Corvaro e il mulino di Terra Mora, Magliano, Spedino e Latusco). Nominò erede universale la Santa Sede (51). Morì il 24 marzo del 1557.

Marcantonio Colonna e la moglie Donna Felice Orsina

Marcantonio, nato a Lanuvio nel 1535, riuscì a tornare in possesso dei domini colonnesi solo dopo circa un decennio nel 1562, anche grazie all'appoggio di papa Pio IV, dovendo però vendere alcuni feudi tra cui Nemi, Ardea e Civita Lavinia per risanare il dissesto finanziario lasciato da Ascanio (52). Principe di Paliano e duca di Tagliacozzo, sposò Felice Orsina della casa dei duchi di Bracciano, fu capitano generale dal 1570 della flotta pontificia contro i Turchi ed ebbe massima parte nell'impresa e nella vittoria di Lepanto del 1571. Nel 1577 fu nominato da Filippo II vicerè di Sicilia. Recatosi in Spagna dietro invito vi morì forse avvelenato il 2 agosto del 1584. Prima di morire Marcantonio aveva stipulato un contratto di vendita, a favore di Geronimo de Carluccio di Magliano, di una rendita di 480 ducati annui sui feudi di Magliano, Rosciolo e Sant'Anatolia. Nel 1589, qualche anno dopo la sua morte, la moglie Felice Orsina ottenne da Juan de Zunica, viceré di Napoli, l'assenso regio su tale contratto (53). A Marcantonio successe, nei numerosi feudi, il nipote Marcantonio II (1575-1595), figlio del primogenito Fabrizio (1557-1580) e di Anna Borromeo, che morì il 1 novembre 1595. Nel 1595 il ducato andò in eredità al figlio neonato Marcantonio III (1595-1611), il quale morì a soli 16 anni, promesso sposo di Eleonora Gonzaga. Non avendo eredi diretti, gli successe lo zio Filippo (1578-1639), figlio di Fabrizio II, il quale ereditò dal nipote il titolo di principe di Paliano e duca di Tagliacozzo.

 

Nel 1586 lo scrittore Scipione Mazzella, nella sua opera intitolata "Descrittione del Regno di Napoli" (54), fece l'elenco della popolazione del regno. Sant'Anatolia si trovava nell'Abruzzo Ultra, cioè oltre il fiume Pescara, l'attuale fiume Aterno. In quel tempo il regno veniva visto al contrario, rispetto a come oggi generalmente viene percepito. Veniva guardato da sud verso nord e l'Abruzzo ulteriore o ultra, visto dalle due capitali Palermo e Napoli, si trovava oltre il fiume Pescara, luogo remoto, posto ai confini settentrionali del regno. Quella che segue è la popolazione, estratta dal libro, dei paesi dei dintorni di Sant'Anatolia nel 1561:

NUMERATIONE DEI FUOCHI NEL CENSIMENTO DEL 1561 Fuochi
riportati
Abitanti
calcolati
Colle Fecato (Contado di Mareri e baronia di Collalto) 99 535
Castello Minardo (Contado di Mareri e baronia di Collalto) 85 459
Poio di valle (Contado di Mareri e baronia di Collalto) 26 140
Corvaro (Contado di Alba e Tagliacozzo) 164 886
Latusco (Contado di Alba e Tagliacozzo) 22 119
Magliano (Contado di Alba e Tagliacozzo) 301 1625
Marano (Contado di Alba e Tagliacozzo) 59 319
Risciolo (Contado di Alba e Tagliacozzo) 147 794
Spendino (Contado di Alba e Tagliacozzo) 29 157
Santa Natoglia (Contado di Alba e Tagliacozzo) 137 740
Torano (Contado di Alba e Tagliacozzo) 109 589

Per calcolare il numero reale degli abitanti bisogna considerare che ogni "fuoco", ossia ogni "nucleo familiare", poteva essere composto, oltre che dal capofamiglia, con moglie e figli, anche dai genitori e nonni più anziani, dalle sorelle e zie nubili, dai fratelli disabili, dai preti, ecc. Nel resoconto della "Visita Pastorale" del 1570 il vescovo Marco Antonio Amulio ci informa che le famiglia di Sant'Anatolia erano 130, di cui 15 residenti a Cartore, per un totale di 700 residenti. Per dedurre quindi il numero degli abitanti delle altre terre (terza colonna della tabella) abbiamo moltiplicato i fuochi, cioè le famiglie, per 5,4 che è la media degli individui per famiglia di Sant'Anatolia.

I castelli di Corvaro, Collefegato, Poggiovalle, Castelmenardo e Torano fra il XV e il XVI secolo

Verso il 1393 il Regno era passato sotto il dominio di Ladislao figlio di Carlo di Durazzo che costituì verso l'anno 1400 la Contea del Corvaro che comprendeva i castelli di Corvaro, di Collefegato, di Poggiovalle, di Castelmenardo, di parte del castello di Monte Odorisio, delle ville di Castiglione e di Valle Maleto e di altri feudi nella provincia dell'Aquila.

Il primo feudatario investito di tale contea fu Bonomo di Poppleto, forse fratello di Antoniuccio di Giunta, a cui successe il figlio Piero. Nel 1428 il pontefice Martino V fece una Bolla a Battista di Romandia di poter impiegare in utilità e comodo de' pupili eredi del fu Bonomo Conti di Poppleto 800 fiorini d'oro in soddisfazione di parte del prezzo di Castel Manardo e Mileto, venduti a detti pupilli da Antonio Colonna (55). Questo ebbe due figli: Gionata e Paola. Gionata morì senza prole e Paola divenne quindi contessa del Corvaro e ne ebbe l'investitura dalla regina Giovanna II nel 1434. Paola di Poppleto sposò Francesco Mareri, appartenente ad una potentissima famiglia del Cicolano, il quale, nominato a sua volta conte del Corvaro, ebbe da lei tre figli Filippo, Giovanni e Giulio (56).

La rocca del Corvaro

Francesco Mareri, da Ferdinando I, con conferma poi di Federico III d'Aragona, ottenne il privilegio di poter disporre ad arbitrio dei suoi feudi fra i suoi discendenti. Giovanni, il secondogenito, venne riconosciuto dal padre il più abile fra i suoi fratelli e, dopo il suo matrimonio avvenuto nel 1500 con la contessa Laura Cantelmi, gli furono riconosciuti in eredità la metà dei castelli di Collefegato e Poggiovalle ed altri beni. L'altra metà dei castelli di Collefegato e Poggiovalle fu ereditata, il 4 dicembre del 1486, da Giulio Orsini figlio di Orso e confermata da re Ferdinando I d'Aragona (57). Alla morte di Giovanni i suoi feudi passarono al figlio Francesco e alla morte di Giulio i suoi passarono al fratello Franciotto.

Il 14 settembre 1520 il pubblico notaio Iacobus Urselli de Civitate Ducali registra la quietanza di Bonomo di Popleto dell'Aquila a favore di Sergiacomo di Nicola, come rappresentante di Giacomo Orsini, conte di Tagliacozzo e d'Alba, per la vendita fatta dei castelli di Turano e Spedino al sopradetto Orsini, vendita conclusa col patto di non molestarlo mai, e nel caso contrario si sottopone alla multa di 1000 oncie d'oro. Atto fatto nel castello di Corbaro. Giacomo Orselli di Civitaducale notaio. Forse, essendo sia Bonomo che Giacomo morti nella prima metà del 1400, la quietanza venne riproposta in quanto i discendenti di Giacomo Orsini ancora pretendevano il possesso di quelle terre (58).

Nel 1527, durante la guerra fra Francesco I re di Francia e l'imperatore Carlo V, Renzo di Ceri, a capo dell'esercito pontificio, invase l'Abruzzo e si impadronì di Tagliacozzo e di altri luoghi. Francesco e Franciotto combatterono sotto le bandiere di Carlo V ma, durante una delle battaglie contro Renzo, Franciotto rimase ucciso (59). I suoi beni furono ceduti dal vicerè di Napoli a Francesco ma questa donazione non fu valida poichè, non essendo stato avvertito l'imperatore, questi li aveva già donati a Giovan Giorgio Cesarini. Francesco rimase quindi con la metà dei feudi che già possedeva e l'imperatore, per scusarsi dello sgarbo, gli assegnò, quale ricompensa ai servigi resi, la somma di trecento ducati annui con la facoltà di prelevarli sui pagamenti fiscali del regno (60). Questi decise di prelevarli su quelli delle sue terre di Collefegato e Poggiovalle e su altre terre di Raiano e di Pentarsia. Da Francesco, morto verso l'anno 1573, i feudi passarono al figlio Giovanni Antonio che ne fu investito ufficialmente l'anno 1584. L'ultimo dei Mareri, possessore di tale contea, fu Cesare che nel 1669 venne nominato, nella situazione fiscale del regno, come feudatario dell'Adoe di Collefegato e della metà di Poggiovalle (61).

Giovan Giorgio Cesarini figlio di Gabriele, gonfaloniere del popolo romano, nel 1530 era divenuto proprietario dell'altra metà dei feudi di Collefegato e Poggiovalle. Nel 1533 essi furono ereditati dal figlio Giuliano, procreato da Marzia di Guido Sforza, che in seguito, nel 1560 comprò da Lodovico Savelli la terra di Castelmenardo. La famiglia Savelli era stata investita del feudo di Castelmenardo nel 1507 quando il re Ferdinando V re aveva dato l'assenzo alla donazione del castello da Fabrizio Colonna ad Antimo Savelli (62). Verso il 1520 l'imperatore Carlo V confermò il feudo a Lodovico Savelli per importanti servigi a lui resi. Da Giuliano Cesarini e dalla moglie Giulia Colonna, nacque Gian Giorgio che nel 1565 ereditò i beni. Gian Giorgio sposò Clarice Farnese da cui ebbe un figlio di nome Giuliano che ereditò i beni nel 1585; Giuliano sposò Livia di Virginio Orsini duca di S. Gemini, da cui ebbe cinque figli: Alessandro, Ferdinando, Giangiorgio, Pietro e Virginio. Giuliano morì a Roma il 14 gennaio del 1613 (63).

Nel 1520 Fabrizio Colonna aveva concesso, per importanti servizi resi, a Pietro Caffarelli, cavaliere romano, il feudo di Torano (64). Nel 1533 (65) e nel 1585 era signore dello stesso Ascanio Caffarelli, nel 1610 Giovan Pietro Caffarelli e nel 1669 Gaspare Caffarelli. Ma il feudo di Torano, la famiglia Caffarelli lo possedeva solo in parte, poichè nel 1533 Ferdinando Rota era possessore dei feudi di Torano, Marano, Rosciolo e Pizzicorno. Nel 1546 era signore degli indicati castelli Antonio Rota che ebbe vari figli e di essi gli successe Ferdinando che morì senza aver lasciato prole. Gli successe il fratello Alfonso che morì nel 1565 anch'esso senza aver lasciato prole e gli successe l'altro fratello Bernardino cavaliere di S. Giacomo che morì nel 1575 (66).

L'8 febbraio 1530 i notai Dominicus de Fabris de Canemorto e Iohannes de Bartholinis de Vallecupula publ. not. (copia) registrano che: Salvatore Buzzi da Vicovaro, diocesi di Tivoli, di propria spontanea volontà vende in perpetuo ad Antonio "dello Corbario ad presens Baricello" dei signori don Francesco e donna Girolama Orsini d'Aragona, un pezzo di terra vignato, con alberi fruttiferi ed infruttiferi nel territorio di Vicovaro (67).

Note

  1. Lugini "Memorie" - pag. 165 - Giustiniani Lorenzo "Dizionario geaografico-ragionato del Regno di Napoli" 1797, pag.CXIX - Link - Con documento
  2. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.04,025 - Numero  Catena: 1524 - Regesto De Cupis - Vedi Appendice IV Cronologia - 1270: Testamento di Risabella signora di Tagliacozzo e di Marano
  3. Lugini "Memorie" - pag. 163 - 164
  4. I registri della Cancelleria angioina - Volume 43 - Pagina 9 - (Reg. 1292 E, f. 230 t.). Fonti: ut supra; M. Camera, Annali cit., voi. II, p.28 - Link
  5. L.A.Antinori - Corografia - 1293 - Link
  6. Il documento nel 1638 e nel 1723 si trovava nell'Archivio della Diocesi di Rieti - Armadio VII - Fascicolo G - n. 1 - Va verificata la sua attuale esistenza - Link
  7. Lugini "Memorie" - pag. 168-169-170
  8. Corsignani "Reggia Marsicana" pag.280: Rubertus Ursinus miles Taleacotii, et Albae Comes, armorum Capitaneus in honorem S. Ioannis Baptistae fieri fecit: anno M. CCC. VI. Septembris. VIII. Indict.
  9. Archivio del Monastero di Santa Scolastica a Subiaco - Copia autentica, 1332 marzo 14, « apud burgum Collisficcati », LVI, 174B. Orig., LIV, 174 - Link
  10. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.04,025 - Numero  Catena: 1524 - Regesto De Cupis - Vedi anche: Appendice IV - Cronologia - anno 1337
  11. Lugini "Memorie" - pag. 179 - da Cirillo "Annali Aquilani" lib.3 - da Buccio Rainaldi "Cose dell'Aquila" stanza 592
  12. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.05,035 - Numero Catena: 1555 - Regesto Pressutti - Vedi anche: Appendice IV - Cronologia - anno 1360
  13. Lugini "Memorie" - pag. 284-185-186 - da Ciarlanti "Memorie del Sannio" lib.IV, cap.25, p.401 - da da Matilde Oddo Bonafede "Storia popolare della città dell'Aquila degli Abruzzi" cap.XIII, pag.113,114, Lanciano 1889.
  14. Lugini "Memorie"
  15. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.22,023 - Numero  Catena: 1978 - Regesto De Cupis - Vedi anche: Appendice IV - Cronologia - anno 1382
  16. Corsignani "Reggia Marsicana" Tomo 1 - pag.151 : Johanna Ducissa Duratii Albae e Gravinae Comitissa Regni Albaniae et honoris Montis Sancti Angeli Domina ... - Febonio "Hist. Mars." pag.134
  17. Trifone Basilio "Le carte del monastero di San Paolo di Roma dal secolo XI al XV " (Arch. R. Soc. Romana di Storia Patria 1909) vol. 32 pag. 37 doc. XLV - Link
  18. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.09,041 - Numero Catena: 219 - Regesto Pressutti - Link1 - Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.09,040 - Numero Catena: 1633 - Regesto Pressutti - Link2
  19. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.09,052 - Numero Catena: 224 - Regesto De Cupis - Vedi anche: Appendice IV - Cronologia - anno 1395
  20. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.09,041 - Numero Catena: 219 - Regesto Pressutti - Vedi anche: Appendice IV - Cronologia - anno 1394 - Link1
  21. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.10,022 - Numero Catena: 236 - Regesto De Cupis - Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.10,027 - Numero Catena: 1653 - Regesto De Cupis - Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.10,025 - Numero Catena: 237 - Regesto De Cupis - Vedi anche: Appendice IV - Cronologia - anno 1400
  22. Trifone Basilio "Le carte del monastero di San Paolo di Roma dal secolo XI al XV " (Arch. R. Soc. Romana di Storia Patria 1909) vol. 32 pag. 61 doc. XLV - Link
  23. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.11,056 - Numero Catena: 294 - Regesto De Cupis - Link
  24. Archivio di Napoli Fascicoli Angioini pag.476 fol.58 Fasc.74 - Lugini "Memorie" - pag.192-193 e pag.243 - Link
  25. Lugini "Memorie" - pag.243 - da Coppi "Memorie Colonnesi" 1 c.40: documento del 5 luglio 1424 in cui viene ricordato Antonio Colonna conte di Albe.
  26. La Regina Giovanna IIa nel 1423 conferma ad Odoardo Colonna, dopo la morte del padre Lorenzo, l'investitura di tutte le terre a lui appartenute - Link
  27. Trifone Basilio "Le carte del monastero di San Paolo di Roma dal secolo XI al XV " (Arch. R. Soc. Romana di Storia Patria 1909) vol. 32 pag. 44-45 doc. LXXI - Link
  28. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.13,031 - Numero Catena: 343 - Regesto De Cupis - Link
  29. Brogi Tommaso "La Marsica" pag. 263 - Tutini Camillo "Discorsi de' sette offici ovvero..." pag. 167 - Biblioteca del Monastero di S. Scolastica di Subiaco - Archivio Colonna - Serie III BB - Busta 35 - Documento 29 - Link
  30. Lugini "Memorie" - pag.243: Giacomo Caldora ... ebbe l'investitura nell'anno anzidetto [1436] con diploma della regina Isabella, quale vicaria di Renato suo marito - da Tommaso Brogi "La Marsica" c.IX pag.265,282,283 - Antinori "Raccolta di memorie storiche" t.III c.2 p.25
  31. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.15,038/A - Numero Catena: 1793 - Regesto De Cupis - Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.15,038/B - Numero Catena: 1794 - Regesto De Cupis - Vedi anche: Appendice IV - Cronologia - anno 1442 - Link
  32. Trifone Basilio "Le carte del monastero di San Paolo di Roma dal secolo XI al XV " (Arch. R. Soc. Romana di Storia Patria 1909) vol. 32 pag. 61 doc. XLV - Link
  33. All'incoronazione del Re Alfonso viene imposta una nuova tassa - colletta e vengono in questo modo riconfermati tutti i Baroni con le terre a loro appartenute: Vedi Appendice IV - Cronologia - anno 1445 - Lugini "Memorie" - pag.244 - Arch. Vecchio di Napoli quint. I - Aloi "Dissertaz. Stor. sulla Badia Vittoria" pag.10 - Brogi Tommaso "La Marsica" pag.284-285 - Corsignani P. A. "Reggia Marsicana" Tomo I pag. 307 - Link
  34. Il documento nel 1638 e nel 1723 si trovava nell'Archivio della Diocesi di Rieti - Armadio VII - Fascicolo D - n. 5 - Documento non ancora visionato - Link
  35. Gattinara Giuseppe "Storia di Tagliacozzo"
  36. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.17,072 - Numero Catena: 2305 - Regesto De Cupis - Link
  37. Trifone Basilio "Le carte del monastero di San Paolo di Roma dal secolo XI al XV " (Arch. R. Soc. Romana di Storia Patria 1909) vol. 32 pag. 79 doc. CCIII - Link
  38. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.18,010 - Numero Catena: 2306 - Regesto De Cupis - Link - Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.18,016 - Numero Catena: 1872 - Regesto De Cupis - Link - Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.18,020 - Numero Catena: 1873 - Regesto De Cupis  - Link
  39. Lugini "Memorie" - pag.245 - da G. Albino "De Gest. Reg. Neap." pag.279
  40. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.19,026 - Numero Catena: 1894 - Regesto De Cupis - Link - Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.19,025 - Numero Catena: 1893 - Regesto De Cupis - Link
  41. Lugini "Memorie" - pag.208-9 - da G. Albino "De gest. Reg. Napol." p.89-90 - Infessura "Diar. di Roma" presso Muratori "Rer. Ital. Script." t.XXIII, c.1202
  42. Lugini "Memorie" - pag.212 - da G. Albino "De gest.reg. Napol." p.334-5
  43. Lugini "Memorie" - pag.245 - da F. Sansovino "Hist. di casa Orsina" lib. 9 pag.119
  44. Tutini Camillo "Discorsi de' sette offic." pag.182 - Lugini Domenico "Memorie" a pag. 245 da una sua versione dell'accaduto completamente divergente e la trae da Coppi "Memorie Colonnesi" pag.107, 109 e da Contelori "Archivio Colonnese" pag.232.
  45. Il Re Federico II investe Fabrizio Colonna della contea di Albe e Tagliacozzo: Vedi Appendice IV - Cronologia - anno 1497 - [Lugini "Memorie" - pag. 306 - Tommaso Brogi "La Marsica" - pag. 317] - Link
  46. Gattinara Giuseppe "Storia di Tagliacozzo" 1894 - pag. 94
  47. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.20,016 - Numero Catena: 657 - Regesto De Cupis - Link - Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.20,017 - Numero Catena: 1917 - Regesto De Cupis - Link
  48. Documentacion napolitana en Zaragoza relativa a la devolucion de tierras confiscadas a napolitanos agevinos pactada en el tratado de Blois (20-10-1505) di Ángel Canellas López - Zaragoza 1982 - 1506 - Lista delli baruni rebelli, de le terre che tenevano et - per quanto se e possuto bavere informacione - de le intrate et renditi de dicte terre spectanti al barone, et in potere de chi se trovano de presente "Tucti queste terri legali insieme le tene lo signor Fabricio Colonna dal re Ferrando II et dal re Federico et confirmati dal signor duca de Terranova: Tagliacoczo, Albe, Celle, Auricula, Rocha de Bocte, Parete, Colle inter Monte, Rocha de Cerro, Verrichia, Colle, Cornaro, Capadoce, Pretella Secha, Paleara, Castello de lo Fiume, Curcumello, Cese, La Scurcula, Poyo Sinulfo, Sancto Donato, Scanczano, Poyo de Philippo, Sancta Maria, Castello Vecchio, Marano, Thorano, Latuschi, Spellino, Lo casale de Lentano, Castello Minardo, Sancta Anatholia, Rusciolo, Petra emola, Magliano, Paterno, Aveczano, Lugho, Trasaccho, Canistrello, Cappella, Tufo, Cività Andrana - d. 3083, t. 3, gr. 15 - Et tene de provisione llano sopra li pagamenti fiscali de dicte terre ducati sei milia correnti per li quali ha de tenere per servicio de la cattolica maiestá quarante homini d'arme armati d. 6000. Summa universale de dicte intrate: d. 9.083, t. 3, gr. 15. "
  49. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.21,032 - Numero Catena: 1950 - Regesto De Cupis - Link
  50. Biblioteca del Monastero di S. Scolastica di Subiaco - Archivio Colonna - Serie III BB - Busta 35 - Documento 43 - Link - Nell'archivio Colonna vi è un altro documento del 1611, che è un'attestazione dell'esistenza del privilegio, che indica come data dell'atto il 15 giugno 1516 invece del 16 luglio, ma ciò cambia di poco il verso della storia - Archivio Colonna - Serie III BB - Busta 41 - Pergamena 7 - Link
  51. Biblioteca del Monastero di S. Scolastica di Subiaco - Archivio Colonna - Serie III BB - Busta 55 - numero 33 - Link
  52. Wikipedia alla voce Marcantonio Colonna
  53. Biblioteca del Monastero di S. Scolastica di Subiaco - Archivio Colonna - Serie III BB - Busta 50 - Documento 44 - Link
  54. Scipione Mazzella - Descrittione del Regno di Napoli - Napoli, 1586 - pag.157 e segg. - Link - Nel 1601 lo stesso autore  pubblicherà una seconda edizione della "Descrittione del Regno di Napoli" dove riporterà la stessa numerazione dei fuochi del 1561 - Link
  55. E. Celani "Le pergamene dell'archivio Sforza-Cesarini", in "Archivio della Società Romana di Storia Patria", vol. XV del 1892, pag. 237 - Link
  56. Lugini "Memorie" - pag.202 - 204
  57. La Nobilità del regno delle due Sicilie, Volume 1, Edizione 1, pag.478 - Link
  58. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.21,061 - Numero Catena: 709 - Regesto De Cupis - Vedi anche: Appendice IV - Cronologia - anno 1520
  59. Lugini "Memorie" - pag.223
  60. Lugini "Memorie" - pag.224 - 225, doc. cess.ne da Franciotto a Francesco a pag.434-437 - da De Lellis p.220 e da doc. vari del Regno (arch. dell'Aquila e di Napoli).
  61. Lugini "Memorie" - pag.225 - 228
  62. Biblioteca del Monastero di S. Scolastica di Subiaco - Archivio Colonna - Serie III BB - Busta 50 - Documento 49
  63. Lugini "Memorie" - pag.228 - 229 - da G. Tascagnota Nuova sit.ne di Napoli p.375
  64. Biblioteca del Monastero di S. Scolastica di Subiaco - Archivio Colonna - Serie III BB - Busta 38 - fascicolo 11 - Pergamena - Link
  65. Biblioteca del Monastero di S. Scolastica di Subiaco - Archivio Colonna - Serie III BB - Busta 50 - numero 18 - Link
  66. Lugini "Memorie" - pag.233 - 234
  67. Archivio Storico Capitolino - Pergamena - Segnatura: II.A.22,054 - Numero Catena: 746 - Regesto De Cupis - Link